L’ACQUEDOTTO COMUNALE DI CARIFE – Parte 1

PRESENTAZIONE

Durante il periodo in cui ebbi il grande ed ambito onore di presiedere il Consiglio Comunale di questo paese (dal 1980 al 1990) mi capitò più volte, tra uno spostamento e l’altro dell’Archivio, di gettare uno sguardo curioso ai polverosi Registri ed alle carte ingiallite dal tempo: mi mancò il tempo materiale per sfogliarli e leggere quei preziosi documenti che, già dall’aspetto, avevano l’aria d’essere veramente molto importanti per la conoscenza della storia amministrativa del nostro Comune, relativamente ad un periodo veramente difficile.
Gli anni del dopo terremoto del 23 Novembre 1980 furono altrettanto difficili e laboriosi: si trattava di uscire quanto prima dall’emergenza in cui quel tragico e doloro evento ci aveva cacciati, bisognava avviare e gestire la ricostruzione, farla procedere speditamente e ricostruire un minimo di coscienza e di convivenza civile: l’impresa era difficile ed ardua, assorbiva tutto il tempo e non si poteva pensare ad altro. Ora che, da pensionato, ho potuto farlo, col beneplacito dei Sindaci Raffaele Di Ianni prima e Carmine Di Giorgio dopo, finalmente son riuscito a sfogliare, come avrei voluto, quei Registri, in cui sono riportate, in ordine cronologico, tutte le deliberazioni adottate dalle varie Amministrazioni comunali, che si sono succedute o avvicendate a Carife dal 1897 in poi.
In Archivio non vi sono i Registri precedenti, perché essi furono distrutti completamente dall’incendio appiccato in occasione della sommossa popolare del 1891.
I verbali delle deliberazioni di Consiglio (quelli di Giunta Municipale non sono stati consultati, se non in minima parte) risultano redatti a più mani e con una grafia quasi sempre chiara e comprensibile. L’Italiano usato è ovviamente quello dell’epoca e non mancano gli errori di ortografia, da attribuire ovviamente all’amanuense/copista, che prima della diffusione della stampa ricopiava o scriveva gli atti presso Enti e privati.
Nei verbali delle deliberazioni adottate è stato possibile trovare l’eco, non sempre positiva, di ciò che accadeva in Italia e nel Mondo: guerre, terremoti, carestie, emigrazione, povertà, l’assassinio del Re Umberto I° di Savoia a Brescia e tanti altri avvenimenti, che anche qui a Carife suscitavano emozione e commozione.
Si è trattato di un lavoro lungo e paziente, ma sicuramente affascinante e gratificante; esso ha permesso di ricostruire e scoprire i momenti più drammatici del confronto/scontro, sempre democratico, tra maggioranza ed opposizione, facendo rivivere figure di Amministratori di rango, che non sono mai mancati in questo paese, anche se appartenenti quasi sempre agli stessi gruppi familiari benestanti o ad Avvocati e Professionisti affermati.
Si è scoperto che, in fondo, i problemi da fronteggiare in questo Paese sono stati sempre gli stessi e che anche i cittadini non si sono modificati molto nel loro atteggiamento nei confronti delle Istituzioni del nostro piccolo, ma agguerrito, Comune: ad avvelenare gli animi a Carife non sono mai mancati, anche a quei tempi, sospetti, accuse, odio, invidia, vendette e quant’altro.
Nel corso della ricerca è stato possibile ricavare uno spaccato davvero veritiero di quella che era la vita quotidiana del nostro paesello e dei nostri concittadini dell’epoca, sempre alle prese con un durissimo lavoro.
Ovviamente abbiamo tralasciato di riportare le deliberazioni che riguardano l’ordinaria amministrazione o il “minuto mantenimento”, ritenute secondarie rispetto al traguardo che ci eravamo proposto di raggiungere.
Questo lavoro si prefigge soprattutto di far conoscere a noi stessi e alle giovani generazioni la storia recente di Carife nel secolo scorso e, per quanto possibile, anche in quello precedente: toccherà ad altri, ora più giovani, scrivere la storia degli anni successivi.

 

LA GEOLOGIA DEL TERRITORIO DEL COMUNE DI CARIFE

Si ritiene opportuno, preliminarmente, trattare della geomorfologia del territorio del Comune di Carife e dello stato attuale delle nostre sorgenti.
Molti si sono occupati del territorio del nostro comune dal punto di vista geologico. Gli studi comunque si sono intensificati soprattutto dopo il terribile terremoto del 23 Novembre 1980: mediante le perforazioni e gli esami dei materiali sono state ricavate conoscenze scientifiche precise, rese indispensabili e necessarie ai fini dell’uso del territorio ai fini della ricostruzione. Il nostro territorio è classificato tra quelli a più alto rischio sismico.
Sicuramente assai valida sotto il profilo scientifico e tecnico è la “Tesi di laurea in Idraulica” redatta dall’Ing. Pasquale Colicchio, laureatosi nell’anno accademico 1994/95 presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università Federico II° di Napoli.
La tesi, Relatore l’Ing. Prof. Lucio Taglialatela,Co-Relatore il Dott. Ing. Domenico Pianese, s’intitola “PIANIFICAZIONE DEL SETTORE IDRICO IN UN TERRITORIO COMUNALE” (Carife) ed è stata discussa presso il Dipartimento di Idraulica, Gestione delle Risorse Idriche ed Ingegneria Ambientale della suddetta Università.
Si tratta di un lavoro veramente eccellente e scientificamente ineccepibile e rigoroso.
All’altezza sono anche i grafici e i risultati delle misurazioni di portata effettuate alle sorgenti e sulla rete di distribuzione interna.
C’è da augurarsi che l’Amministrazione Comunale sia invogliata a dare il suo patrocinio per la pubblicazione di questo interessante lavoro.
Le relazioni geologiche generiche, che accompagnano progetti e strumenti urbanistici adottati a Carife, a parte ciò che riguarda le indagini dirette effettuate con perforazioni, hanno quasi tutte la stessa fonte.
Anche il sottoscritto si è occupato dei fossili del territorio e ha dato cenni di geologia in un articolo presente sullo stesso sito Web www.carife.eu.
Vengono riprodotte, qui di seguito, alcune pagine di una relazione commissionata dal Comune di Carife all’Ing. Francesco Colarullo, occorrente per richiedere alla Provincia l’autorizzazione a sfruttare altri due pozzi perforati alle sorgenti Bocche.
Delle tante relazioni lette questa mi è sembrata la più sintetica e la più completa, sia sotto il profilo tecnico, sia sotto quello storico-scientifico.
Ovviamente la lettura ed il contenuto delle pagine che seguono può interessare solamente gli appassionati e gli amanti di questo tipo di conoscenza.
Ma sono convinto che gli amanti del nostra paese e quelli che qui vivono abbiano tutto l’interesse a conoscere fino in fondo ogni aspetto del luogo in cui sono nati.
Leggendo la relazione forse capiremo anche il motivo per il quale il nostro territorio appare geologicamente dissestato e forse capiremo anche il perché dei tanti danni subiti da questo paese a causa dei tanti terremoti che lo hanno colpito.
Di terremoti parleremo un’altra volta.
Si riporta integralmente a questo punto la relazione geologica predisposta dall’Ing. Colarullo, Casertano di origine ma diventato nostro concittadino a seguito del matrimonio che lo ha unito all’Avv. Laura Salvatore.
Il tecnico ha progettato e diretto, con grande esperienza, molte opere pubbliche realizzate nel nostro paese.

Inquadramento geologico-strutturale regionale

Il territorio comunale di Carife, in un contesto geologico più ampio, può essere distinto nelle successioni sedimentarie, riferibili, dal basso verso l’alto, alle seguenti Unità Stratigrafico Strutturali:

UNITA’ LAGONEGRESE

Essa costituisce il substrato profondo di tutta l’area su cui si sono accavallate e\o sedimentate le varie formazioni. Affiora in sinistra orografica del fiume Ufita, ed è rappresentata dalle seguenti formazioni:

Flysch Galestrino (Cret. Inf.): calcari, marne ed argille, spesso siliciferi, calcari avana ed argille nere; la giacitura tettonizzata non consente osservazioni stratigrafiche continue.

Flysch Rosso ( Cret. Sup. – Mioc. Inf.): varie alternanze litologiche comprendenti diaspri di colore rosso, verde e nero, marne ed argille silicizzate, calcareniti straterellate, calciruditi, marne rosse ed argille di colore rosso e verde. Affiora in un lembo alla base del fiume Ufita, al di sotto del flysch galestrino.

SUCCESSIONE MIOCENICA

E’ costituita da una successione di argille marnose e siltose di colore grigio-verde che sfumano verso il basso in argille marnose compatte di colore grigio ed in alto in livelli di argille leggermente marnose e più raramente sabbie argillose di colore giallo chiaro; forma il substrato della valle Ufita ed affiorano nei dintorni di Flumeri.
UNITA’ DI ARIANO (Pliocene Inferiore – Pliocene Medio)
Risulta costituita da sedimenti argillosi alla base, seguiti in continuità da depositi sabbiosi ed infine da conglomerati poligenici. La parte inferiore di questa successione è in contatto, per faglie normali, con dei sedimenti ancora argillosi, di età serravalliana, di estensione più limitata.,
I sedimenti riferibili a questa unità affiorano estesamente in destra orografica del fiume Ufita e costituiscono prevalentemente l’ossatura della sinclinale di Trevico.
Le unità più antiche che affiorano nella regione in esame sono da riferire alle Unità Lagonegresi (flysch galestrino e rosso) che poggiano tettonicamente sui depositi tortoniani legati alla piattaforma abruzzese-campana (Serie Carbonatica).In discordanza su tali unità si rinviene la serie terrigena pliocenica.
I terreni sono stati interessati da diverse fasi tettoniche compressive, di cui le più importanti sono quelle mioceniche, e da fasi tettoniche distensive medioplioceniche.
Nel tortoniano si individua l’anticlinale di Frigento ripresa successivamente dalla tettonica mediopliocenica; in questa fase si individua la sinclinale di Trevico. Tali strutture sono delimitate a sud-est dalla faglia trascorrente sinistra Bagnoli Irpino-Calaggio, orientata SW-NE.
La sinclinale di Trevico è stata interessata da numerose faglie normali, appenniniche ed antiappenniniche, alcune delle quali di notevole lunghezza. Tra queste si cita quella che, interessando prevalentemente i conglomerati, da loc. “Castelluccia” si estende per circa 11 Km fino ad oltre Casa Poli.

GEOMORFOLOGIA DEL TERRITORIO COMUNALE

Il territorio comunale di Carife è situato in Alta Irpinia, in un comprensorio di sette comuni, denominato Baronia. Confina a Nord con il comune di Trevico, a Nord-Ovest con Castel Baronia, a Est con Vallata, a sud con Sturno e Guardia dei Lombardi.
La dorsale dei rilievi, e quindi la porzione settentrionale del territorio, è costituita nelle parti più alte, da conglomerati più o meno cementati con livelli sabbiosi, in banchi variamente inclinati (30-50 gradi) con immersione NW; segue verso il basso un livello (talora mancante) di sabbie gialle, più o meno coerenti e fossilifere, che sovrasta una potente formazione di argille grigie azzurre più o meno marnose e sabbiose.
Le formazioni descritte appaiono nella loro normale successione stratigrafica.
Nella successione pelitica si rilevano estesi e potenti interstrati sabbiosi con lenti arenacee e conglomerati che, lungo una fascia allungata in direzione est-ovest, tra le quote di 530 e 550 m s.l.m. (Ciaruolo, Toppola, Serritella, Aitoro, Palommara) coincidente con la parte sommitale dei ripiani basali d’erosione.
Livelli sub-orizzontali di ciottoli e conglomerati di potenza variabile ma molto estesi sono presenti nella porzione sud-ovest del territorio, tra Piano Lagnetta e Pian di Furlo. Essi poggiano direttamente sulle marne argillose grigio-azzurre e sono costituiti da elementi di varie dimensioni (anche in blocchi di qualche mc), talora appiattiti ed embricati, poco assortiti in abbondante matrice sabbiosa di colore marrone scuro. La genesi è di tipo alluvionale e risultano terrazzati a quote superiori rispetto all’alveo del fiume Ufita.
In corrispondenza della Contrada Palommara si rilevano livelli piroclastici di colore giallastro.
Si attribuisce un’età pliocenica superiore ai conglomerati ed alle sabbie giallastre alla sommità della dorsale, ed un’età corrispondente al Pliocene medio e medio-inferiore alle argille grigio azzurre sottostanti. Agli interstrati sabbiosi e conglomeratici inferiori del membro pelitico si può attribuire ancora un’età pliocenica inferiore, come quella che si può attribuire alle argille grigio-azzurre che lo seguono verso il basso.
I conglomerati e le sabbie superiori rappresenterebbero i livelli finali di un ciclo sedimentario pliocenico regressivo.
Nelle aree di fondovalle e lungo i tratti terminali dei principali torrenti (S. Leo e Fontanelle) si rinvengono terreni quaternari originati da vari episodi alluvionali. Questi depositi ricoprono sia la successione miocenica che pliocenica.
Il territorio comunale di Carife, morfologicamente, è delimitato a valle dalla pianura lungo la quale scorre il fiume Ufita, ad Ovest dal vallone S.Leo, ad est dalla dorsale del vallone S.Pietro del comune di Vallata, a nord dall’Altipiano del Vallone delle Bocche, inserito tra la montagna di Carife e i rilievi di Trevico (1094 m s.l.m.), e dal monte S.Stefano (1023 m s.l.m.) nel territorio di Vallata.
Sotto il profilo morfologico, l’area presenta caratteristiche varie, in funzione del diverso e continuo modellamento operato, nel tempo, dai vari agenti sulle formazioni presenti nella zona.
La fascia Nord del territorio è dominata dalla montagna di Carife, che si estende lungo la direzione est-ovest, fino al confine comunale con Castel Baronia e Vallata, con una quota massima di circa 1000 m s.l.m.. I versanti della suddetta montagna hanno un’ esposizione Nord-Sud e si presentano molto acclivi e scoscesi e tagliati da profonde e strette incisioni. I versanti esposti a nord degradano verso l’altipiano del Vallone Bocche, posto ad una quota media di circa 800 m s.l.m.; quelli esposti a sud degradano, formando nuove incisioni, verso il fiume Ufita che scorre nella omonima valle, lungo il confine con il comune di Guardia dei Lombardi, ad una quota media di circa 440 m s.l.m..
Nella fascia intermedia del territorio, tra le quote 700 e 760 m s.l.m., sono presenti dei terrazzamenti ad andamento sub-pianeggiante su cui è ubicato il centro abitato di Carife.
Continuando verso le quote minori, a valle del centro urbano ed in tutta la parte meridionale del territorio , le dorsali delle colline hanno la direzione nord-sud, con dei versanti esposti a est e ovest. La suddetta area presenta ampi terrazzamenti pianeggianti e pendenze modeste, anche se spesso sono interrotte da profonde ed ampie incisioni, che vanno a formare i molti valloni presenti.La concomitanza di vari fattori, quali l’idrologia locale, l’acclività, la natura dei terreni e l’azione degli agenti atmosferici, nonché l’attività umana, hanno prodotto e producono vistosi fenomeni erosivi che, in aree ben definite, degradano profondamente il territorio. Si osservano vaste aree sia dissestate che al limite della stabilità.

INQUADRAMENTO IDROGEOLOGICO

Le principali circolazioni idriche sotterranee del territorio comunale interessano il dominio conglomeratico e l’area di fondovalle dell’Ufita.
Tenendo conto dei principali parametri idrogeologici i terreni presenti nell’area indagata possono essere raggruppati in:

  • complesso mediamente permeabile: comprende le alluvioni sabbioso-ciottolose ed i conglomerati pliocenici. La permeabilità è per porosità e fratturazione, relativamente ai conglomerati cementati.
  • complesso a permeabilità medio-bassa: raggruppa il membro sabbioso e le formazioni detritiche. La permeabilità è per porosità.
  • complesso impermeabile locale: formato dalle successioni argillose.

