Il Dott. Paolo Salvatore (Biografia e scritti)

Sul Periodico VICUM del mese di Dicembre 1984, l’Ing. Vincenzo Salvatore, nipote dell’illustre medico, ne scrisse un’ accurata biografia. Leggiamola insieme:

“Paolo Salvatore, valoroso medico-chirurgo ed appassionato cultore di storia paesana, nacque a Carife (AV) il 23 luglio 1869 da Angelo Raffaele e da Emanuela Manzi, ultimo di una numerosa nidiata di figli. Appartiene a famiglia che figura nei Registri Parrocchiali dei Defunti fin dal 1607 (quelli delle nascite e dei matrimoni vennero istituiti solo nel 1615), di modo che l’origine di essa risale, quanto meno, alla seconda metà del secolo precedente. Fin dalla prima fanciullezza dimostrò di avere particolare inclinazione per l’arte di Esculapio. Viene ancora ricordato il gustoso episodio di quando, poco più che decenne, mentre a dorso di mulo si avviava verso la lontana stazione ferroviaria di Ariano Irpino per raggiungere Gravina di Puglia, ove lo zio paterno Mons. Vescovo Vincenzo era titolare di quella antica sede Episcopale, ad una conoscente che gli chiedeva ove mai fosse diretto, rispondeva pronto nel rude accento paesano: “vac’ à fà lu mierico”.

Il Dott. Paolo Salvatore
Il Dott. Paolo Salvatore

Anche negli studi classici, particolarmente difficili e rigorosi in quel tempo, dette ampia prova di acume e di intelligenza tanto che già in quarta ginnasiale componeva versi in latino di pregevole fattura. Conseguita, con brillante esito, la licenza liceale poté iscriversi alla tanto desiderata facoltà di Medicina e Chirugia di Napoli e conseguì alla fine del sesto anno la laurea con eccellente votazione ed il plauso della commissione esaminatrice. Appena laureato partecipò ad un difficilissimo affollato concorso a quattro posti di tenente medico nella Marina Militare riuscendo vincitore. Venne quindi imbarcato su diverse navi (“Governolo”, “Monzambano” ed altre) e partecipò a numerose crociere ed anche ad operazioni belliche sia nelle ex Colonie Italiane dell’Eritrea e della Somalia che nell’isola di Creta. Nel 1899, dopo la morte dello zio Vescovo si dimise dalla Marina  per poter accudire agli interessi familiari. Nel 1900 sposò la gentildonna Francesca Gargani, appartenente ad antica e stimata famiglia di Morra de Sanctis, dalla quale ebbe tre figli tuttora viventi (1). Nel periodo successivo si dedicò anche alla cosa pubblica iniziando il rimboschimento delle colline sovrastanti Carife ed avviando a soluzione il problema dell’acqua potabile che venne captata, sia pure in quantità esigua, ed addotta alle “Fontanelle” che funziona tuttora all’ingresso del paese. Nel 1906, per assicurare il miglior avvenire della famiglia, partecipò al concorso di primario dell’Ospedale Civile di Acquapendente (Viterbo) ed ivi profuse le sue doti di valente clinico ed abile chirurgo tanto che fino a pochi anni or sono veniva ancora ricordato dai vecchi di quella cittadina.
Non durò a lungo la sua permanenza ivi in quanto allo scoppio della guerra italoturca, venne richiamato nel 1911 ed assegnato all’Ospedale Militare della Marina di Napoli. Successivamente, all’inizio del primo conflitto mondiale venne trasferito, in qualità di primo capitano, all’Ospedale militare della Marina di Venezia, ove pure si distinse per capacità professionale, zelo ed abnegazione. Congedato poi definitivamente nel 1919 ritornò a Carife ove svolse con grande prestigio la sua attività professionale ricoprendo anche per molti anni il delicato incarico di “Giudice Conciliatore”, che assolse con unanime soddisfazione per le sue doti di esperto di diritto, di equità e di moderazione. L’immatura scomparsa nel 1925 della sua diletta adorata consorte aprì una ferita, mai rimarginata, lenita solo con gli anni dal successo dei figli negli studi e nella vita. Cessata praticamente l’attività professionale negli anni ’50 a causa dell’età poté dedicarsi a tempo pieno ai suoi studi preferiti: la storia e le cronache del suo amatissimo borgo natio tanto che amava definirsi, con una punta di civetteria mista ad orgoglio, “CARIFENSIS PURUS”.
Furono di quegli anni gli studi e le ricerche sulla storia paesana che si tradussero nelle pregevoli pubblicazioni: “La via Appia attraverso l’Alta Irpinia” e “Appunti di storia di Carife”, i cui originali si trovano presso la Biblioteca Provinciale di Avellino (Seg.Pr.le – MISC. C. -inv. 934/935).
Interessantissima anche la “Raccolta di termini dialettali Carifani”, con relativo etimo. La pubblicazione, stampata nel 1954 in Avellino dalla tipografia Pergola, venne richiesta anche da diverse biblioteche sia italiane che straniere.
Recentemente, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Carife, il libello è stato ristampato.
Concluse la sua laboriosa e nobile esistenza in Carife, il borgo natio tanto amato, il 22 gennaio 1960 alla veneranda età di 90 anni compiuti.
Oggi un suo nipote, che porta il suo stesso nome, è Presidente del Consiglio di Stato ed è uno tra i Carifani, che hanno reso onore e tenuto alto il nome di Carife.
Eccone un breve profilo riportato in Internet nel sito de “IL GIORNALE. It”. in data 28 Ottobre 2007:

“Paolo Salvatore è stato nominato oggi nuovo presidente del Consiglio di Stato e succederà a Mario Egidio Schinaia, che lascia l’incarico per sopraggiunti limiti di età. Il nuovo presidente si è insediato ufficialmente ieri a Palazzo Spada. Consigliere di Stato dal 1971, presidente di sezione dal 1981 è stato presidente aggiunto del Consiglio di Stato dal gennaio 2007. Salvatore – nato il 5 luglio 1935 a Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino – si è laureato in giurisprudenza all’università di Roma. Nel 1967 è stato giudice alla Corte dei conti per poi passare l’anno successivo al Consiglio di Stato. Salvatore è stato anche funzionario della carriera prefettizia, distaccato presso la Corte costituzionale”.

In data 27 Aprile 2007, in qualità di Presidente aggiunto del Consiglio di Stato, fu a Sant’Angelo dei Lombardi, paese in cui nacque, ed il Comune gli conferì una medaglia d’oro ed una targa.
La manifestazione era stata promossa dal Tribunale e dalla locale Procura della Repubblica, oltre che, ovviamente, dall’Amministrazione Comunale.
Alla cerimonia presenziò anche, tra le molte Autorità, il Prof. Enzo Maria Marenghi, Direttore della Scuola di Specializzazione per le professioni legali dell’Università di Salerno. In quell’occasione il Dottor Paolo Salvatore tenne un’applaudita “Lectio Magistralis” sul tema: “La Legalità nell’amministrazione”.
La notizia è riportata in Internet nel sito www.irpinianews.it.
L’insediamento del Presidente del Consiglio di Stato avvenne il 14 Febbraio 2008, presente anche l’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi. In questa stessa occasione il Dottor Salvatore presentò l’annuale Relazione sull’attività della Giustizia amministrativa.
L’audio dell’intervento del nostro illustrissimo concittadino, me lo consentano Romani e Santangiolesi, è presente nel sito di Radio Radicale.it.
Il nonno, Dottor Paolo Salvatore, lassù ne sarà orgoglioso e noi crediamo che il nipote si consideri, come il nonno, un “Carifensis purus”.

ALCUNI APPUNTI DEL DOTT. PAOLO SALVATORE SU CARIFE

Il Dottor Paolo Salvatore (1865-1960), a proposito del nome del nostro paese, scrive nei suoi “APPUNTI DI STORIA DI CARIFE”:

“Un erudito paesano ne fa la derivazione dal semitico (Harp-hariph-harif-Carife-caligine); uno spirito acrimonioso ne fa la derivazione da car(ens) fide – carens fide –mancante di fede; uno spirito pio da carus fide (Caro per fede); uno spirito classicheggiante lo deriva dal greco e lo definisce bel paese. Uno studioso paesano più aderente alla realtà, poiché i primi abitatori, in mancanza di altro, si diedero alla fabbricazione di terracotte (caraffe, pignatte), che divenne poi quasi una industria paesana, opina questi primi pignatari diedero, ricavandolo da caraffa, il nome di Carife al loro paese”.