Le consistenti quantità di acque meteoriche che si infiltrano nel complesso conglomeratico affiorante nelle aree sommitali del territorio di Carife, per la permeabilità di tali materiali, per la continuità litologica e per le particolari condizioni geometriche dovute alla struttura sinclinalica, contribuiscono all’alimentazione di alcune delle più importanti sorgenti della Baronia: Acquara; Molinella; Tufara, nel tenimento di Castel Baronia; Bocche di Carife, nel tenimento di Trevico. Le prime tre sorgenti alimentano un acquedotto intercomunale (Azienda Consortile dell’Alto Calore) mentre la quarta sorgente alimenta parte dell’acquedotto comunale di Carife.
In località Festole di Vallata c’è un’altra interessante sorgente, che alimenta, anche se solo parzialmente, l’acquedotto comunale di Vallata. Il paese, oltre che a gestire in proprio la sua sorgente, è servito anche dall’Alto Calore e dall’Acquedotto Pugliese.
Le sorgenti scaturiscono al piede dei rilievi conglomeratici, in corrispondenza del contatto tra questi terreni ed il sottostante complesso sabbioso, che funge da substrato impermeabile relativo, nei punti in cui il contatto è più depresso topograficamente.
Le acque della sorgente Bocche di Carife sono drenate preferenzialmente nella direzione della faglia, di direzione NNE-SSW, che dal Vallone Bocche passa ad ovest dell’abitato di Trevico.
Le sorgenti citate rappresentano solo alcune tra quelle affluenti ai bordi dei rilievi conglomeratici, infatti in questi ultimi esiste un frazionamento del flusso idrico sotterraneo secondo direzioni dettate dalle diverse immersioni del substrato impermeabile, che è stato variamente dislocato da numerosi fenomeni tettonici.
L’altra area importante sotto il profilo idrogeologico è la valle del fiume Ufita. Tale zona è occupata da alluvioni di spessore massimo di circa 50 m. il cui substrato è formato da una potente successione di argille marnose compatte laminate di colore grigio ed ocra. Tali terreni occupano la parte inferiore del bacino e costituiscono gli unici terreni impermeabili che sostengono la falda idrica presente nel manto sabbioso-ciottoloso. I dati idrogeologici disponibili indicano la presenza di una circolazione idrica che avviene all’interno di tale successione e le condizioni sono tali per un cospicuo accumulo idrico sotterraneo. I livelli piezometrici misurati nell’intera zona attraverso i pozzi esistenti, hanno consentito di stabilire che mediamente la quota della falda si attesta ad una profondità variabile dai 10 ai 15 m dal piano campagna. L’alimentazione idrica è per la gran parte dovuta all’infiltrazione diretta dal fiume Ufita (subalvea) ed in modo più limitato alle acque drenate dalle successioni mio-plioceniche costituenti i rilievi che bordano la valle. Dai dati disponibili si ricava che la falda ha una buona potenzialità mediamente compresa tra i 5 ed i 10 l/s.
Circolazioni idriche minori sono presenti sia nel complesso sabbioso che in quello detritico.
Il complesso sabbioso-arenaceo, data la permeabilità per porosità che lo caratterizza, ospita generalmente una circolazione idrica d’importanza locale. La circolazione assume una direzione conforme alla pendenza del substrato impermeabile, che è rappresentato sia dalle intercalazioni argillose presenti nello stesso complesso sabbioso che dal sottostante complesso argilloso. Quando il flusso è sostenuto dalle intercalazioni argillose, si hanno falde sospese a varie profondità di modestissima potenzialità, mentre la circolazione di base, sorretta dalle argille marnose, ha una potenzialità maggiore, ma pur sempre limitata, a causa del ridotto spessore dell’acquifero. Falde più copiose si originano al contatto tra le sabbie ed i sovrastanti conglomerati, per travasi idrici tra i due complessi.
Nei manti detritici si instaurano circolazioni idriche superficiali spesso a carattere stagionale di scarsa potenzialità; la loro presenza influenza negativamente il comportamento meccanico dei terreni che la ospitano.

OPERE DI CAPTAZIONE E FABBISOGNO D’ACQUA

L’approvvigionamento di acqua, attraverso le opere di captazione successivamente descritte, va’ a soddisfare le esigenze idriche dell’utenza presente sul territorio comunale. Il servizio idrico del comune di Carife viene assicurato in parte dalla sorgente comunale “Bocche”, con relative camere di raccolta, sedimentazione e manovra, ed in parte da tre pozzi poco distanti, ubicati ad una quota di circa 850 m s.l.m., nel vallone omonimo, al confine con il comune di Trevico.
I pozzi hanno una profondità variabile dai 90 ai 136 m circa dal piano campagna, con un diametro di 30 cm e captano una falda posta tra i 83 ed i 103 m circa dal piano campagna. L’emungimento avviene mediante l’utilizzo di elettropompe sommerse, che convogliano la risorsa verso una vecchia vasca di prima raccolta e da questa, mediante un’altra elettropompa, l’acqua viene convogliata in un serbatoio di seconda raccolta, posto a valle nei pressi del centro abitato del Comune. Successivamente questo convogliamento è stato modificato costruendo una vasca di rilancio ove giungono sia le portate provenienti dai pozzi n°1, n° 2 e n° 3, che quelle delle sorgenti, attraverso quattro condotte Ø 63 in PEAD-PN16 bar. I due impianti sono bay-passati mediante valvole di intercettazione manuali poste in un pozzetto d’ispezione.
Di seguito si riportano solo le caratteristiche dei pozzi n° 1 e n° 3, in quanto, come detto in premessa, il pozzo n° 2 ha già ottenuto la concessione ed il pozzo n° 4 non viene utilizzato.

I TRE POZZI

I pozzi sono stati realizzati durante gli anni ’80 perché, a seguito del sisma del 23 Novembre 1980, la sorgente superficiale era calata notevolmente di portata. Fu fatta una trivellazione a percussione meccanica del diametro Ø 300 mm. Successivamente sono state effettuate nuove trivellazioni che hanno raggiunto i 90 m di profondità per il pozzo n° 1 e i 136 m di profondità per il pozzo n° 3. Il loro condizionamento è stato realizzato con una tubazione in acciaio, avente diametro 270 mm; questa è sfinestrata per la parte di foro in falda e cieca sia per la parte fuori falda che per l’ultimo metro di perforazione. Il livello della falda oscilla intorno a 83 m di profondità nel pozzo n° 1, e 103 m di profondità nel pozzo n° 3.
Le fessure della tubazione sfinestrata sono verticali e con aperture adeguate alla granulometria presente; in tal modo si evita che durante l’emungimento venga estratto dal pozzo la frazione più fine del terreno. Nell’intercapedine “foro-tubazione sfinestrata” è stato realizzato un drenaggio costituito da ghiaietto calibrato. Nell’intercapedine “foro-tubazione cieca”, onde evitare il rischio di infiltrazione da parte delle acque di ruscellamento, è stata realizzata una impermeabilizzazione mediante cementazione ed argilla. Il boccapozzo, alloggiato in un pozzetto di ispezione quadrato di lato 2,00 m e profondo 2,60 m, è sopraelevato rispetto al fondo del pozzetto di 0,40 m.

   LA VECCHIA SORGENTE “BOCCHE”

Per l’estrazione sono state installate delle elettropompe sommerse rispettivamente alla profondità di 85 m. dal piano campagna nel pozzo n°1 e ad una profondità di 126 m. dal piano campagna nel pozzo n°3.raccoglie le acque di una falda posta ad una profondità di circa 6 m dal piano campagna; queste vengono convogliate in una vasca di sedimentazione. La risorsa successivamente passa attraverso cinque piccole vasche, da cui viene immessa nella condotta adduttrice al serbatoio. All’interno della camera di raccolta della sorgente si trovano altre due vaschette, le quali raccolgono piccole portate provenienti da dreni laterali; queste vengono convogliate nelle altre cinque vaschette, da dove, allo stesso modo sono immesse nella condotta esterna, senza passare preliminarmente per la vasca di sedimentazione.
La sistemazione di essa risale agli anni cinquanta e fu progettata e diretta a cura del Consorzio Idrico Alto Calore.
Nelle vaschette di “stramazzo” e sedimentazione realizzate fu fatta confluire l’acqua proveniente dalla sorgente sistemata più a monte negli anni venti (1924-1925) e quella che si trovò quando si approfondì lo scavo per costruire le vaschette di sedimentazione ed il punto di presa della conduttura che raggiungeva Carife.

TANTA ACQUA A DISPOSIZIONE MA…

Il territorio, come abbiamo visto in precedenza, è favorevolissimo per restituire l’acqua sotto forme di sorgenti più o meno grandi; ma questo prezioso ed indispensabile liquido, presente in prossimità di tutti gli altri Comuni limitrofi, mancava quasi del tutto in prossimità dell’abitato di Carife, che era sorto nei pressi di due piccole sorgenti di portata scarsa e per giunta facilmente inquinabili.
Nel territorio del Comune, in località Bocche, ai confini con il territorio di Trevico c’erano delle sorgenti copiose la cui acqua, scorrendo lungo il vallone San Nicola, veniva captata e restituita da una serie di mulini che funzionavano “a cascata” fino alla metà dell’800.
Chi vuole approfondire l’argomento dei mulini potrà consultare il relativo articolo presente in Appendice.
A queste sorgenti, come abbiamo appreso dagli appunti del Dottor Paolo Salvatore, era protesa l’attenzione dei nostri antichi amministratori, fin dalla fine del sec. XIX (1890).
La carenza di acqua potabile ha sempre assillato la nostra popolazione e le donne di Carife si recavano a lavare i panni alle copiose sorgenti di Acquara e Tufara, in territorio di Castel Baronia, oltre che al fiume Ufita.
Il racconto delle donne che andavano a sciacquare i panni “alla Lacquara” può essere ascoltato nella sezione audioteca, presente nel sito.
Sempre dagli appunti sulla storia di Carife abbiamo appreso anche che i nostri amministratori, da brave formichine, evitavano di fare debiti ed erano interessati a non chiudere in rosso il Bilancio. Le risorse mancavano e lo Stato non dava gli aiuti necessari per risolvere i problemi di approvvigionamento idrico ai Comuni carenti di acquedotti.
Nel 1911, come una manna dal cielo, fu promulgata una legge in grado di risolvere i problemi di Carife. Ai nostri Amministratori non pareva vero, ed immediatamente si attivarono.
Nelle pagine che seguono vedremo come si attivarono, cosa fecero e perché poi le cose andarono in un certo modo.
Riportiamo intanto la Legge composta da 16 articoli, omettendo, per motivi di spazio, quelli che non interessano la nostra ricerca o il nostro Comune.

LEGGE 25 GIUGNO 1911 N. 586
(GU n. 153 del 01-07-1911)

VITTORIO EMANUELE III
PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE
RE D’ITALIA
IL SENATO E LA CAMERA DEI DEPUTATI HANNO APPROVATO;
NOI ABBIAMO SANZIONATO E PROMULGHIAMO QUANTO
SEGUE:

LEGGE 25 Giugno 1911, n. 586:
“Agevolezze ai Comuni per la provvista di acque potabili, per la esecuzione di opere igieniche e per la costruzione e sistemazione di ospedali comunali e consorziali”.

Articolo 1

Al fine di provvedere alla esecuzione delle opere e alle spese occorrenti per la provvista di acque potabili, la cassa dei depositi e prestiti è autorizzata a concedere mutui ai comuni del regno, isolati od uniti in consorzio, per la somma complessiva di l. 250 milioni, in ragione di 15 milioni per ognuno degli anni solari 1912 e 1913, 20 milioni per ognuno degli anni dal 1914 al 1919, 25 milioni per ognuno degli anni dal 1920 al 1923.

La parte delle dette quote che non venisse maturata in un anno, dovrà andare in aumento alle quote degli anni successivi.
I mutui saranno estinguibili in un periodo di tempo non eccedente i 35 anni e, soltanto in caso di assoluta necessità, giustificata dalle condizioni economiche del comune, potranno essere estinti in 50 anni. I mutui saranno garantiti secondo le disposizioni legislative in vigore per la cassa dei depositi e prestiti.
I comuni che difettino di garanzie sufficienti per la contrattazione dei prestiti, sono autorizzati ad aumentare la sovrimposta, anche oltrepassando il limite massimo consentito dalle vigenti leggi, in misura però non superiore a quella strettamente necessaria per il servizio dei prestiti stessi.

Articolo 2   
Per gli effetti della presente legge i comuni con popolazione non superiore a 100,000 abitanti sono divisi in quattro categorie in base alla rispettiva popolazione, secondo il censimento del 1901, e cioè:

1/a comuni con popolazione fra 50,001 e 100,000 abitanti;

2/a comuni con popolazione fra 25,001 e 50,000 abitanti;

3/a comuni con popolazione fra 10,001 e 25,000 abitanti;

4/a comuni con popolazione fino a 10,000 abitanti.
…omissis…

Sono a carico dello stato gli interessi dei mutui che si concederanno nel limite dei nove decimi dell’anzidetta somma, cioè 225 milioni, ai comuni delle categorie 2/a, 3/a e 4/a. Lo stato corrisponderà detti interessi direttamente e irrevocabilmente alla cassa dei depositi e prestiti in quote annue eguali, quanti sono gli anni di ammortamento del mutuo.
La quota di 225 milioni di lire, pari ai nove decimi della somma complessiva dei mutui destinati alla provvista di acque potabili, spettanti ai comuni delle categorie 2/a 3/a e 4/a sarà devoluta a preferenza ai comuni della 4/a, e ai comuni della 3/a su quelli della 2/a.
L’ammontare di ciascun mutuo non potrà eccedere la spesa strettamente necessaria ai fini indicati nell’art. 1, esclusa qualsiasi spesa per opere ornamentali, e tale condizione dovrà essere riconosciuta nei progetti tecnici approvati dal Genio Civile.
Nella sua relazione al progetto il Genio Civile dovrà esaminare e riferire anche sul sistema più economico pel comune di provvedere alla fornitura dell’acqua potabile, sia isolatamente, sia in consorzio con altri enti locali. In caso di rifiuto degli enti interessati alla costituzione dei consorzi suggeriti dal Genio Civile, si potranno applicare le disposizioni del successivo art. 6.

Il concorso dello Stato, tanto per i mutui senza carico d’interesse, quanto per i mutui all’interesse del due per cento, è consentito con decreto del Ministro dell’Interno.

Art 3: OMESSO

Articolo 4

…Omissis

Le somme mutuate saranno versate a rate, ai comuni e ai consorzi, col concorso del prefetto e in base ai suoi ordinativi, rilasciati sullo stato di avanzamento dei lavori vistato dal genio civile.

L’ammontare del concorso annuo dello stato sarà corrisposto direttamente ai mutuanti.

Articolo 5: OMESSO   

Articolo 6
Il ministero dell’interno, sentiti la cassa dei depositi e prestiti, per la garanzia dei mutui, il consiglio provinciale sanitario e la giunta provinciale amministrativa, può dichiarare obbligatoria, anche nei riguardi delle frazioni, l’esecuzione delle opere di cui all’art. 1, nonché dei lavori suppletivi per conservazione, miglioramenti e aggiunte ad opere di approvvigionamento idrico già esistenti.
Nello stesso modo può essere dichiarata obbligatoria la costituzione del consorzio.
In caso di rifiuto da parte del comune o degli enti consorziati ad adottare i provvedimenti necessari per la contrattazione dei mutui e per l’esecuzione delle opere, il prefetto provvederà d’ufficio ai termini delle vigenti leggi e del regolamento di cui all’art. 16.
I provvedimenti indicati nel presente articolo sono definitivi.

Articolo 7   
All’art. 47 del testo unico di legge approvato col r. Decreto 5 settembre 1907, n. 751, è sostituito il Seguente:
Al fine di provvedere alle opere riguardanti la pubblica igiene, la cassa depositi e prestiti è autorizzata a concedere sino al 30 giugno 1924, ai comuni del regno, al di sotto di 25,000 abitanti, secondo il censimento del 1901, con la precedenza in favore dei comuni di popolazione inferiore ai 15,000 abitanti, mutui all’interesse del due per cento, estinguibili in un periodo di tempo non eccedente i 35 anni e, soltanto in caso di assoluta necessità, giustificata dalle condizioni economiche del comune, in 50 anni.
Ogni singolo prestito all’interesse ridotto non potrà eccedere la somma di l. 50,000 e sarà accordato secondo le norme vigenti, in seguito a decreto del ministero dell’interno.

Articolo 8: OMESSO

Articolo 9: OMESSO

Articolo 10   
L’approvazione dei progetti delle opere contemplate nella presente legge equivale, nei riguardi delle espropriazioni, a dichiarazione di pubblica utilità.
I termini stabiliti dalla legge 25 giugno 1865, per la procedura delle espropriazioni, potranno essere abbreviati con ordinanza del prefetto, da pubblicarsi a norma di legge.

Articolo 11: OMESSO  

 
Articolo 12   
l’imposta sui fabbricati, stabilita dall’art. 1 della legge 26 gennaio 1865, n. 2136, non è applicabile alle provincie, ai comuni e ai consorzi per le opere già costruite e per quelle da costruire per provviste di acqua potabile.

Articolo 13: OMESSO    

Articolo 14 
I benefici della presente legge si intendono applicabili anche:
1/a a quei comuni che hanno già in corso lavori per provvista di acqua potabile, ma non abbiano ancora ottenuto il mutuo a norma della legge 13 luglio 1905, n. 399; … OMISSIS…

Articolo 15   
Rimangono in vigore, in quanto non siano contrarie alla presente legge, le disposizioni contenute nel testo unico di legge approvato col Regio Decreto 5 settembre 1907, n. 751.

Articolo16  
Con Decreto Reale, su proposta dei Ministri dell’Interno, del Tesoro, dei Lavori Pubblici e di Agricoltura, Industria e Commercio, sentito il Consiglio di Stato, saranno approvate le norme regolamentari per l’applicazione della presente legge.
Sino a quando non verrà pubblicato il nuovo regolamento i mutui si concederanno con le norme sancite dal regolamento approvato con Regio Decreto 30 maggio 1907, n. 569.
Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 25 giugno 1911
Vittorio Emanuele
Giolitti – Sacchi – Tedesco.
Visto, il guardasigilli: Finocchiaro-Aprile

FRANCESCO TEDESCO

Abbiamo visto che tra i firmatari della Legge figurava anche il nostro conterraneo Francesco Tedesco. Ma chi era questo Ministro?
Francesco Tedesco nacque ad Andretta l’11 marzo 1853 e morì a Roma il 9 maggio 1921). Fu Ministro del governo Giolitti durante il Regno Sabaudo e prese parte al Consiglio della Corona, quale Ministro del Tesoro.
In suo onore Andretta, il 4 novembre 1903, quando il Tedesco venne nominato per la prima volta Ministro, gli intestò la via adiacente alla casa natia.
Il Consiglio Comunale, con Delibera votata all’unanimità in data 6 aprile 1910, gli intitolò, inoltre, una Piazza. Venne realizzata anche una statua, opera di Giovanni Nicolini, la cui spesa fu finanziata dagli Andrettesi, soprattutto dagli emigrati in America. La statua venne “scoperta” ed inaugurata il 10 agosto 1913. Il piedistallo in pietra venne realizzato da Francesco D’Angola di S. Andrea di Conza.
La notizia proviene da www.irpinia.info Andretta, Francesco Tedesco.

Dall’art. 14 della succitata Legge apprendiamo che i nostri amministratori avrebbero potuto sfruttare, in precedenza, la Legge n. 339 del 13 Luglio 1905, ma non lo fecero.
La Legge del 1905, come apprendiamo dall’art 16, fu seguita da un Regolamento emanato, con Regio Decreto, in data 30 Maggio 1907, n° 569.
Forse proprio a questa legge e ad altre precedenti disposizioni si riferiva il Dott. Paolo Salvatore quando nei suoi “Appunti” scrisse: “Il progetto fu iniziato dal Sindaco Giovanni Addimandi prima del 1890, ma non ebbe seguito perchè la sovvenzione dello Stato non veniva mai accordata e l’Amministrazione comunale era restia a contrarre debiti”.
Ma questa legge sembrava fatta ad hoc per risolvere il gravissimo problema dell’approvvigionamento idrico a Carife.
L’Amministrazione iniziò qualche tempo dopo l’iter burocratico necessario per ottenere la concessione del “prestito di favore” da parte della Regia Cassa Depositi e Prestiti, ma il cammino come vedremo, non fu certo facile ed agevole.
La Legge n. 586 del 25 Giugno 1911 fu seguita dalla promulgazione del Regolamento provvisorio di attuazione, cosa questa che avvenne sulla Gazzetta Ufficiale del Regno in data 28 Dicembre 1912, al n. 305. Esso era stato approvato con Regio Decreto in data 6 Ottobre 1912 e recava il n. 1306
Il Ministero dell’Interno (Direzione Generale della Sanità), in data 30 Dicembre, emanò ed inviò a tutte le Regie Prefetture la Circolare n. 20179-G. Con essa venivano impartite disposizioni ed istruzioni in merito alla contrazione di “Mutui per provvista di acqua potabile, per opere igieniche e per costruzione e sistemazione di ospedali comunali e consorziali”.
Il nuovo Regolamento unificava tutti i precedenti, dettava disposizioni ed impartiva istruzioni in merito all’approvazione dei progetti e ai procedimenti espropriativi. Particolarmente significativo è il richiamo della Circolare all’art. 14 del nuovo Regolamento, il quale prescriveva:
“Quando si tratta di opere per provviste di acqua potabile, nel caso che per l’esecuzione dell’opera pubblica debba procedersi ad espropriazione per pubblica utilià , la domanda per la concessione del concorso dello Stato deve essere pubblicata nei modi indicati dagli art. 3, 4, 5 e 21 della Legge 25 Giugno 1865, n. 2359, salvo la facoltà del Prefetto di ridurre i termini, giusta l’art. 10 della Legge 25 Giugno 1911, n. 586”.
La circolare conteneva di seguito istruzioni dettagliate in merito alle modalità ed alla documentazione necessarie per la somministrazione dei mutui ed il collaudo delle opere realizzate, per il quale occorreva un Ispettore Compartimentale del Genio Civile, con la collaborazione non necessaria di un rappresentante del Ministero dell’Interno. Le spese per il collaudo non potevano gravare sul mutuo, ma, come le indennità da corrispondere ai collaudatori, dovevano essere assunte dal Comune. Nel titolo IV della Circolare viene affrontata la questione relativa al gran numero di richieste di mutuo per costruzione di acquedotti pervenute dai Comuni.
“I Comuni in massima parte si sono resi pienamente coscienti dei grandi vantaggi che ad essi appresta la Legge 25 Giugno 1911, n. 586, e si sono accinti col più lodevole zelo a risolvere, per mezzo di essa, il problema dell’acqua potabile, tanto che le istanze da essi finora presentate eccedono notevolmente i fondi annuali disponibili giusta gli art. 1, 2, 4 e 5 della Legge stessa…Il Ministero pertanto, deve da una parte procedere nei riparti trimestrali ad una giusta cernita di tali domande, per dar la preferenza, secondo il testo e lo spirito della legge, ai Comuni più piccoli, più poveri e più deficienti d’acqua potabile, e dall’altra eseguire il più severo controllo tecnico-sanitario ed economico dei progetti, allo scopo di accertare che la spesa per ciascun Comune si riduca al minimo necessario, in modo che, dai benefici della legge possano usufruire il maggior numero di Comuni”.
Evidentemente, come si legge nel prosieguo, i Comuni avevano dimenticato l’intento di economia ed avevano “chiesto mutui rilevanti per progetti grandiosi con provvista di esuberante quantità di acqua, eccedente il fine essenzialmente igienico propostosi dal legislatore; e pur troppo a correggere o, comunque a temperare questa tendenza dei Comuni non sempre concorrono, come pur dovrebbero, le autorità provinciali (Genio Civile, Consiglio provinciale di Sanità, Giunta Amministrativa) alle quali spetta di pronunciarsi sui progetti”.
In fin dei conti la Circolare in questione suggeriva di ricorrere ai sistemi, e di conseguenza ai progetti più economici per provvedere all’alimentazione idrica del Comune.
Il Comune doveva provvedersi della quantità di acqua necessaria e sufficiente per le necessità igieniche, costituite innanzitutto dai bisogni della popolazione per la triplice fondamentale finalità dell’uso potabile, dell’uso domestico e dell’abbeveramento degli animali.
Al resto si doveva provvedere con acqua di altra provenienza o dovevano provvedere direttamente i Comuni a proprie spese e con i loro magri bilanci.
Ci si occupa poi della determinazione della quantità di acqua potabile necessaria e sufficiente per i Comuni. Riferendosi ai dati forniti con disposizioni legislative e regolamentari all’Acquedotto Pugliese (Art. 6 della Legge 26 Giugno 1902 e Art. 15 del Regolamento 17 Novembre 1904, n. 819) viene riconosciuto un quantitativo pro-capite giornaliero di litri 50 per i piccoli centri, come Carife, e di “litri 100 per i Comuni urbani maggiori”
La circolare conteneva poi disposizioni in merito al sistema più economico da scegliere per costruire l’acquedotto, alla durata dei mutui e alla trattazione delle pratiche.
A titolo di pura curiosità si riporta il I° punto del titolo II° della Circolare:
“Si fa osservare specialmente quanto segue:

  1. Per tutte le opere contemplate dalla legge i progetti debbono essere redatti da un ingegnere laureato”.
IL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO

Prima di entrare nel vivo della questione partiamo da un documento assai importante, perché in esso è contenuto ed espresso tutto il disagio di una popolazione alle prese con il problema dell’approvvigionamento idrico, necessario per gli usi potabili e domestici. Il documento fu redatto dall’Ufficiale Sanitario, Dott. Nicola Flora, quando il progetto, redatto dall’Ing. Ferdinando Mastrocinque di Napoli, era stato già approvato dal Genio Civile di Avellino e dal Consiglio di Prefettura.
Leggiamo insieme la RELAZIONE DELL’UFFICIALE SANITARIO PER LA PROVVISTA DI ACQUA POTABILE CON MUTUO DI FAVORE AI SENSI DELLA LEGGE 29 giugno 1911 n. 586 (“Agevolezze ai comuni per la provvista di acque potabili, per la esecuzione di opere d’igiene e per la costruzione o sistemazione di Ospedali comunali e consorziali. Legge 25 giugno 1911, n. 586).
N.B. Ci si limita a trascrivere il manoscritto, nel quale, ovviamente si usa l’italiano di inizio ‘900:
“Lo Stato, che contribuisce giornalmente al grande incremento sociale per lo sviluppo economico-commerciale ed igienico della popolazione, ha, mediante una benefica legislazione e con speciali facilitazioni finanziarie, procurato di eccitare sempre più le energie dei Comuni all’attuazione dei vari bisogni locali.
Anche questo Comune di Carife vuol avvalersi di tali benefici, ed ha fatto le pratiche opportune per la costruzione di un acquedotto.
Fra le diverse opere d’igiene, che dovrebbero compiersi in questo Comune, la più rigorosamente necessaria ed urgente è quella dell’acqua potabile. Carife, situato su di un altipiano, alle falde di una montagna, a 740 metri sul livello del mare, è uno dei pochi paesi della Provincia di Avellino che più difetta di acqua potabile. Non esiste un acquedotto qualsiasi, per l’alimentazione idrica dei cittadini, i quali sono costretti attingere acqua da siti molto lontani, con enorme disagio, e, quel ch’è peggio, in scarsissima quantità e di non buona qualità, ciò che arreca grave nocumento alla pubblica salute. Lo più delle volte, nella stagione estiva, in periodo di magra, bisogna andare ad attingere acqua nei Comuni limitrofi di Castelbaronia e di Vallata. In
Prossimità di questo abitato v’è una piccola sorgente di acqua inquinata, ma essa non solo non è potabile, ma è insufficiente puranco ai bisogni domestici di questi cittadini. Tale sorgente, senza la garanzia di regolare tubatura, scaturendo dal sottosuolo dell’abitato e, quindi, v’è infiltrazione di tutti i liquidi luridi che da esso derivano, dovrebbe essere chiusa del tutto nel supremo interesse della pubblica igiene.
Per dimostrare la necessità imperiosa dell’alimentazione idrica in questo Comune basta leggere la relazione del Medico Provinciale di Avellino, in data 8 ottobre 1902, allorchè questa Amministrazione intendeva procedere alla sistemazione delle strade interne ed in essa à detto che questo Comune deve tralasciare di compiere qualsiasi opera d’igiene, dovendo rivolgere le sue prime cure alla provvista di acqua potabile.
Per poter risolvere il grave problema dell’acqua, nei rapporti degl’usi personali più di tutto, quest’Amministrazione ha fatto redigere apposito progetto tecnico dall’Ingegnere Ferdinando Mastrocinque di Napoli, debitamente approvato dall’Ufficio del Genio Civile e dall’On. Consiglio di Prefettura, allo scopo di condurre e dispensare in questo abitato le acque delle sorgenti, denominate “Le Bocche” d’esclusiva proprietà di questo Comune. Esse trovansi nella tenuta Comunale, denominata Bosco o Difesa, a Nord-Est di questo abitato, distante circa 4.500 metri, in terreno calcareo, argilloso, nel limite estremo di un ristretto valloncello. Le analisi, chimica e batteriologica, eseguito dal Laboratorio Governativo di Sanità di Roma, attestano che dette acque hanno tutti i requisiti di potabilità, necessari per una igienica alimentazione, limpide, fresche, leggere e di gradevole sapore. Sono sufficientissime ai bisogni di questi abitanti e non sono venute mai a mancare.
Oltre alle due qualità della potabilità e della costante sufficienza quantitativa, il progettato corso d’acqua offre il terzo requisito importantissimo, quello cioè del modo più economico per portare l’acqua nell’abitato. Ed infatti il progetto relativo risponde al sistema meno dispendioso pel Comune di provvedere, in modo diffinitivo e permanente, all’alimentazione idrica gratuita di questi abitanti, e questo principio della più grande economia vuole appunto rispettato la legge 25 Giugno 1911 N° 586 ed il nuovo Regolamento provvisorio del 6 Ottobre 1912 N° 1306. Non è possibile coordinare la soluzione del grave problema dell’acqua di questo Comune con quello dei Comuni vicini, mediante un Consorzio, perché i paesi limitrofi (Vallata e Castel Baronia) sono forniti, in modo diffinitivo, permanente dall’alimentazione idrica gratuita pei loro abitanti.
L’acqua potabilissima delle Sorgenti “Bocche” darà indubbiamente, la rigenerazione igienica-corporale agl’abitanti di Carife, che aspettano di dissetarsi con essa, come la manna nel deserto.
Carife 14 Maggio 1915
FIRMATO. L’Ufficiale Sanitario Dottor Nicola Flora

Si escludeva quindi fin dall’inizio la possibilità di costituire un Consorzio con gli altri Comuni limitrofi, cosa questa suggerita molto chiaramente nella legge succitata.
Ma il nostro Comune non si consorziò mai ed oggi, insieme a Casalbore e ad un terzo di Vallata, gestisce in proprio l’acquedotto.
Ovviamente era necessario prima di tutto accertare la potabilità dell’acqua che si voleva portare a Carife; in questa fase, forse, si peccò di eccessiva faciloneria e di superficialità, per l’eccessiva sicurezza di trovarsi di fronte ad un’acqua buona.

ACCERTAMENTO DELLA POTABILITA’ DELL’ACQUA DELLE “BOCCHE”

Agli atti risulta un’assai ponderosa corrispondenza, fatta di note scritte a mano (agli atti ci sono anche le “minute”) e di telegrammi, intercorsi nel 1913 tra il Sindaco del Comune di Carife ed il Prefetto di Avellino inerenti l’accertamento della potabilità dell’acqua che si andava a captare. Intanto, a passi lenti, l’Ing. Ferdinando Mastrocinque approntava il progetto dell’acquedotto.
il primo prelevamento di campioni di acqua delle sorgenti “Bocche”, su richiesta del Sindaco e più volte sollecitato , fu ritardato in quanto il Prefetto con nota n. 11828 del 28 Aprile 1913 comunicò al Sindaco:
“Oggetto: Prelevamento dei campioni di acqua. In relazione ai due telegrammi (22 e 26 Aprile, nota del redattore) distinti a margine faccio rilevare alla S.V. che non sono autorizzato a mandare costà il Medico Provinciale per il prelevamento di campioni dì acqua che dovrebbero essere spediti poi ai Laboratori del Ministero dell’Interno. Perché cotesto Comune possa fare eseguire gratuitamente l’analisi di campioni d’acqua presso i laboratori suddetti, è necessario che la S.V. ne faccia domanda in carta semplice al Ministero dell’Interno per il tramite di questa Prefettura, indicando nella domanda stessa il numero delle sorgenti che dovranno essere esaminate e dando ragguagli sulle condizioni nelle quali le acque scaturiscono, se si tratti cioè di polle, di acqua corrente, zampillanti, profonde, ecc.
Appena mi sarà pervenuta la istanza suddetta mi affretterò a trasmetterla al Ministero dell’Interno, chiedendo una cassetta refrigerante per il prelevamento dei campioni per l’analisi batteriologico. Solamente quando mi sarà pervenuta l’autorizzazione da parte del Ministero suddetto ed il materiale necessario per l’operazione potrà recarsi costà il Medico Provinciale. Firmato Il Prefetto.”
Nei telegrammi di sollecito inviati al Prefetto il Sindaco Angelo Raffaele Gallicchio fa spesso riferimento al malumore serpeggiante tra i cittadini e a possibili disordini che potevano derivare da ulteriori ritardi.
Il 7 Maggio 1913 il Sindaco di Carife, con nota n. 726, comunicava al Prefetto di aver provveduto a versare “a mezzo cartolina vaglia £ 90.00 al tesoriere Prov.le per le indennità spettanti al Medico Provinciale che dovrà recarsi in questo Comune per il prelevamento dei campioni”.
Finalmente in data 23 Maggio 1913 arrivò dalla Regia Prefettura la seguente nota:
“Prot. 1537- Risposta a telegramma del 21.5.1913 (inviato dal Sindaco). Oggetto: prelevamento campioni d’acqua. Comunico alla S.V. che il Ministero dell’Interno ha inviato a questa Prefettura una cassetta refrigerante per prelevamento di campioni di acqua in codesto Comune. Ho già disposto che tale cassetta sia inviata a codesto Comune.
Riservandomi di farle conoscere con precisione in quale giorno il Medico provinciale potrà recarsi costà per procedere ai detti prelevamenti, le fo noto fin d’ora quali sono gli oggetti che il funzionario suddetto dovrà trovare pronti per la occasione:

1.  Kg 40 di neve, per condizionare la cassetta refrigerante.

2. Bottiglioni nuovi (n° 2 per ogni sorgente che dovrà essere esaminata) di vetro bianco oppure         nero, con relativi turaccioli di buon sughero e nuovi.