Poiché nel prosieguo dei suoi appunti il nostro illustrissimo concittadino (del quale parleremo più dettagliatamente più avanti) usa parlare di sé in terza persona, come del resto fa anche Caio Giulio Cesare nel suo Bellum Gallicum, possiamo ritenere che proprio lui si dell’avviso che il nome dato a Carife derivi da “Caraffa”, in dialetto “Carrafa”.
Continua il Nostro: “fra i registri della Parrocchia vi è conservato un solo foglio, probabilmente scritto verso i primi del 1800, perché registri e documenti non esistono più indietro del 1606, in cui è detta qualche cosa su Carife, ma senza portare o riferire documento alcuno. In esso sono dette delle cose assolutamente inverosimili, forse tramandate; così per esempio scrive: si crede il paese antichissimo abitato da selvaggi, ricoverati in grotte, poi edificato ed abitato dai Greci ed in ultimo riferendosi ad un passo di Tito Livio (Decade Libro VIII, capitolo 25) ove sono nominati Allife, Callife e Rufrio crede precisamente che Callife corrisponda a Carife, senza ricordare che Livio parla espressamente del Sannio e fin d’allora questo autore distingueva gl’Irpini propriamente detti dai Sanniti, come per esempio dice Trevicum del Sannio del Sannio nel paese degli Irpini. Ormai tenendo conto di quanto aggiungesi nelle note Carife non è assolutamente Callife. E a maggior conferma accenna che Carife era un forte inespugnabile ove i popoli Sanniti avevano una sicura ritirata contro i Romani. Però le cognizioni storiche delle guerre tra Sanniti e Romani, dei luoghi da questi conquistati ci convincono in senso contrario. E vediamo. Del 298 a.C. i Romani partendo dalla Lucania ( i lucani erano confederati dei sanniti), conquistarono tra l’altro Taurasium, Cisaura, nel 297 o 315 a.C. Murgantia(?), Romulea, Ferentino Tito Livio – Libro X Cap. XVII (Paese questo ultimo e località corrispondente secondo me al Goleto nei pressi di Sant’Angelo dei Lombardi); nel 293 conquistarono Aquilonia la attuale Lacedonia dove furono rotti i Sanniti accorsi in aiuto (De Sanctis – Storia Dei Romani) dai Consoli Romani
Papirio Cursore e Sp Calvilio; Nel 210 a.C. il Pretore Marco Valerio (Livio) riconquistò (1) Aletrium (Calitri), Trevicum, Taurasium, ricordato nell’epitaffio a Porta Latina (Roma) di Scipione Barbato che diede il suo nome ai campi Taurasini. Dopo ciò i Sanniti, costituiti in origine da tre tribù (Pentri, Caudini, Irpini), per ritirarsi da Romulea (Bisaccia) da Aquilonia, verso Benevento non potevano che seguire il percorso del formicoso, Monte forcoso, Frigento, Eclano, o al massimo quello seguito più tardi da Annibale passando per Conza (Compsa), la vallata dell’Ofanto, Lioni, Taurasi, Eclano. Comunque Carife si sarebbe trovata fuori itinerario. Quei pochi Sanniti che si potevano trovare a Trevicum (2) nel 210 a.C. anche se avessero potuto salvarsi dalla strage dei Romani avrebbero trovato scampo nelle campagne anzicchè nel minuscolo Oppidulum di Carife, che a quell’epoca Sannitica a dir così e prima ancora se era un Oppidulum o anche un Oppidum non poteva essere circondato da mura, di torri così notevoli, pensando che Eclano, per dirne una, molto più importante era cinta da mura di legno (Strabone), Carife poteva gareggiare con la Magna Urbs Roma. Infine l’Oppidum, bisogna ricordarlo, era solo il punto di riunione per gli affari e non era circondato in genere di mura. La maggior parte dei cittadini abitava nei borghi e nei villaggi vicatim per la coltivazione dei terreni. I romani dunque avrebbero facilmente peso ed occupato questo Carife.
Seguitando nelle sue affermazioni quasi come corollario, lo scrittore del manoscritto crede che Carife fosse circondato da quattro torri e due porte, una verso la parte alta del paese appellata attualmente e volgarmente Terra Vecchia (3) detta allora e tuttora Porta del Toro e l’altra detta Porta del Ponte verso la parte piana e il ponte si chiamava Ponte Sublicio (a somiglianza di quello romano?). Ma dove mai poteva sussistere questo fiume a ben considerare l’attuale topografia del paese? Che casomai non si sia trattato di un ponte lavatoio dinanzi alla porta?
Da quanto è stato scritto così fantasiosamente, poiché manca ogni traccia di antichità non ci sono elementi (4) per stabilire l’origine e l’antichità di questo nostro paese. Si può solo emettere una congettura, meno infondata delle altre, che dati dall’epoca dei Normanni. Così sfogliando un fascicolo di documenti e memorie legali, conservato nell’Archivio Abbadiale di Carife intentò cause ecclesiastiche durate fino al 1741 contro il Clero e il Vescovo di Vico (Trevico) per disconoscere a questi il diritto di nominare l’Abate di Carife e al primo il diritto di proporne la nomina che viceversa spettava all’università di Carife (Diritto di Patronato). Quando avvenne la pubblicazione della Bolla di Benedetto XIV in data 1° luglio 1741 la collegiata divenne autonoma e composta di 24 presbiteri e chierici, oltre 4 dignitari cioè Abate, Primicerio, Cantore, Tesoriere