3. Carta pergamena per ricoprire i turaccioli dei bottiglioni.

4. Duecento grammi di acido solforico puro in 800 grammi di acqua distillata.

5. Una cassetta di legno forte per imballare e spedire a Roma i Bottiglioni.

6. Una lampada ad olio con stoppino

7. Due boccette di ceralacca di buona qualità.

Interesso V.S. di avvertire quest’ufficio, non appena saranno approntati tutti gli oggetti dinanzi elencati. Firmato il Prefetto”.
Sembrava tutto pronto, ma in data 16.6.1913 il Sindaco inviava al Prefetto di Avellino questo Telegramma:
“Premuro Vostra Signoria inviare Medico Provinciale prelevamento campioni acqua Sorgenti Bocche diventando ritardo ragione serii malumori questa cittadinanza. Il Sindaco Facente Funzioni Firmato Pasquale Santoro”.
Finalmente il 26 giugno del 1913 furono prelevati i campioni da sottoporre ad analisi da parte del laboratorio del Ministero dell’Interno.
Trascriviamo il verbale, perché ci sembra assai preciso ed interessante:
“L’anno millenovecentotredici addì ventisei giugno: Il sottoscritto medico provinciale aggiunto si è recato nel Comune di Carife per provvedere al prelevamento di acqua ad una sorgente, destinata ad alimentare il costruendo acquedotto per il Comune medesimo.
Il sottoscritto nelle operazioni è assistito dal rappresentante del Comune di Carife Signor Mirra Vito assessore, e dall’Ufficiale Sanitario Comunale Dottor Flora Nicola. La sorgente denominata Bocche è ubicata a mezza costa della montagna Serra di Melina, la quale circoscrive un bacino imbrifero di notevole estensione. La montagna sudetta (sic!) è costituita da roccia calcarea, che affiora in mezzo ad un piccolo strato di terreno sabbioso che la ricopre ed è tenuto a pascolo.
Il terreno in mezzo al quale sgorga la sorgente, sotto forma di polla, è di natura ugualmente calcarea. A monte della sorgente non vi sono terreni coltivati od abitazioni. La detta sorgente diminuisce solo di poco nei periodi di magra, e non subisce intorbidamenti dopo le piogge.
I naturali del luogo affermano che tanto nell’inverno quanto nell’estate la sorgente mantiene costante la sua temperatura.
La sorgente trovasi all’altitudine di circa metri 850, e supera di oltre cento metri le case più elevate dell’abitato di Carife. Al momento del prelevamento dei campioni il cielo è coperto di nubi e spira un vento fortissimo. Nei giorni precedenti non si sono avute piogge importanti.
La temperatura dell’aria, al momento del prelevamento dei campioni, cioè alle ore dieci del mattino, misura 21 C° e quella dell’acqua 10,5 C°.
Si sono prelevati due campioni di litri tre ognuno per l’esame chimico, e tre fialette Tursini per l’esame batteriologico, a norma delle disposizioni dettate dal Ministero dell’Interno.
I caratteri organolettici dell’acqua sono buoni.
Il sottoscritto pur esprimendo parere favorevole circa la buona qualità dell’acqua delle sorgenti sopra descritte, ritiene che, il prelevamento dei campioni doveva essere preceduto dalla costruzione di un piccolo pozzetto di decantazione, e da altre opere sussidiarie di protezione della sorgente stessa di talchè se qualche lieve inquinamento sarà per ritrovarsi nell’acqua in esame, esso potrà dipendere dalle condizioni in cui attualmente rattrovasi la sorgente, anziché dalla natura dell’acqua medesima.
La cassetta refrigerante e la cassa con le bottiglie saranno spedite all’Onorevole Direzione dei Laboratori di Sanità Pubblica dalla stazione di Benevento. Firmato IL MEDICO PROVINCIALE AGGIUNTO (Illeggibile), L’Assessore Vito Mirra, L’UFFICIALE SANITARIO DOTTOR FLORA NICOLA, PER IL SEGRETARIO FIRMATO FORGIONE.
Il Medico Provinciale aveva ben previsto come sarebbero andate le cose:
Il Prefetto con nota n° 22004 del 25 Luglio 1913 comunicò al Comune i risultati delle analisi sui campioni d’acqua prelevati e riferì tra l’altro: i “caratteri organolettici: mediocri – leggero deposito sabbioso – reazione neutra – durezza totale 15,22 – sostanze organiche (ossigeno consumato 0,56. Acido nitrico tracce – acido nitroso assente – calcio quantità discreta – magnesio assente…dai risultati ottenuti si desume che , dal lato chimico, l’acqua analizzata si può ritenere adatta all’uso potabile”.
L’esame batteriologico risultò negativo ed il Laboratorio sentenziò: “Poiché il tasso batterico è molto elevato si è ritenuta l’acqua esaminata non potabile dal punto di vista batteriologico. Però risultando dalla relazione del Medico Provinciale che la sorgente non fu sistemata in modo conveniente per la presa dei campioni, può essere questa la causa dell’alto contenuto batterico. Si sospende quindi il giudizio in attesa che siano inviati nuovi campioni da prelevarsi, dopo che siano attuate le opere alle quali accenna il medico provinciale”.
Ovviamente lo sconcerto e la delusione furono enormi tra gli Amministratori e la popolazione, che attendeva la soluzione ai propri problemi di approvvigionamento.
Il Sindaco chiamò immediatamente in causa l’Ing. Mastrocinque, gli sottopose la questione e il tecnico suggerì di costruire almeno due vaschette di cemento occorrenti per la decantazione e la protezione delle acque, facendo pervenire nel contempo anche uno schizzetto progettuale, agli atti del Comune.
Contemporaneamente il Sindaco, con encomiabile tempestività, chiamava in causa il Medico Provinciale affinchè suggerisse come procedere per costruire pozzetti ed opere in grado di garantire di “prelevare acqua pura”.
La minuta del “telegramma espresso di Stato” è scritta di pugno del Sindaco in data 25 Luglio 1913. Nello stesso telegramma il Sindaco chiede un nuovo prelevamento di campioni d’acqua alle sorgenti “Bocche” , una nuova cassetta refrigerante e nel contempo un nuovo “sopraluogo del Medico Provinciale”.
Il Sindaco chiede anche di conoscere il “quantitativo somma da spedirsi per indennità al medico provinciale…tenendo presente l’eseguito primo deposito di £ 50,00” in occasione del prelievo effettuato precedentemente.
In data 28 Luglio 1913 Il Sindaco del Comune di Carife invia al Ministro dell’Interno la seguente lettera:
“A S.E.
Il ministro dell’Interno Roma
Il sottoscritto Sindaco del Comune di Carife (Avellino), nel riportarsi pienamente alla precedente istanza del 1° Maggio ultimo, prega l’E.V. a voler far eseguire gratuitamente con un sopraluogo del Medico Prov.le di Avellino nuovo prelevamento di campioni di acqua potabile delle sorgenti Bocche in questo territorio per una seconda analisi batteriologica essendo stato sospeso il giudizio diffinitivo sulla potabilità di detta acqua, essendosi trovato molto elevato il tasso batterico, e ciò è dipeso, indubbiamente, dalla cattiva sistemazione delle sorgenti.
Prima di prelevare nuovi campioni saranno attuate le opere necessarie. Per l’esecuzione di quanto innanzi prega l’E.V. di voler disporre l’invio di altra cassetta refrigerante, dando, nel contempo, incarico alla Prefettura di Avellino, perché provveda a far venire con cortese sollecitudine in questo Comune il Medico Prov.le per il prelevamento delle dette acque. Firmato Il Sindaco”.
Il secondo prelevamento di campioni d’acqua delle sorgenti “Bocche,” da analizzare a cura del Ministero dell’Interno, avvenne 17 Settembre 1913.
In un telegramma, spedito in data 22.8.1913 dalla Regia Prefettura di Avellino si legge: ”N. 25180. Riferimento telegramma odierno informo V.S. che attendo al riguardo disposizioni Ministero cui trasmisi l’istanza avanzata da codesto Comune per ottenere nuovo prelevamento campioni acqua potabile”.
In data 13 settembre il Prefetto comunicò al Sindaco di Carife: “ N. 27542. Relazione telegramma 12 corrente comunico S.V. che è giunta cassetta refrigerante per prelevamento campioni acqua e ne ho già disposto l’invio a codesto Comune. Nel corso prossima settimana si provvederà detto prelevamento; prego approntare lampada ad alcool con stoppino, bacchetta ceralacca buona qualità chilogrammi quaranta neve occorrente condizionamento cassetta. Con ulteriore avviso preciserò giorno in cui potrà recarsi costà medico provinciale”.
Puntuale il giorno successivo arriva l’avviso sempre a mezzo telegramma da parte del Prefetto:
“620. Mercoledì 17 corrente ore pomeridiane sarà costà Medico Provinciale Aggiunto per procedere giorno seguente prelevamento campioni acqua prestabiliti. Raccomando approntare neve necessaria per condizionamento cassetta refrigerante.”.
Il Sindaco Angelo Raffaele Gallicchio, con telegramma del 16.9.1913, alle ore 11.20, comunicò al Prefetto:
“Prot. 1507. Assicuro Vostra Signoria avere tutto disposto prelevamento campioni acqua sorgenti Bocche attendo medico provinciale”.
Il Medico Provinciale aggiunto arrivò puntuale e pernottò a Carife; il Sindaco intanto si era procurato la neve occorrente per la refrigerazione della cassetta nella quale dovevano essere riposte, sigillate con la ceralacca, le pipette contenenti i campioni d’acqua.
Io penso che, data la stagione, la neve sia stata prelevata in una delle “neviere” presenti a Carife o in una di quelle presenti nei pressi della sovrastante Trevico. Ma credo che tutto ciò sia di poco conto.
Il 17 settembre 1913, di buon mattino, forse a dorso di qualche mulo o cavallo, si andò alle “Bocche” per effettuare i rilievi e i prelievi necessari.
Molto significativo e preciso ci è sembrato il verbale manoscritto, redatto a Carife in data 18 settembre 1913, giorno in cui il Medico Provinciale, unitamente a rappresentanti del Comune, effettuò alle sorgenti Bocche il prelevamento di campioni d’acqua da sottoporre ad analisi. Il verbale è molto simile al precedente, del quale ribadisce la descrizione dei luoghi e le opere da farsi per garantire la sicurezza delle sorgenti e la potabilità dell’acqua.
Il testo del verbale è il seguente:
“L’anno 1913 il giorno 18 del mese di settembre. Il sottoscritto Medico Provinciale aggiunto presso la Prefettura di Avellino, si è recato nel Comune di Carife (Provincia di Avellino) per procedere al prelevamento dei campioni d’acqua da una sorgente denominata “Bocche”, destinata all’approvvigionamento idrico dell’abitato del Comune suddetto.
II sottoscritto nelle operazioni è assistito dal Sindaco funzionante del Comune di Carife Signor Notar Santoro Pasquale, e dall’Ufficiale Sanitario Signor Dottor Flora Nicola.
La sorgente “Bocche” è ubicata a mezza costa della montagna “Serra di Melina”, la quale circoscrive superiormente un bacino imbrifero di una notevole estensione.
La montagna suddetta è costituita da roccia calcarea che affiora in mezzo a un piccolo strato di terreno sabbioso che lo ricopre, ed è tenuta a pascolo.
Il terreno in mezzo al quale sgorga la sorgente, sotto forma di polla, è ugualmente di natura calcarea.. A monte della sorgente non ci sono terreni coltivati, od abitazioni. La detta sorgente diminuisce soltanto di poco nei periodi di magra e non subisce intorbidamenti dopo le piogge. I naturali del luogo affermano che tanto nell’inverno quanto nell’estate l’acqua della suddetta sorgente mantiene pressocchè costante la sua temperatura.
La sorgente trovasi alla quota altimetrica di circa metri 850 sul livello del mare, e supera di oltre cento metri le case più elevate del comune di Carife.
Alle ore otto del mattino si sono prelevati numero quattro campioni di acqua destinati allo esame batteriologico, costituiti da altrettante pipette Tursini che vengono depositate nella cassetta refrigerante e condizionate con la neve, a norma delle disposizioni impartite dal Ministero dell’Interno.
Non si prelevano i campioni per lo esame chimico, giacchè questo precedentemente eseguito su campioni prelevati il 26 giugno del corrente anno, ha dato risultati favorevoli nei rapporti della potabilità dell’acqua della anzi cennata sorgente.
Al momento del prelevamento dei campioni di acqua la temperatura dell’aria 21 C°, quella dell’acqua 10,5 C°. Il cielo è completamente sereno e non spira vento. Nei giorni precedenti a quello in cui si è praticato il prelevamento dei campioni di acqua, non si sono avute piogge.
Il sottoscritto esprime parere favorevole circa la potabilità dell’acqua della sorgente “Bocche”: ritiene però necessario costituire una larga zona di protezione alla sorgente medesima, allorchè si procederà all’allacciamento e consecutiva captazione di essa per l’approvvigionamento idrico dell’abitato del Comune.
Tale parere è determinato dal fatto che la sorgente “Bocche” venendo a giorno in un avvallamento notevole del territorio omonimo, nei periodi di pioggia abbondante può riuscire facile l’infiltramento delle acque superficiali scorrenti sul suolo. Nella falda idrica costituente la zona di alimentazione della sorgente anzidetta.
La cassetta refrigerante sarà spedita per “bagaglio” all’Onorevole Direttore del Laboratorio Batteriologico del Ministero dell’Interno in Roma, dalla stazione ferroviaria di Benevento”.
FIRMATO: IL MEDICO PROVINCIALE AGGIUNTO – IL SINDACO FF NOTAR PASQUALE SANTORO – L’UFFICIALE SANITARIO DOTTOR FLORA NICOLA
In data 15 ottobre 1913 la Regia Prefettura di Avellino, con nota n° 30436 scriveva al Sindaco di Carife:
“Comunico alla S.V.I. i risultati dell’esame batteriologico eseguito nei laboratori del Ministero dell’Interno sui campioni d’acqua inviati da codesto Comune ed appartenenti alle sorgenti “Bocche”….qualitativamente non si riscontrano colonie sospette patogene. Quantitativamente il tasso batteriologico , in confronto col precedente esame, si trova molto diminuito, il che fa ritenere che il primo risultato poco favorevole ottenuto fosse da attribuirsi veramente a cause estranee ai caratteri batteriologici dell’acqua, la quale, anzi captata e protetta migliorerà ancora; si dà quindi parere favorevole circa la potabilità di essa. FIRMATO IL PREFETTO”.
Io penso che a questo punto che gli amministratori dell’epoca, ma soprattutto i Carifani, fossero finalmente felici e soddisfatti.
Occorreva a questo punto perfezionare la richiesta di mutuo alla Regia Cassa Depositi e Prestiti.

Interesso V.S. di avvertire quest’ufficio, non appena saranno approntati tutti gli oggetti dinanzi elencati. Firmato il Prefetto”.
Sembrava tutto pronto, ma in data 16.6.1913 il Sindaco inviava al Prefetto di Avellino questo Telegramma:
“Premuro Vostra Signoria inviare Medico Provinciale prelevamento campioni acqua Sorgenti Bocche diventando ritardo ragione serii malumori questa cittadinanza. Il Sindaco Facente Funzioni Firmato Pasquale Santoro”.
Finalmente il 26 giugno del 1913 furono prelevati i campioni da sottoporre ad analisi da parte del laboratorio del Ministero dell’Interno.
Trascriviamo il verbale, perché ci sembra assai preciso ed interessante:
“L’anno millenovecentotredici addì ventisei giugno: Il sottoscritto medico provinciale aggiunto si è recato nel Comune di Carife per provvedere al prelevamento di acqua ad una sorgente, destinata ad alimentare il costruendo acquedotto per il Comune medesimo.
Il sottoscritto nelle operazioni è assistito dal rappresentante del Comune di Carife Signor Mirra Vito assessore, e dall’Ufficiale Sanitario Comunale Dottor Flora Nicola. La sorgente denominata Bocche è ubicata a mezza costa della montagna Serra di Melina, la quale circoscrive un bacino imbrifero di notevole estensione. La montagna sudetta (sic!) è costituita da roccia calcarea, che affiora in mezzo ad un piccolo strato di terreno sabbioso che la ricopre ed è tenuto a pascolo.
Il terreno in mezzo al quale sgorga la sorgente, sotto forma di polla, è di natura ugualmente calcarea. A monte della sorgente non vi sono terreni coltivati od abitazioni. La detta sorgente diminuisce solo di poco nei periodi di magra, e non subisce intorbidamenti dopo le piogge.
I naturali del luogo affermano che tanto nell’inverno quanto nell’estate la sorgente mantiene costante la sua temperatura.
La sorgente trovasi all’altitudine di circa metri 850, e supera di oltre cento metri le case più elevate dell’abitato di Carife. Al momento del prelevamento dei campioni il cielo è coperto di nubi e spira un vento fortissimo. Nei giorni precedenti non si sono avute piogge importanti.
La temperatura dell’aria, al momento del prelevamento dei campioni, cioè alle ore dieci del mattino, misura 21 C° e quella dell’acqua 10,5 C°.
Si sono prelevati due campioni di litri tre ognuno per l’esame chimico, e tre fialette Tursini per l’esame batteriologico, a norma delle disposizioni dettate dal Ministero dell’Interno.
I caratteri organolettici dell’acqua sono buoni.
Il sottoscritto pur esprimendo parere favorevole circa la buona qualità dell’acqua delle sorgenti sopra descritte, ritiene che, il prelevamento dei campioni doveva essere preceduto dalla costruzione di un piccolo pozzetto di decantazione, e da altre opere sussidiarie di protezione della sorgente stessa di talchè se qualche lieve inquinamento sarà per ritrovarsi nell’acqua in esame, esso potrà dipendere dalle condizioni in cui attualmente rattrovasi la sorgente, anziché dalla natura dell’acqua medesima.
La cassetta refrigerante e la cassa con le bottiglie saranno spedite all’Onorevole Direzione dei Laboratori di Sanità Pubblica dalla stazione di Benevento. Firmato IL MEDICO PROVINCIALE AGGIUNTO (Illeggibile), L’Assessore Vito Mirra, L’UFFICIALE SANITARIO DOTTOR FLORA NICOLA, PER IL SEGRETARIO FIRMATO FORGIONE.
Il Medico Provinciale aveva ben previsto come sarebbero andate le cose:
Il Prefetto con nota n° 22004 del 25 Luglio 1913 comunicò al Comune i risultati delle analisi sui campioni d’acqua prelevati e riferì tra l’altro: i “caratteri organolettici: mediocri – leggero deposito sabbioso – reazione neutra – durezza totale 15,22 – sostanze organiche (ossigeno consumato 0,56. Acido nitrico tracce – acido nitroso assente – calcio quantità discreta – magnesio assente…dai risultati ottenuti si desume che , dal lato chimico, l’acqua analizzata si può ritenere adatta all’uso potabile”.
L’esame batteriologico risultò negativo ed il Laboratorio sentenziò: “Poiché il tasso batterico è molto elevato si è ritenuta l’acqua esaminata non potabile dal punto di vista batteriologico. Però risultando dalla relazione del Medico Provinciale che la sorgente non fu sistemata in modo conveniente per la presa dei campioni, può essere questa la causa dell’alto contenuto batterico. Si sospende quindi il giudizio in attesa che siano inviati nuovi campioni da prelevarsi, dopo che siano attuate le opere alle quali accenna il medico provinciale”.
Ovviamente lo sconcerto e la delusione furono enormi tra gli Amministratori e la popolazione, che attendeva la soluzione ai propri problemi di approvvigionamento.
Il Sindaco chiamò immediatamente in causa l’Ing. Mastrocinque, gli sottopose la questione e il tecnico suggerì di costruire almeno due vaschette di cemento occorrenti per la decantazione e la protezione delle acque, facendo pervenire nel contempo anche uno schizzetto progettuale, agli atti del Comune.
Contemporaneamente il Sindaco, con encomiabile tempestività, chiamava in causa il Medico Provinciale affinchè suggerisse come procedere per costruire pozzetti ed opere in grado di garantire di “prelevare acqua pura”.
La minuta del “telegramma espresso di Stato” è scritta di pugno del Sindaco in data 25 Luglio 1913. Nello stesso telegramma il Sindaco chiede un nuovo prelevamento di campioni d’acqua alle sorgenti “Bocche” , una nuova cassetta refrigerante e nel contempo un nuovo “sopraluogo del Medico Provinciale”.
Il Sindaco chiede anche di conoscere il “quantitativo somma da spedirsi per indennità al medico provinciale…tenendo presente l’eseguito primo deposito di £ 50,00” in occasione del prelievo effettuato precedentemente.
In data 28 Luglio 1913 Il Sindaco del Comune di Carife invia al Ministro dell’Interno la seguente lettera:
“A S.E.
Il ministro dell’Interno Roma
Il sottoscritto Sindaco del Comune di Carife (Avellino), nel riportarsi pienamente alla precedente istanza del 1° Maggio ultimo, prega l’E.V. a voler far eseguire gratuitamente con un sopraluogo del Medico Prov.le di Avellino nuovo prelevamento di campioni di acqua potabile delle sorgenti Bocche in questo territorio per una seconda analisi batteriologica essendo stato sospeso il giudizio diffinitivo sulla potabilità di detta acqua, essendosi trovato molto elevato il tasso batterico, e ciò è dipeso, indubbiamente, dalla cattiva sistemazione delle sorgenti.
Prima di prelevare nuovi campioni saranno attuate le opere necessarie. Per l’esecuzione di quanto innanzi prega l’E.V. di voler disporre l’invio di altra cassetta refrigerante, dando, nel contempo, incarico alla Prefettura di Avellino, perché provveda a far venire con cortese sollecitudine in questo Comune il Medico Prov.le per il prelevamento delle dette acque. Firmato Il Sindaco”.
Il secondo prelevamento di campioni d’acqua delle sorgenti “Bocche,” da analizzare a cura del Ministero dell’Interno, avvenne 17 Settembre 1913.
In un telegramma, spedito in data 22.8.1913 dalla Regia Prefettura di Avellino si legge: ”N. 25180. Riferimento telegramma odierno informo V.S. che attendo al riguardo disposizioni Ministero cui trasmisi l’istanza avanzata da codesto Comune per ottenere nuovo prelevamento campioni acqua potabile”.
In data 13 settembre il Prefetto comunicò al Sindaco di Carife: “ N. 27542. Relazione telegramma 12 corrente comunico S.V. che è giunta cassetta refrigerante per prelevamento campioni acqua e ne ho già disposto l’invio a codesto Comune. Nel corso prossima settimana si provvederà detto prelevamento; prego approntare lampada ad alcool con stoppino, bacchetta ceralacca buona qualità chilogrammi quaranta neve occorrente condizionamento cassetta. Con ulteriore avviso preciserò giorno in cui potrà recarsi costà medico provinciale”.
Puntuale il giorno successivo arriva l’avviso sempre a mezzo telegramma da parte del Prefetto:
“620. Mercoledì 17 corrente ore pomeridiane sarà costà Medico Provinciale Aggiunto per procedere giorno seguente prelevamento campioni acqua prestabiliti. Raccomando approntare neve necessaria per condizionamento cassetta refrigerante.”.
Il Sindaco Angelo Raffaele Gallicchio, con telegramma del 16.9.1913, alle ore 11.20, comunicò al Prefetto:
“Prot. 1507. Assicuro Vostra Signoria avere tutto disposto prelevamento campioni acqua sorgenti Bocche attendo medico provinciale”.
Il Medico Provinciale aggiunto arrivò puntuale e pernottò a Carife; il Sindaco intanto si era procurato la neve occorrente per la refrigerazione della cassetta nella quale dovevano essere riposte, sigillate con la ceralacca, le pipette contenenti i campioni d’acqua.
Io penso che, data la stagione, la neve sia stata prelevata in una delle “neviere” presenti a Carife o in una di quelle presenti nei pressi della sovrastante Trevico. Ma credo che tutto ciò sia di poco conto.
Il 17 settembre 1913, di buon mattino, forse a dorso di qualche mulo o cavallo, si andò alle “Bocche” per effettuare i rilievi e i prelievi necessari.
Molto significativo e preciso ci è sembrato il verbale manoscritto, redatto a Carife in data 18 settembre 1913, giorno in cui il Medico Provinciale, unitamente a rappresentanti del Comune, effettuò alle sorgenti Bocche il prelevamento di campioni d’acqua da sottoporre ad analisi. Il verbale è molto simile al precedente, del quale ribadisce la descrizione dei luoghi e le opere da farsi per garantire la sicurezza delle sorgenti e la potabilità dell’acqua.
Il testo del verbale è il seguente:
“L’anno 1913 il giorno 18 del mese di settembre. Il sottoscritto Medico Provinciale aggiunto presso la Prefettura di Avellino, si è recato nel Comune di Carife (Provincia di Avellino) per procedere al prelevamento dei campioni d’acqua da una sorgente denominata “Bocche”, destinata all’approvvigionamento idrico dell’abitato del Comune suddetto.
II sottoscritto nelle operazioni è assistito dal Sindaco funzionante del Comune di Carife Signor Notar Santoro Pasquale, e dall’Ufficiale Sanitario Signor Dottor Flora Nicola.
La sorgente “Bocche” è ubicata a mezza costa della montagna “Serra di Melina”, la quale circoscrive superiormente un bacino imbrifero di una notevole estensione.
La montagna suddetta è costituita da roccia calcarea che affiora in mezzo a un piccolo strato di terreno sabbioso che lo ricopre, ed è tenuta a pascolo.
Il terreno in mezzo al quale sgorga la sorgente, sotto forma di polla, è ugualmente di natura calcarea.. A monte della sorgente non ci sono terreni coltivati, od abitazioni. La detta sorgente diminuisce soltanto di poco nei periodi di magra e non subisce intorbidamenti dopo le piogge. I naturali del luogo affermano che tanto nell’inverno quanto nell’estate l’acqua della suddetta sorgente mantiene pressocchè costante la sua temperatura.
La sorgente trovasi alla quota altimetrica di circa metri 850 sul livello del mare, e supera di oltre cento metri le case più elevate del comune di Carife.
Alle ore otto del mattino si sono prelevati numero quattro campioni di acqua destinati allo esame batteriologico, costituiti da altrettante pipette Tursini che vengono depositate nella cassetta refrigerante e condizionate con la neve, a norma delle disposizioni impartite dal Ministero dell’Interno.
Non si prelevano i campioni per lo esame chimico, giacchè questo precedentemente eseguito su campioni prelevati il 26 giugno del corrente anno, ha dato risultati favorevoli nei rapporti della potabilità dell’acqua della anzi cennata sorgente.
Al momento del prelevamento dei campioni di acqua la temperatura dell’aria 21 C°, quella dell’acqua 10,5 C°. Il cielo è completamente sereno e non spira vento. Nei giorni precedenti a quello in cui si è praticato il prelevamento dei campioni di acqua, non si sono avute piogge.
Il sottoscritto esprime parere favorevole circa la potabilità dell’acqua della sorgente “Bocche”: ritiene però necessario costituire una larga zona di protezione alla sorgente medesima, allorchè si procederà all’allacciamento e consecutiva captazione di essa per l’approvvigionamento idrico dell’abitato del Comune.
Tale parere è determinato dal fatto che la sorgente “Bocche” venendo a giorno in un avvallamento notevole del territorio omonimo, nei periodi di pioggia abbondante può riuscire facile l’infiltramento delle acque superficiali scorrenti sul suolo. Nella falda idrica costituente la zona di alimentazione della sorgente anzidetta.
La cassetta refrigerante sarà spedita per “bagaglio” all’Onorevole Direttore del Laboratorio Batteriologico del Ministero dell’Interno in Roma, dalla stazione ferroviaria di Benevento”.
FIRMATO: IL MEDICO PROVINCIALE AGGIUNTO – IL SINDACO FF NOTAR PASQUALE SANTORO – L’UFFICIALE SANITARIO DOTTOR FLORA NICOLA
In data 15 ottobre 1913 la Regia Prefettura di Avellino, con nota n° 30436 scriveva al Sindaco di Carife:
“Comunico alla S.V.I. i risultati dell’esame batteriologico eseguito nei laboratori del Ministero dell’Interno sui campioni d’acqua inviati da codesto Comune ed appartenenti alle sorgenti “Bocche”….qualitativamente non si riscontrano colonie sospette patogene. Quantitativamente il tasso batteriologico , in confronto col precedente esame, si trova molto diminuito, il che fa ritenere che il primo risultato poco favorevole ottenuto fosse da attribuirsi veramente a cause estranee ai caratteri batteriologici dell’acqua, la quale, anzi captata e protetta migliorerà ancora; si dà quindi parere favorevole circa la potabilità di essa. FIRMATO IL PREFETTO”.
Io penso che a questo punto che gli amministratori dell’epoca, ma soprattutto i Carifani, fossero finalmente felici e soddisfatti.
Occorreva a questo punto perfezionare la richiesta di mutuo alla Regia Cassa Depositi e Prestiti.

IL MUTUO CON  LA REGIA CASSA DEPOSITI E PRESTITI
COPIA DELLA DELIBERAZIONE/ATTO DI NASCITA DELL’ACQUEDOTTO
COPIA DELLA DELIBERAZIONE/ATTO DI NASCITA DELL’ACQUEDOTTO

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La deliberazione con la quale l’Amministrazione Comunale di Carife decise “la contrattazione di mutuo colla Cassa Depositi e Prestiti a provvista di acqua potabile (1^ Lettura)” fu adottata il 27 Maggio 1914. Si trattava della “Sessione ordinaria di primavera”.
La seduta di Consiglio fu presieduta dal Sindaco Sig. Gallicchio Angelo Raffaele, con l’assistenza del Segretario Comunale Sig. Grande Clemente. Gli avvisi di convocazione erano stati notificati ai Consiglieri dal Messo Comunale Sig. Manzi Arcangelo.

Alla seduta risultarono presenti:

1. Gallicchio Angelo Raffaele (Sindaco)

2. Caruso Giuseppe

3. Ciriello Antonio

4. Di Ianni Angelo Raffaele

5. Gallicchio Rocco Paolo

6. Infante Rocco

7. Mirra Vito

8. Santoro Avv.to Pasquale

9. Santoro Michelarcangelo

10. Saura Salvatore

 

Assenti  furono:

1.  De Biasi Cav. Pietro

2. De Biasi Raffaele

3. Forgione Antonio

4. Loffa Lorenzo

5. Salvatore Prof. Rocco

Crediamo opportuno riportare il verbale di quella importante deliberazione assunta dal Consiglio Comunale, perché essa costituisce l’atto di nascita del nostro Acquedotto:

“OGGETTO: Contrattazione di mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti a provvista di acqua potabile.

Il Sindaco Presidente ricorda che questo Comune è uno, dei non pochi delle Province Meridionali, che difetta di acqua potabile. Non ha un acquedotto qualsiasi per l’alimentazione idrica dei cittadini. Che per tali deplorevoli condizioni questo Comune determinò di far studiare un progetto tecnico, affidandone l’incarico all’Ing. Ferdinando Mastrocinque di Napoli, allo scopo di condurre e dispensare in questo abitato le acque delle sorgenti denominate “Le Bocche” di proprietà di questo stesso Comune, acque che posseggono i necessari, importantissimi requisiti, cioè la potabilità, il volume e il modo più economico del corso alimentare. Che il progetto suddetto ammonta alla complessiva somma di £ 144.251,56, e che questo Comune, non trovandosi in condizioni finanziarie da affrontare un’opera di così rilevante spesa, deve ricorrere al prestito di favore, con la Regia Cassa DD.PP. senza corresponsione d’interessi, per le agevolazioni accordate con la legge 29 Giugno 1911, N° 586, estinguibile in 35 anni;
Il Consigliere Santoro Avv.to Pasquale fa notare che questo Comune si trova nelle condizioni di poter contrarre il mutuo, cui trattasi, avendo l’Ing. Progettista Mastrocinque limitata l’opera a quello che è strettamente necessario a soddisfare le esigenze igieniche non solo, ma anche perché l’acqua, che si reclama apporta vantaggi esclusivi a questa intera cittadinanza, con la possibilità puranco in avvenire di fornire l’acqua alla nuova frazione Serra dei Fuschi, ove è stata istituita fin dal 1913 una Scuola di Stato, e che ne difetta assolutamente. Di qui la necessità d’incanalare tutto il volume dell’acqua esistente nelle sorgenti “Le Bocche”, per modo che ogni abitante possa disporre di almeno cento litri d’acqua al giorno;
Tenendo presente che questo Comune difetta del tutto di acqua, quella delle sorgenti “Le Bocche” dovrà servire per innaffiamento stradale, per l’alimentazione dei lavatoi, per la nettezza dei cessi pubblici, per fognature e via dicendo, le cui provviste sono anch’esse richieste da bisogni igienici;
Aggiunge lo stesso Consigliere Santoro che non è stato possibile coordinare la soluzione del grave problema dell’acqua per questo Comune con quello dei Comuni vicini, mediante un Consorzio perché tutti i paesi limitrofi sono forniti in modo definitivo e permanente dell’alimentazione idrica dei loro abitanti;

IL CONSIGLIO COMUNALE

Visto l’Art. 178 del testo unico della Legge Comunale e Provinciale approvata con Regio Decreto 21 Maggio 1908, N° 269;
Visto che il prestito ha per oggetto di provvedere all’eseguimento di tutte le opere e provviste occorrenti per la presa e conduttura dell’acqua potabile delle sorgenti denominate “Le Bocche”, di proprietà di questo Comune;
Visto che tale opera è d’indole straordinaria, ai sensi dell’art. 178 N. 3 della Legge Comunale e Provinciale;
Visti i tipi e i progetti dell’opera, subbietto del prestito;
Visto che la spesa portata dalla perizia rileva a 144.251,56, alla quale devesi provvedere con un prestito;
Vista la Legge 25 Giugno 1911 n. 586, portante concessioni a favore dei Comuni del Regno per la provvista di acqua potabile, nonché il Regolamento provvisorio approvato con Regio Decreto del 6 Ottobre 1912 N° 1306;
Con N° dieci voti favorevoli sui quindici consiglieri assegnati a questo Comune, e sui 15 in carica

DELIBERA

1. Di contrarre con l’Amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti un prestito di lire 144.251,56 da servire esclusivamente per la provvista di acqua potabile;

2. Distribuire il prestito suddetto in numero trentacinque annualità, comprensive di solo capitale;

3. Di garantire le numero trentacinque annualità d’ammortamento del prestito con una corrispondente annua sovrimposta alle imposte dei terreni e fabbricati, da soddisfarsi con altrettante delegazioni nell’Esattore delle Imposte Dirette, ai termini degli articolo 75 e seguenti della Legge 2 Gennaio 1913 n. 453 (Testo Unico) e del relativo Regolamento”.