ANNOTAZIONI

(1)

(a) ALIFE = L’odierna Piedimonte D’Alife.
CALLIFE = è un nome corrotto forse.
RUFRE = Rifrium, Rufrae, va cercato presso S. Felice a Rufro.
(Presenzano) 103° miglio della via Latina, ovvero, fra Fregelle (Lazio) e Teano (Campania). Dal       De Sanctis (Sic !). Storia dei Romani (Libro III°)
(b)ALIFE = Piedimonte D’Alife.
ALLIFE = Calvise
RUFRIUM La Costa Rufaria, sito ai confini del Sannio con la Campania. (Dal Pais: Storia                 Romana Antica).
(c) Rufre = Tra Venafro e Teano (dal Momsen)
(d) ALIFE = Piedimonte D’Alife.
CALLIFE = Calvise
RUFRIUM = Ruvo nel paese degli Irpini (Dal Baroni A.)
(e) RUFRIUM = Sulla sponda sinistra del Volturno nel luogo ora detto Castellone (Boiano                    Campobasso) a 4 miglia da Calvise a 8 da Alife (dal riassunto storico dell’Antico Sannio).
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(2)

Trivicum del Sannio nel paese degli Irpini, poi Vico poi ancora Trevico, poi Vico della Baronia e presentemente Trevico.
A tal proposito Strabone afferma che nei Sanniti più che città erano erano rifugi, castelli. Di tal che queste città dopo poche ore dall’assedio erano incendiate e distrutte, tanto più perché i loro tetti erano fatti di materiale facilmente infiammabile (Aquilonia, Livio X 44-1) ed erano cinte da mura di legno come Eclano (Strabone).
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(3) Si riportano due iscrizioni trovate in tenimento di Castel Baronia località Serra di Marco incastonate nella casa colonica del Dr. Paolo Salvatore
(a) SALVIUS L.L. AGATO
PATULACIA P. L. PHILEMATIo
ET
P. PATULACIO BASSO
(b) ALBANIO IV
(c) Una terza riportata in un dattiloscritto del Sig. Aristide Rossi non mi è riuscito di identificare e trovare in qualche sito, soltanto riportato nel libro di Iannacchino (Topografia Storica Dell’Irpinia). N. MODIUS N.F. PAULO ANNO XVIII M. ET T. EREXIT SEX(Tus) L.(ucius) PRIMAE MATRI.
Appartengono all’epoca della decadenza Romana sono lapidi sepolcrali che si erigevano lungo ogni via di transito. Appartengono a coloni della pertica di Eclano, ma non ci dicono nulla di Carife. Che siano state trasportate di la?
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(4)
GLORIOSAE CRUCIS TROPHAEUMS
MAXIMO TERRAEMOTU
QUI PRIDIE KAL. DEC. 1732 OPPIDUM HOC.
PAENE CIVIBUS EXAUSIT
ET CONQUASSATI PALATII LAPIDIBUS QUAM PLURIMIS
E MARCHIONALI FAMILIA
MISERABILE LETHUM ATTULIT
COLLAPSAE EODEM LOCO CARIPHII SUPERSTITES CIVES
SUMPTBUS PUBLICIS MELIORI CULTU ERIGENDUM
CURAVERUNT

Segue poi un a descrizione accurata delle testimonianze di Tito Livio e vengono citate altre fonti, circa l’esistenza “ab antiquo” di Carife.
Il Dottor Salvatore scrisse anche un articolo sulla vexata quaestio del percorso seguito dalla Via Appia in territorio irpino, adducendo buone argomentazioni: purtroppo gli mancavano i risultati delle recenti scoperte archeologiche nel territorio della Baronia.
Oggi, proprio alla luce dei ritrovamenti archeologici degli ultimi 20 anni, il quadro si è fatto più chiaro e gli studiosi, tra cui Werner Johannowsky, pensano che nel territorio di Carife, vista la presenza di diverse necropoli sannitiche, fosse ubicata l’antica Romulea. L’intuizione l’aveva avuta già Ettore De Ruggiero, che nel suo Dizionario epigrafico, alla voce Romulea aggiunse, tra parentesi, (Carife?).
Dalla presenza poi di un antico tratturo e di numerose ville rustiche di epoca romana nella valle dell’Ufita, oltre alla scoperta del complesso di fornaci dello stesso periodo, si è ipotizzato che l’Appia, o una sua variante, corresse proprio in questa valle.
Per ulteriori approfondimenti si possono consultare, su questo stesso sito Web, gli articoli sulle tombe 89 e 90 di Piano La Sala, sulle fornaci romane di Contrada Tierzi-Palchi di Giannetti e sulla Stele funeraria di Marcus Mevius.

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