Il Consiglio, nella seduta straordinaria del 18 Giugno successivo, deliberò ad unanimità “Approvarsi e confermarsi pienamente la precedente deliberazione di 1^ lettura del 27 Maggio ultimo, relativa all’oggetto in esame”, cioè la contrattazione del Mutuo.
Entrambe le sedute furono presiedute dal Sindaco Angelo Raffaele Gallicchio, con l’assistenza del Segretario Clemente Grande. All’atto dell’adozione della delibera del 18 risultò assente anche il Consigliere Infante Rocco
Nelle due delibere vengono anche riportate le osservazioni mosse dalla Giunta Provinciale Amministrativa. “Approvata dall’onorevole Giunta Prov.le Ammistrativa nella seduta dell’11 Febbraio 1915 N. 4343 in considerazione che la Cassa Depositi e Prestiti potrà, in ogni caso ridurre il mutuo a quella cifra corrispondente esattamente alla disponibilità della sovrimposta da vincolare per l’estinzione del debito a contrarsi”.
La terza Deliberazione, adottata in data 25 Gennaio 1915 dal Consiglio presieduto dall’Avv.to Michele Contardi, sempre con l’assistenza del Segretario Clemente Grande, dovette contro- dedurre alla Giunta Provinciale Amministrativa (In seguito diventerà COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO o Co.Re.Co.), che aveva rilevato “che la sovrimposta applicata da questo Comune pel 1915 in £ 4073,35, è insufficiente per sole £ 48,12 a garantire le 35 annualità di ammortamento del contraendo mutuo”.
Il Consiglio Comunale, con la Deliberazione adottata, chiarisce che nelle spese previste “vi sono 10.000 lire circa per impreviste, somma questa che non può assolutamente erogarsi del tutto; Ritenuto che le 10.000 lire possono essere tutte spese, non si può mettere in dubbio, però, che la complessiva somma preventivata dovrà subire una sensibilissima diminuzione per effetto del ribasso che si otterrà dalla gara al momento dell’appalto. Non si può concepire un appalto di £ 144251,56 senza ribasso. Lo si facesse pure, in misura minima del 3%, mentre sorpasserà di molto tale limite, si avrebbe il risparmio di £ 4327,90 che diviso per 35 annualità si ha il quoziente di £ 123,78 all’anno, più che sufficienti a coprire il vuoto di sole £ 48,12, di cui fa cenno la Regia Prefettura”.
Nella Deliberazione si ribadisce la volontà di non apportare variazioni in “aumento alla sovrimposta di questo Comune, oltre il limite legale del 60%, anche per non aggravare maggiormente questi contribuenti, e per evitare a questa Amministrazione il serio imbarazzo che deriva dall’eccedenza oltre il detto limite”.
La votazione si fece per appello nominale e “ad unanimità dei voti” si deliberò “Farsi voti All’On.le Giunta Prov.le Amm.va perché trovando giuste le suesposte considerazioni, voglia approvare sollecitamente gli atti consiliari del 27 Maggio e 18 Giugno 1914, di 1^ e 2^ lettura, relativi alla contrattazione del mutuo di £ 144251 con la Cassa DD.PP. in base alla legge 25 Giugno 1911 N° 586 e, quant’altro mai, approvarli fino alla concorrenza della disponibilità della sovrimposta di questo Comune, fissata, per il 1915 in £ 4073,35”.
La Giunta Provinciale Amministrativa approvò la Deliberazione nella seduta dell’11 Febbraio 1915 “in considerazione che la Cassa Depositi e Prestiti potrà in ogni caso ridurre il mutuo a quella cifra corrispondente esattamente alla disponibilità della sovrimposta da vincolare per estinzione del debito a contrarsi”.

Alla votazione risultarono presenti:

 

1. Contardi Avv.to Michele

2. Clemente Luigi

3. De Cicco Giuseppe

4. Infante Rocco

5. Manzi Rocco

6. Melchionna Vito

7. Pezzano Paolo

8. Santoro Pasquale

 

Furono invece assenti:

1. Caruso Giuseppe

2. De Biasi Raffaele

3. Gallicchio Angelo Raffaele

4. Giangrieco Dott. Giovanni

5. Loffa Lorenzo

6. Mirra Vito

7. Santoro Avv.to Pasquale

Evidentemente il Consiglio Comunale era stato rinnovato: alcuni non erano stati rieletti e fu questo il caso di Ciriello Antonio, Di Ianni Angelo Raffaele, Gallicchio Rocco Paolo, Santoro Michelarcangelo e Saura Salvatore.
Tra i nuovi eletti, oltre a quelli confermati, c’erano Clemente Luigi, De Cicco Giuseppe, Melchionna Vito, Pezzano Paolo e un altro Santoro Pasquale.
Una curiosità che mi ha meravigliato non poco: il Consigliere Comunale Lorenzo Loffa, in carica in entrambi i Consigli Comunali che deliberarono la contrazione del mutuo per la costruzione dell’acquedotto, non risultò mai presente: Si vede che aveva deciso di rimandare ai posteri la soluzione del gravissimo problema dell’approvvigionamento idrico di Carife: era il mio bisnonno, che fu poi anche fattore dei Ciampone.
Nel frattempo era stato eletto Sindaco Giovanni Giangrieco, nato a Carife il 4 Marzo 1046 da Rocco Paolo e da Rusca Carmela. Il 31 Giugno 1914 sposò Luisa Ruffo. Nel corso del 1932 emigrò a Napoli, dove aprì una farmacia.
Il Consiglio Comunale dovette ritornare sulla questione acquedotto e fu costretto ad adottare altre tre DeliberazionI: una in seconda convocazione in data 8 Aprile 1915, con la quale fu necessario apportare modifiche alle precedenti adottate il 27 Maggio e 18 Giugno1914, e una “di Seconda Lettura”, fu adottata dal Consiglio in data 1° Maggio 1915 per confermare quella adottata l’8 Aprile.
All’atto dell’adozione della Deliberazione dell’8 Aprile 1915, sempre con l’assistenza del Segretario Clemente Grande, risultarono presenti:

1. Giangrieco Giovanni (Sindaco)

2. Contardi Avv.to Michele

3. Pezzano Paolo

4. Melchionna Vito

5. Manzi Giovanni

6. Santoro Pasquale di Giuseppe Luigi

7. De Cicco Giuseppe

8. Clemente Luigi

Furono assenti:

1.  Santoro Avv.to Pasquale

2. Caruso Giuseppe

3. De Biasi Raffaele

4. GallicchioAngelo Raffaele

5. Infante Rocco

6. Loffa Lorenzo

7. Mirra Vito

Anche in queste altre occasioni non era presente, non si sa perché, il mio bisnonno Lorenzo Loffa.
Alla fine la Giunta Provinciale Amministrativa, nella seduta del 14 Maggio 1915 approvò e legittimò le deliberazioni rivolte alla contrattazione del mutuo per l’approvvigionamento idrico da parte del Comune e la Regia Prefettura della Provincia di Avellino ne diede comunicazione al Sindaco con la seguente nota:
“Oggetto. Carife – Mutuo per acquedotto. La Giunta Provinciale Amministrativa in seduta del 14 maggio 1915, poiché il Comune ha ridotto il mutuo nei limiti della sovrimposta disponibile secondo i suggerimenti dati con precedente decisione 11 Febbraio 1915 decide: approvarsi come approva le deliberazioni in esame. Firmato il Presidente Sozzi (o Lozzi?), Il Relatore Stanco, Il Segretario Barra. Per copia conforme ad uso amministrativo Firmato Il Consigliere Aggiunto”.
Crediamo che occorra spiegare perché, per queste Deliberazioni, siano state necessarie una prima ed una seconda lettura: La doppia lettura era richiesta dalla legge, perché i Consiglieri ripensassero su quello che avevano fatto e perché, eventualmente, gli assenti alla prima seduta potessero intervenire alla seconda.
Il Comune di Carife, per il perfezionamento del mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti, ebbe spesso come interlocutore la Regia Sottoprefettura di Ariano di Puglia (Ora Ariano Irpino).
La domanda di mutuo, indirizzata all’Ill.mo Sig. Direttore Generale della Cassa Depositi e Prestiti è del Maggio 1915 e reca la firma del Sindaco Giovanni Giangrieco (Agli atti c’è la minuta della lettera e nella data manca l’indicazione del giorno, risulta cancellato il mese Aprile ed è stato soprascritto Giugno).
L’importo di £ 142.567,35 fu richiesto ai sensi della legge n. 586 del 25 Giugno 1911. Evidentemente la correzione sulla minuta si rese necessaria dopo la ricezione della nota Prefettizia che approvava tutti gli atti relativi al mutuo, alla fine di un percorso iniziato con la Dliberazione di Consiglio Comunale del 27 Maggio del 1914: era passato quasi un anno…
Il Decreto di Concessione del Mutuo da parte della Cassa porta la data del 26 Settembre 1915, fu vistato presso la Ragioneria Centrale del Ministero dell’Interno in data 5 Ottobre 1915 e fu registrato infine presso la Corte dei Conti il 14 dello stesso mese (Reg. 185 – Amm. F. 88)
Nel Decreto di concessione del mutuo richiesto si fa riferimento al numero degli abitanti di Carife, come risultante dal Censimento del 1901 ed erano 2.514.
Il progetto , opera dell’Ing. Mastrocinque di Napoli, era stato redatto in data 20 Maggio 1914 ed era stato vistato dal Genio Civile di Avellino il 18 Giugno 1914.
Il Consiglio Sanitario Provinciale esprimerà il suo parere sul progetto nella seguente Delibera:
“In seduta del giorno 24 Febbraio 1915. Visto che il progetto redatto dall’Ing. Mastrocinque per la costruzione di un pubblico acquedotto pei bisogni della popolazione di Carife è stato riconosciuto dal lato tecnico, meritevole di approvazione.
Esaminato dal lato igienico s’è rinvenuto che l’acqua dal lato chimico e batteriologico è stata trovata dalla Direzione generale della Sanità potabile; che si sono progettati tutti lavori di protezione per garantire le sorgive e che tutte le opere previste sono conformi alle prescrizioni tecniche sanitarie; ad unanimità dei voti delibera di dare parere favorevole per la costruzione dell’acquedotto e per la contrattazione del mutuo di favore.

FIRMATO: IL PREFETTO PRESIDENTE SOZZI (LOZZI?); IL RELATORE BIANCARDI; IL SEGRETARIO BARRA”.

Una copia conforme fu estratta ed inviata al Comune di Carife a cura del Consigliere Aggiunto, la cui firma è illegibile
Il Decreto concedeva un mutuo di Lire 142.000 e assegnava al Comune due anni di tempo per il compimento della espropriazione e dei lavori a decorrere dalla data di emissione. La somma doveva essere restituita in 35 anni.
Con lo stesso decreto veniva “concesso al Comune medesimo il concorso dello Stato corrispondente all’intero onere di interessi limitatamente a lire 110.000 (centodiecimila) il quale concorso sarà corrisposto direttamente ed irrevocabilmente per conto del Comune, alla Cassa Depositi e Prestiti in tante quote annue uguali scadenti il 25 giugno di ogni anno quanti saranno gli anni di ammortamento del mutuo, e con riserva di procedere eventualmente alla liquidazione definitiva del concorso stesso a termini dell’art. 9 del Regolamento 6 Ottobre 1912, n. 1306.
Il predetto concorso dello Stato graverà sul Capitolo 197 del Biliancio del Ministero dell’Interno per l’anno 1915-1916 e sui capitoli corrispondenti degli esercizi successivi”.
Interessante per precisione e suggerimenti è la nota n. 8346, inviata in data 7 Ottobre 1915 al Signor Sindaco del Comune di Carife, dalla Regia Sottoprefettura di Ariano di Puglia. E’ scritta a mano in grafia minuta, ma facilmente leggibile:
“Oggetto: Mutuo di £ 142.600 per l’acquedotto. La domanda di Codesto Comune, per la concessione di un mutuo di £ 142.600, destinato a opere di provvista idrica, è stato trasmesso dal Ministero dell’Interno alla Cassa Depositi e Prestiti per gli ulteriori provvedimenti. Il Ministero ha riconosciuto che il concorso governativo può concedersi per £ 110.000 (perché la portata della conduttura eccede notevolmente i bisogni igienici del Comune) e che la restante somma dev’essere mutuata al tasso ordinario, e in tali sensi ha emesso il relativo decreto di autorizzazione, che verrà inviato subito alla registrazione della Corte dei Conti.
Si restituisce il progetto originale con la copia dell’istrumento enfiteutico e se ne attende ricevuta. Si avverte poi che, giusta quanto è stato disposto col decreto che autorizza il mutuo, durante l’esecuzione dei lavori dovranno collocarsi i tubi alla profondità di m. 1,50 anziché di 2, ottenendosi così una economia che può valutarsi approssimativamente a £ 5.000, altra economia si otterrà calcolando il diametro dei tubi della distribuzione interna in relazione alla effettiva portata a partire dalla prima fontanella. Tali economie dovranno andare in aumento delle impreviste in maniera che ove per le aumentate esigenze del mercato sui prezzi del materiale metallico, il Comune abbia bisogno di eccedere la somma, non sia costretto a chiedere mutui suppletivi”.

FIRMATO IL SOTTOPREFETTO

Ovviamente il Comune deliberò immediatamente di chiedere il mutuo di £ 110.000.
Intanto venivano anche definiti gli ultimi dettagli relativi all’approvazione del progetto redatto dall’Ing. Ferdinando Mastrocinque.
In data 2 Novembre 1914 il Sindaco di Carife aveva trasmesso alla Regia Prefettura di Avellino il progetto con tutti gli elaborati a corredo. Con nota Raccomandata n. 34582 del 2 Dicembre dello stesso anno il Prefetto comunicava al Sindaco:
“Prima di sottoporre al Consiglio provinciale sanitario il progetto di costruzione dell’acquedotto di cotesto Comune, lo restituisco alla S.V. perché sia provveduto a quanto ha osservato sul capitolato d’appalto dei lavori questo Consiglio di Prefettura col parere da me adottato che unisco in copia. Pel Prefetto (firma indecifrabile)”.
Il parere, che porta il n. 34582 Divisione di Sanità, era il seguente:
“Il Consiglio di Prefettura
Esaminato il progetto per la conduttura dell’acqua potabile di Carife, nei riflessi dell’art. 189 della vigente legge Com.le e Prov.le, rileva:
Che manca la deliberazione con cui il Consiglio comunale dichiara di accettare le modifiche suggerite dal Genio Civile, modifiche apportate di fatto, per cui lo stesso Genio Civile dichiara di aver trovato regolare il progetto. La deliberazione è necessaria non potendosi ritenere come emanazione della volontà della rappresentanza con le deduzioni date dal Sindaco con nota municipale 22 Novembre n. 1694. Con la quale nota il Sindaco chiede, tra l’altro, che sia resa esecutoria la deliberazione 27 Maggio con la quale si approvava il progetto così come venne formato dal redattore, senza le modifiche apportata in via di fatto, a seguito delle osservazioni del Genio Civile. Evidentemente non è possibile aderire a tale richiesta del Sindaco, che sarà bene che l’art. 23 sia completato col far obbligo all’appaltatore di presentare, all’atto della stipulazione dell’atto, la prova di avere assicurato gli operai contro gli infortuni sul lavoro;
Che all’art 25 occorre dichiarare esplicitamente che la cauzione definitiva dovrà, sotto la responsabilità personale dell’appaltatore, ed a cura di questo, essere versata alla Cassa Depositi e Prestiti e non nella tesoreria del Comune;
Che trattandosi di un appalto di una certa entità che richiede mezzi disponibili abbastanza forti per parte dell’appaltatore, occorre dare agli avvisi d’asta la maggior pubblicità e dare un tempo congruo agli esercenti tale industria per recarsi in Carife a prendere cognizione del progetto e delle condizioni locali per studiare la convenienza, o meno, d’adire l’asta. Senza di ciò non si avrebbe un sufficiente numero di concorrenti, e mancherebbero in conseguenza offerte vantaggiose.
Per tale motivo, e sulla considerazione che, non essendo la stagione che volge la più propizia ai lavori all’aperto, nulla si rischierebbe a differire di pochi giorni l’esperimento degli incanti, ritiene il Consiglio che non sia opportuno di consentire l’abbreviazione dei (segue parola illeggibile)

Opina

Perciò allo stato degli atti non possa approvarsi il capitolato, e che gli atti d’incanto debbano seguire con l’osservanza dei termini normali.
Avellino 26 Novembre 1914. Pel Presidente formato De Martino. I Consiglieri firmati Romano e Fattorini.
Per copia conforme ad uso amministrativo – Il Consigliere Aggiunto De Pascale.
Agli inizi del mese di Dicembre 1914 il Sindaco con nota “urgentissima a vista” rimetteva il Capitolato all’Ing. Ferdinando Mastrocinque “perché fosse rettificato conformemente alla decisione emessa dall’on. Consiglio di Prefettura…Raccomando d’eseguire d’urgenza sollecitamente ed interamente (parole sottolineate) le proposte modifiche a detto Capitolato…Ogni ulteriore ritardo potrebbe seriamente nuocere la sollecita definizione di questa importantissima (Sottolineato) pratica”.
Con nota datata 15 Dicembre 1914 risponde al Sindaco in questo modo:
“Rimetto alla S.V.Ill.ma il Capitolato Originale e le due copie con le modifiche richieste dal Consiglio di Prefettura, modifiche superflue perché i due articoli erano chiarissimi. Del resto, per evitare discussioni le ho fatte sul Capitolato originale con inchiostro rosso e firme accanto, e nelle due copie ad inchiostro nero. Circa l’avviso d’asta e la deliberazione approvante le modifiche credo che non le serviranno schiarimenti. Con Distinti ossequi Sono Suo Ing.re Ferdinando Mastrocinque”.

APPALTO DEI LAVORI DELL’ACQUEDOTTO DELLE SORGENTI “ BOCCHE”

Particolarmente significativa per l’intero iter burocratico del progetto relativo alle sorgenti “Bocche” è la nota n. 914 del 21 Maggio 1915, ad oggetto “Mutuo di favore di lire 142.567,39 con la Regia Cassa DD.PP. per la costruzione dell’acquedotto”.
La nota fu inviata al Sotto Prefetto di Ariano di Puglia, del cui Circondario Carife faceva parte. Alla minuta è incollata la ricevuta della Raccomandata (0,40 centesimi) assai simile a quelle in vigore fino a non molto tempo fa.
Leggiamo il testo della lettera, firmata dal Sindaco Giovanni Giangrieco.
“Con preghiera dell’ulteriore sollecito corso per la concessione del mutuo di favore di £ 142567,39 di cui la legge 25 Giugno 1911 n° 586, da servirsi per la costruzione dell’acquedotto, trasmetto a V. S. Ill.ma, con plico a parte, la pratica completamente istruita e cioè formata dagli atti qui elencati:

1. Domanda diretta al Ministero dell’Interno – Direzione Generale della Sanità pubblica;

2. Domanda alla Direzione Generale della Cassa DD.PP.;

3. Il progetto, nell’originale bollato e in copia in carta libera, redatto dall’Ing. Ferdinando Mastrocinque e regolarmente approvato dall’Ufficio del Genio civile;

4. Relazione dell’Ufficiale Sanitario Dr. Flora;

5. Copia istrumento enfiteutico del 6 Aprile 1800 – per Notar Vincenzo Tedeschi di Carife – dal quale rilevasi (paggine 5-6.102 e 103, che le acque delle sorgenti “Le Bocche” da incanalarsi per il bisogno di questa popolazione, si appartengono in proprietà esclusivamente a questo Comune;

6. Copie quattro di atti consiliari per la contrattazione del mutuo, approvati dalla G.P.A. (Giunta Provinciale Amministrativa, n.d.r.), cioè:

a) Del 27 Maggio 1914 (I^ lettura);

b)  Del  18 Giugno 1914 (II^ lettura) (con le quali si chiedeva il prestito di £ 144.251,56);

c) Dell’8 Aprile 1915 (I^ lettura);

d) Del I° Maggio 1915 (Con le quali fu ridotto il mutuo a lire 142567,35, proporzionalmente alla disponibilità della sovrimposta);

e) Del I° Maggio 1915 (II^ Lettura)

7. Un prospetto dimostrativo dello Stato finanziario del Comune, desunto dal conto consuntivo dell’anno 1913, ultimo approvato dall’On.le Consiglio di Prefettura;

8. Avviso affisso all’Albo Pretorio di questo Comune per il termine di giorni quindici, contenente il riassunto della domanda diretta al sullodato Ministero, e l’avvertimento del contemporaneo deposito della stessa domanda , della relazione del piano parcellare, dell’elenco delle espropriazioni e del progetto tutto;

9. Esemplare del Foglio degli Annunzi legali della Provincia, nel quale fu contemporaneamente inserito il detto avviso;

10.  Certificato attestante l’avvenuta pubblicazione dell’avviso ripetuto dal 5 al 20 Maggio 1915;

11.  Certificato dell’avvenuto regolare deposito, in questa segreteria comunale, della domanda, della relazione, del progetto e dell’elenco, di cui all’art. 16 della legge 29 Giugno 1865 N° 2359 a libera visione di tutti

12. Un esemplare del Bilancio 1915;

13. Una copia dell’ultimo conto approvato, quello del 1913;

14. Due fogli di carta da £ 2,50 ognuno per le copie delle decisioni dell’On. S.V. emesse nelle sedute 11 Febbraio e 14 Maggio 1915.

La Prefettura provvederà ad alligare, oltre le copie delle dette decisioni:

a)La relazione dell’Ufficio del Genio Civile, redatta ai termini dell’art. 2 della legge 25 Giugno 1911 N° 586, che trovasi presso quella Prefettura per essere stata spedita con nota 28 Giugno 1914 n. 2854;

b) Il parere del Consiglio Prov.le di Sanità emesso nella seduta del 24 Febbraio 1915;

c) La relazione tecnico-igienica sulla qualità e potabilità dell’acqua, corredata dell’analisi chimica e batteriologica, da compilarsi dal Medico Provinciale, che si recò in questo Comune per il prelevamento dei campioni dell’acqua;

d) Certificato, attestante che nel limite legale dell’attuale sovrimposta, vi è capienza per il  vincolo a favore della Cassa mutuante per l’ammortamento del contraendo mutuo.

Do speciale preghiera a V.P. Ill.ma, perché voglia benignarsi comunicarmi, per telegrafo, il giorno dell’invio in Prefettura della pratica in parola.
Ringraziandola la riverisco. Firmato IL Sindaco G.Giangrieco”.
(La firma è davvero bella).
Per stabilire che le sorgenti “Bocche” erano di esclusiva proprietà del Comune di Carife fu necessario visionare gli atti del Catasto onciario presso l’Archivio di Stato di Avellino, cui vennero pagati diritti per £ 2,65 (Vedi punto 5 della nota precedente).
Agli atti del Comune esiste la copia conforme, redatta con bella grafia dal Segretario comunale Clemente Grande in data 8 Giugno 1916, di una nota Prefettizia della quale si ritiene opportuno riportare il testo, data la sua importanza.
La nota, datata 3 Giugno 1916, fu spedita dalla Regia Prefettura di Avellino al “Signor Sotto Prefetto di Ariano” è la seguente:
Regia Prefettura di Avellino
Ufficio Amministrativo – Div. 3^ – N. di protocollo 11279
Oggetto: Concessione di prestito al Comune di Carife per l’acquedotto.
In relazione ai precedenti noti a codesta Sottoprefettura, ed in ordine all’art. 15 del regolamento approvato con Regio Decreto 5 Luglio 1908 N° 471 si trasmette il qui unito estratto del decreto luogotenenziale 2 Aprile 1916 testè restituito registrato dalla Corte dei Conti, col quale è stata approvata la concessione a favore del Comune controcennato di un prestito di £ 142600, di cui 32600 all’interesse del 3% e 110.000 senza interessi da servire per costruzione di acquedotto.
L’Amm.ne della Cassa Depositi pagherà detto prestito al Comune col mio concorso, ed il Comune mutuatario dovrà restituire la somma imprestata, coll’aggiunta degli interessi al saggio predetto in N° 35 annualità di £ 5041,62 ciascuna, rilasciando altrettanto delegazioni coll’esattore delle sovrimposte.
L’importo di tali delegazioni dovrà essere versato a rate bimestrali di £ 840,27 ognuno.
Si prega la S.V. di far pervenire al Sindaco, con tutta sollecitudine, il cennatto estratto di decreto e N° 35 stampati pel rilascio delle suddette delegazioni, avvertendo essere necessario che il Consiglio Comunale deliberi secondo il disposto del citato art. 15 del regolamento, l’accettazione del prestito alle condizioni stabilite e deliberi contemporaneamente l’imposizione e l’applicazione delle sovrimposte sui terreni e sui fabbricati per tutti gli anni fissati per la restituzione, nella misura sufficiente ad eseguire l’intero pagamento delle delegazioni, e deliberi infine la emissione delle delegazioni medesime. Questa deliberazione da prendere in doppia lettura col voto favorevole della maggioranza dei consiglieri in carica, deve essere approvata dalla G.P.A. (Giunta Provinciale Amministrativa, n.d.r.), la quale dovrà altresì autorizzare l’eccedenza della sovrimposta al limite legale nella misura e pel tempo necessario a garantire l’estinzione del mutuo.
Per meglio assicurare la regolarità di tale deliberazione la S.V. vorrà rimettere al Sindaco suddetto l’unito modello, attinendosi al quale sarà evitato che si abbia poi a ritardare il pagamento del prestito per mancanza, nella deliberazione stessa, di alcuno degli estremi voluti dal regolamento.
In relazione a quanto sopra occorrerà rimettere a questa cassa:
copia, su carta da £ 2,70 delle deliberazioni consigliari di accettazione, munite del certificato di pubblicazione nei modi ordinari, del cenno di approvazione dell’Autorità tutoria e del visto e bollo d’ufficio del Sindaco.
Copia, pure su carta da £ 2,70 della decisione tutoria con la quale si approvino le deliberazioni consigliari di accettazione e si autorizzi l’eccedenza della sovrimposta come sopra, munita la copia stessa del certificato del Segretario Comunale attestante l’avvenuta pubblicazione di dette decisioni per otto giorni consecutivi, senza seguito di ricorsi in tale periodo e nei quindici giorni successivi.
La bolletta del Ricevitore del Registro comprovante il pagamento della tassa sulle concessioni governative di £ 2,70 per mille.
Le delegazioni, debitamente assoggettate al competente bollo, ed accettate dall’Agente della riscossione quelle relative al decennio in corso.
Pervenuti alla Cassa Depositi e Prestiti i suddetti documenti e riscontrati regolari si potrà provvedere al pagamento totale o rateale del prestito, a seconda del bisogno, in base ad analoghe domande in carta da bollo di centesimi 70, firmate dal Sindaco ed accompagnate dall’ordinativo Prefettizio, rilasciato ai sensi dell’art. 5 del regolamento 6.10.1912 N° 1306 quanto a lire 110000 e per £ 32600 con espresso riferimento allo stato di avanzamento dei lavori.
La prima domanda per somministrazione del prestito potrà anche essere inviata insieme con gli atti di accettazione sopra indicati.
Pel Prefetto Firmato L. De Martino.
Carife 8 Giugno 1916 Il Segretario Comunale Clemente Grande (Firma autografa).
Naturalmente l’Amministrazione, per evitare ulteriori ritardi, si attenne scrupolosamente alle istruzioni impartite con la suddetta nota.
In data 6 Giugno 1916, prot n° 3767,la Sotto Prefettura di Ariano aveva trasmesso al Comune il Decreto Luogotenenziale di concessione del prestito, affinchè il Segretario ne facesse copia. Il Comune restituì l’atto in data 8 Giugno.
In data 9 Giugno, che faceva seguito a quella del 6 dello stesso mese dalla Prefettura di Avellino erano arrivati, puntualmente, lo schema di deliberazione e gli “stampati per delegazioni di pagamento”, richiesti dal Sindaco di Carife in data 12 Maggio 1916.
Questo ed altri elementi si ricavano dal “Conto della spesa per la pubblicazione ed approvazione del progetto dell’acquedotto delle sorgenti Bocche, presentato a firma del Segretario Comunale Grande Clemente, che in data 2 Maggio 1915 aveva ricevuto dal Tesoriere £ 25. Alla fine tra bolli, inserzioni e copie di deliberazioni di lire ne aveva spese 31.
Il rendiconto si trova nel fascicolo relativo all’acquedotto.
A titolo di curiosità viene qui riportato il “Prospetto delle entrate del Comune di Carife, desunte dal Conto Consuntivo dell’anno 1913 (Ultimo approvato)” che fu prodotto a corredo della domanda di mutuo per “provvista di acqua potabile”:

REDDITI PATRIMONIALI                        £ 4.942,27
PROVENTI DIVERSI                                 £ 339,96
TASSE E DIRITTI                                      £ 5.928,38
SOVRIMPOSTA FONDIARIA                   £ 4.476,16
TOTALE DELLE ENTRATE                      £ 15.181,77.

Come  ben si può vedere il bilancio del nostro Comune, a quei tempi, era molto magro.

I PREVENTIVI PER LA FORNITURA DEI TUBI

L’Amministrazione comunale, molto diligentemente, aveva nel frattempo provveduto a richiedere i preventivi in relazione alla fornitura dei tubi necessari per la costruzione dell’acquedotto. I preventivi che giunsero sono presenti nel fascicolo
Intanto il Ministero dei lavori Pubblici, con circolare del Segretariato Generale – Div. II^ Contratti – n. 3863 del 24 Agosto 1914 aveva diramato disposizioni proprio in merito alla “Fornitura di tubi metallici per acquedotto”.
Nella suddetta circolare, diretta ai Direttori Generali del Ministero, agli Ispettori superiori e agli Ingegneri capi del Genio Civile, si dirimeva una “querelle” sorta tra gli industriali, che avevano da vario tempo prodotto reclami “circa le prescrizioni dei capitolati speciali concernenti forniture di tubi metallici per acquedotti”. Nella circolare si dice: “Alcuni di tali reclami riguardano l’impiego dei tubi di acciaio per le condutture d’acqua potabile ed altre, i quali, secondo gli industriali interessati, potrebbero in ogni caso essere sostituiti utilmente con i tubi di ghisa. Altri reclami concernono la fornitura di tubi senza saldatura, per cui i capitolati designano esclusivamente come adatti i tubi di acciaio Mannesmann…ciò che costituisce, secondo i ricorrenti, un ingiustificato privilegio a vantaggio di una Ditta, mentre esistono in commercio altri sistemi di tubi senza saldatura di acciaio o di ferro che offrirebbero uguali garanzie di resistenza e di allungamento.
Sulle due importanti questioni è stato interpellato Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici il quale nelle adunanze del 15 gennaio e del 15 giugno c.a. ha espresso i seguenti pareri:

  1. Circa la  sostituzione dei tubi di ghisa con quelli di acciaio: che allo stato attuale delle cognizioni non possa darsi preferenza assoluta né ai tubi di ghisa né a quelli di acciaio, ma che la scelta debba farsi caso per caso secondo le circostanze locali e le diverse condizioni…
  2. Circa l’impiego di tubi senza saldatura: che nei capitolati d’oneri riguardanti i lavori di condotte idriche o forniture di tubi di ferro o di acciaio, si debba includere la semplice richiesta di tubi senza saldatura, togliendo ogni prescrizione relativa alla provenienza o al sistema di produzione…”

La Circolare ricordava poi  che nei capitolati si dovevano  richiamare le prescrizioni contenute nelle Norme e Condizioni per le prove e l’accettazione dei materiali ferrosi, approvate col Decreto ministeriale 29 febbraio 1908 (anno bisestile).

Insomma il Ministero imponeva “di non far riferimento , nella prescrizione dei tubi, a speciali ditte o sistemi” ma riconosceva “agli ingegneri progettisti libertà di prescrivere, secondo i casi, l’esclusiva fornitura di tubi di acciaio, pei quali pure si debbono richedere i coefficienti di resistenza  e allungamento indicati nel citato decreto”.

La circolare, firmata p. Il Ministro da Visocchi, interveniva a tutelare l’industria nazionale nei confronti di quella estera, molto presente sul mercato nazionale.

La prima nota agli atti porta la data dell’11 Marzo 1916 ed è quella di Amato Martorelli & Figlio, agenti in Napoli della Società Tubi Mannesmann di Dalmine (Bergamo): avevano  avuto  la notizia della concessione del mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti, evidentemente da un informatore interessato.

A questa nota la Società fa seguira un’altra in data 25 Maggio: in essa si chiedono notizie in merito al prosieguo della pratica relativa al perfezionamento del mutuo e si chiede “di conoscere l’epoca fissata per le aste”. Allegata una busta affrancata.

Il 4 Luglio 1916 arrivò al Comune di Carife la nota delle ACCIAIERIE E FERRIERE LOMBARDE di Milano: erano in possesso della copia dell’avviso d’asta  e rimanevano “in attesa di conoscere  l’esito degli esperimenti che preghiamo di voler cortesemente comunicarci non appena l’appalto avrà luogo”.

Non conoscevano il quantitativo di tubi da fornire per l’impianto, ma sostenevano: “Ai tubi Mannesmann noi possiamo contrapporre i nostri tubi in acciaio senza saldatura Italia che hanno le medesime caratteristiche di quelli che ormai vengono preferiti, rappresentando essi la vera produzione dell’industria nazionale emancipatasi in tal modo da ogni ingerenza teutonica”.

Nel prosieguo della lettera si chiede categoricamente il rispetto della normativa impartita dal Ministero dei Lavori Pubblici, che è stata riportata in precedenza. Anzi l’Azienda lombarda allega la circolare diramata il 24 Agosto 1914.

La lettera è molto tecnica e l’ultima parte è davvero interessante. Eccone la fotocopia della parte finale:

acquedotto_1 (5)

Al Comune pervennero anche lettere da parte di queste altre Industrie e/o fornitori:

1.  Società Lombardo Ligure con sede in Milano (nota del 10 Luglio 1916);

2. Società Altiforni, Fonderie ed Acciaierie di Terni (nota del 13 Luglio 1916);

Il 24 Luglio 1916 arriva un’altra “lezione” per il Sindaco  dell’epoca. Ecco la copia di un tratto molto “ eloquente” di essa:

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LA LETTERA DELLE “ACCIAIERIE E FERRIERE LOMBARDE”

Intanto A. Martorelli e Figlio scrivono di nuovo in data I° Agosto 1916. Era andato deserto il I° esperimento di gara ed il Sindaco aveva inviato ai due agenti rappresentanti della Società Tubi Mannesmann un telegramma, il cui testo era il seguente:
“Asta deserta insufficienza concorrenti secondo esperimento dodici Agosto fornitemi chiesti prezzi”.
In realtà all’asta non si era presentato nessuno.
Nella lettera si magnificavano i tubi della casa, che, a detta degli agenti che avevano la loro sede nella Galleria Umberto I° di Napoli – Angiporto 7, “erano di fabbricazione prettamente nazionale ed essi non hanno nulla di comune coi prodotti di altre case concorrenti…grazie alla bontà del materiale, col quale vengono fabbricati e precisamente con acciaio, ottenuto coi forni elettrici, avente la massima resistenza”.
Alla nota è allegato il preventivo che fa riferimento ai prezzi della merce “e spese pagate fino alla stazione di Taurasi (!) –pagamento, contro assegno ferroviario in parte anticipato”.
Segue la descrizione del prodotto “in acciaio della migliore qualità ottenuto ai forni elettrici, avente la massima resistenza, laminati a caldo, incatramati internamente ed esternamente a caldo e rivestiti all’esterno di Juta asfaltata applicata meccanicamente a caldo, provati singolarmente in officina alla pressione idraulica di prova fino a 75 atmosfere d’esercizio, muniti del nostro giunto a bicchiere normale per pressioni di prova fino a 15 atmosfere, in lunghezza di fabbricazione da 7 a 11 metri con una media di metri 8,50 i tubi del diametro interno di 80 millimetri ed in lunghezza di 7 e 12 metri con una media di metri 9,50 i tubi del diametro interno di 100 millimetri e cioè:
Metri 1706 Diametro interno 80 m/m al prezzo di L. it. 9,05 per metro lin. utile;
Metri 2631 Diametro interno 100 m/m al prezzo di L. it. 12,35 per metro lin. utile.
PEZZI SPECIALI corrispondenti alla suddetta specifica tecnica, costruiti con tubi Mannesmann senza saldatura, pure incatramati e jutati:
al prezzo in monte di L. it. 130.–% Kg. Sul peso effettivo”.
Ma la cosa che più urgeva era espressa nella lettera da queste parole:
“ In relazione al Decreto Luogotenenziale N. 370 del 7 Aprile 1916, facciamo find’ora (sic!) presente che in caso di ordinazione, la fornitura ci dovrà essere autorizzata dall’On. Sottosegretariato per le Armi e Munizioni, il quale in base a tale decreto, ha la facoltà di disporre in ogni momento dell’intera produzione di tutti gli stabilimenti metallurgici del Regno.
Fiduciosi che la presente nostra offerta saprà incontrare tutta la convenienza di cotesta Onorevole Amministrazione Comunale, stiamo in attesa della pregiata ordinazione, e frattanto ci rassegniamo coi sensi della nostra ben dovuta stima e considerazione”.
La lettera, sottofirmata dal Direttore e dal Capo Ufficio della Società Tubi Mannesmann, è ineccepibile sotto il profilo tecnico e commerciale ed è ossequiosa nei confronti di un Sindaco probabile committente.
Da essa apprendiamo inoltre che bisognava ottenere, per la fornitura, dei permessi speciali, in quanto l’industria metallurgica italiana era tutta impegnata a produrre materiali necessari per la guerra in atto.
In data 28 Agosto 1916, fallito il I° tentativo di appaltare i lavori dell’ acquedotto, pervenne anche la lettera della Società Anonima delle Acciaierie e Ferriere Lombarde di Milano. In essa si chiedeva di conoscere “se per l’impianto suddetto furono previsti tubi in ferro ed in acciaio, saldati o senza saldatura, oppure in ghisa”.
Alla nota era stata anche allegata, oltre alla solita busta affrancata, un foglio dal quale l’Amministrazione Comunale avrebbe potuto rilevare i dati tecnici e le dimensioni dei “Tubi in acciaio/bicchiere senza saldatura Italia, che l’impresa poteva fornire, a prezzo conveniente, dando assicurazione della bontà del materiale impiegato. Si diceva che i tubi “erano senza saldatura in acciaio Martin Siemens, delle migliori qualità, laminati a caldo”.
Nel caso che l’ aggiudicazione fosse già avventuta, si chiedeva di conoscere il nome e l’indirizzo dell’aggiudicatario.
Alla nota era allegato, oltre al catalogo dei tubi a bicchiere o campanati “Italia” , che indicava dimensioni, prezzi e misure di essi, anche il disegno dei pezzi speciali necessari per l’impianto e le diramazioni.
Non manca, tra gli allegati alla nota, il CERTIFICATO DI PROVA di cinque campioni di cinque giunti a bicchiere da parte del Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano. La prova di resistenza dei giunti, alla pressione idraulica di 100 atmosfere, era ampiamente positiva, come risulta dal certificato firmato dal Direttore del Laboratorio Prof. Ing. C. Pinciroli.
Tra gli allegati figura anche un depliant che illustra le caratteristiche di un contatore per acqua potabile. Era stato fornito dalla “Premiata Fabbrica di Contatori d’Acqua potabile” dell’Ing. V. Zacchi, con ufficio in Milano in Corso Magenta, 55.
Tra le referenze si racconta che fino al 1912 aveva venduto 500.000 Contatori e che gli acquedotti serviti erano 2.000; viene poi riportato il medagliere, comprendente una medaglia d’oro ottenuta nel 1901 all’Esposizione di Perugia e 20 medaglie d’oro ottenute in varie esposizioni nel mondo, tra cui quella dell’Esposizione Internazionale di Milano del 1906, riprodotta sul foglio nel recto e nel verso. L’Ing. Zacchi era subentrato ad A.C. SPANNER, che risulta sbarrato sul depliant.

RIPORTIAMO IL FRONTESPIZIO DEL DEPLIANT “V.ZACCHI”
RIPORTIAMO IL FRONTESPIZIO DEL DEPLIANT “V.ZACCHI”
LE REFERENZE DEL CONTATORE
LE REFERENZE DEL CONTATORE

Carife non ebbe bisogno allora dei contatori: essi sarebbero arrivati solo molto tempo dopo. Ne parleremo più avanti.

L’APPALTO DEI LAVORI

Finalmente, dopo tanta attesa, perfezionate tutte le pratiche necessarie, essendo stato approvato il progetto, accertata la potabilità dell’acqua, perfezionato ed ottenuto il mutuo dalla Cassa Depositi e Prestiti, in data 28 Giugno 1916, il Comune di Carife poteva provvedere ad appaltare i lavori dell’acquedotto delle sorgenti “Bocche”.

Lo fece rispettando le disposizioni che disciplinavano tale materia a quei tempi, e cioè provvide a:

1. Diffondere l’Avviso d’Asta, affiggendolo all’Albo Pretorio del Comune di Carife;

2. Ad inviare lo stesso ai Comuni limitrofi Castelbaronia e Vallata;

3. Ad inviare copia al Genio Civile di Avellino, a quello di Salerno e all’Ufficio Tecnico Provinciale.

4. Copia dell’Avviso fu poi pubblicato sulla GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D’ITALIA, n° 155 di lunedì 3 Luglio 1916, alle pagine 1036 e 1037, nella Sezione Annunzi del Foglio delle inserzioni a pagamento.

5. Copia dell’avviso d’asta venne pubblicato sul Supplemento al Foglio Periodico delle Regia Prefettura di Avellino – Annunzi Legali, n° 104 del 27 Giugno 1916, pag. 830 e 831.

Agli atti sono conservati minuziosamente e diligentemente, legati tra loro mediante cucitura con un filo sottile, tutti gli atti connessi, unitamente alla Gazzetta, al Foglio Periodico e al manifesto affisso.
Credo sia utile, anche a solo titolo di curiosità, riportare il manifesto, destinato all’affissione al pubblico, munito di due marche da bollo, una da 65 centesimi e una da 5 centesimi, annullate con timbro dell’Ufficio del Registro di Castelbaronia. Si tratta del manifesto relativo al II° avviso d’asta: quello relativo al primo non è agli atti.
Come si vede dal “Verbale negativo di presentazione di offerte al primo avviso d’asta”, il Sindaco Angelo Raffaele Gallicchio, e il Segretario Comunale Grande Clemente, il 24 Luglio 1916 dichiararono che l’asta era da considerarsi “deserta essendo trascorsa un’ora da quella stabilita nei predetti avvisi d’asta, senza che si sia presentato alcun concorrente”.

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Lo stesso giorno, senza frapporre alcun indugio e senza perdersi d’animo, fu redatto e pubblicato nei modi consueti e con lo stesso iter burocratico del precedente, il secondo Avviso d’Asta, al quale erano state apportate solo le modifiche necessarie ed in particolare “Essendo andato deserta la gara, fissata il 24 corrente, si rende noto che, alle ore 10 antimeridiane con la continuazione, del giorno 12 Agosto 1916, in questo Palazzo Comunale, e nella sala delle adunanze municipali, presiedendo il Sindaco, o chi per esso, si addiverrà al 2° esperimento d’asta per l’appalto dei lavoro di costruzione dell’acquedotto Comunale delle sorgenti Bocche di proprietà di questo Comune per il preventivo, a base d’asta, di Lire 111.807,00, all’infuori di Lire 3.244 a disposizione dell’Amministrazione appaltante per espropriazione, danni ed impreviste”.
L’Avviso fu pubblicato sulla GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D’ITALIA, n° 173 di Lunedì 24 Luglio 1916, nel Foglio delle Inserzioni, alle pagine 1101 e 1102 e, come al solito, anche sul SUPPLEMENTO AL FOGLIO PERIODICO della Regia Prefettura di Avellino – Annunzi legali.
Nel contempo il 2° Avviso d’Asta fu diramato, per la pubblicazione, anche a tutti gli Uffici, cui era stato inviato in precedenza il primo.
Agli atti risultano tutte le “relate” di affissione e di pubblicizzazione del Manifesto.
Questa è la copia del Manifesto che aveva le dimensioni di 38 cm. Di larghezza e di 54 di altezza: (Tutti i manifesti del 2° avviso d’asta, con le relate di pubblicazione, sono agli atti. Mancano invece i manifesti relativi al I° Avviso):

IL MANIFESTO DEL SECONDO AVVISO D’ASTA
IL MANIFESTO DEL SECONDO AVVISO D’ASTA

Purtroppo anche questo secondo esperimento di gara, fissato per il giorno 12 Agosto 1916,  con grande disappunto degli Amministratori e soprattutto della popolazione, andò deserto.  Questa è la copia del “ Verbale negativo di presentazione di offerte al 2° avviso di gara”, redatto il giorno prefissato per la gara:

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Nel fascicolo, almeno fino a tutto il 1916, manca ogni riferimento alle motivazioni che avevano portato al fallimento di ben due tentativi di appaltare i lavori per l’adduzione di acqua potabile dalle sorgenti Bocche a Carife, cosa questa che la popolazione aspettava con comprensibile impazienza da tanto tempo.
Da questo momento il Comune non si occupa più dell’acquedotto e si pensa forse solo alla guerra in atto e alle tragedie e ai lutti che essa comportò anche per Carife.
Cerchiamo di appurare le cause della “DESERZIONE DELLE ASTE DI I° E II° INCANTO PER MANCANZA DI CONCORRENTI” per l’Appalto dei lavori dell’acquedotto delle sorgenti “Bocche”.

LA GRANDE GUERRA

Nella parte “NON UFFICIALE” delle due Gazzette precedentemente citate continuava ad apparire la cronaca della 1^ Guerra Mondiale nel “Settore italiano e nei settori esteri”.
L’Italia, in un primo tempo si era dichiara neutrale. Poi sotto la spinta degli interventisti (tra cui si distinsero particolarmente Benito Mussolini e Gabriele D’Annunzio) il 23 Maggio 1915 L’Italia dichiarò guerra all’Austria, con la quale era alleata in precedenza, e il giorno successivo il Regio Esercito sparò la prima cannonata contro gli Austro-Ungarici, che erano asserragliati a Cervignano del Friuli. Quel giorno morì anche il primo soldato italiano: si chiamava Riccardo di Giusto. Secondo i nostri politici quella sarebbe dovuta essere una guerra lampo, da cui l’Italia sarebbe uscita vincitrice: ma le cose non andarono affatto in questo modo.
I mesi che seguirono furono disastrosi per noi e per la nostra economia; in quella che fu chiamata subito “La Grande Guerra” o guerra dei contadini morirono milioni di persone. L’Italia, con la sonora sconfitta di Caporetto, addebitata ai soliti dissidi tra neutralisti ed interventisti, ma soprattutto al Capo di Stato Maggiore dell’esercito Luigi Cadorna, si trovò di fronte ad una disfatta tremenda. Gravi furono le colpe e soprattutto la leggerezza di Luigi Cadorna, di Pietro Badoglio comandante del IV e XVII Corpo d’Armata e del Generale Luigi Capello, comandante della II^ Armata. Quest’ultimo, durante l’accerchiamento da parte delle forze nemiche, preferì “imboscarsi” in ospedale, e per questo negli anni successivi fu degradato ed incarcerato.
La disfatta di Caporetto, oltre alle perdite umane e di materiali bellici (mitragliatrici, fucili, ecc.), costrinse ad una ritirata confusa e scomposta 350.000 soldati e 400.000 civili: tutti fuggivano dalle zone invase dal nemico. Alla fine si contarono quasi 700.000 tra morti, feriti e prigionieri.
L’8 Novembre 1917 il nuovo Presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando sostituì Luigi Cadorna con il Generale Armando Diaz.
Con un mutato atteggiamento tattico le cose andarono meglio per l’Italia.Furono chiamati a combattere anche “I RAGAZZI DEL ’99”, che avevano appena 18 anni. I nati nel 1900, tra questi anche mio nonno materno di Sturno, erano in attesa della chiamata: non ce ne fu bisogno.
La Russia si era ritirata dalla guerra a causa dello scoppio della rivoluzione al suo interno le cose si misero bene per l’Italia e il 4 Novembre 1918 Armando Diaz emanò il seguente comunicato (L’audio è presente in Internet).
“Bollettino della Vittoria. 4 Novembre 1918, ore 12. La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re Duce Supremo, L’Esercito italiano, inferiore per numero e per mezzi, inizò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta: L’ultimo caduto italiano è stato il caporalmaggiore Giuseppe Pazzaglia di 19 anni appartenente alla Iì Sezione Mantova, colpito da una pallottola in fronte alle ore 15 a sud di Udine. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, risalgono in disordine e senza speranze le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. Diaz”.
La guerra era durata 4 anni, 3 mesi e 14 giorni di combattimenti, causando circa 12 milioni di morti tra militari e civili; diversi milioni furono i feriti. Un’intera generazione di europei fu falcidiata dalla carneficina. Francesi, Inglesi, Tedeschi e Russi persero tra il 15 e il 20% dei loro uomini in età compresa fra i 18 e i 30 anni, appartenenti indifferentemente alle classi inferiori e a quelle elevate.
Infatti nel carnaio delle trincee e nei massacri delle battaglie morirono tanto i soldati semplici, reclutati perlopiù tra i contadini, quanto gli ufficiali che li guidavano”.
La lapide che fu affissa nel 1919 sulla facciata del Municipio riporta il nome di 41 giovani cittadini di Carife, che diedero generosamente la loro vita sui campi di battaglia. Anche questo nostro paese aveva pagato un prezzo altissimo.
Alfredo Giangrieco, che quest’anno compirà i cento anni, ricorda che ogni volta che in paese arrivava la notizia che un giovane carifano era deceduto in guerra, il paese tutto si considerava a lutto e il pianto di tutti lo riempiva.
Su quella lapide manca il nome di Clemente Micciolo, che ritornato dal fronte a Carife in convalescenza di tre mesi, con gli arti inferiori congelati, morì dopo pochi giorni. Era il padre dei fratelli Giuseppe e Rocco. Andava indicato tra i morti per causa di guerra.
Molti superstiti ottennero il titolo di “Cavalieri di Vittorio Veneto” e una misera pensioncina, che somigliava molto ad un’elemosina. Ma di questo parleremo un’altra volta.
A molti bambini, nati a Carife durante la guerra e negli anni successivi ad essa, fu dato il nome dei parenti stretti morti al fronte.

A REDIPUGLIA LORENZO SANTORO INDICA LA TOMBA DEL NONNO LORENZO
A REDIPUGLIA LORENZO SANTORO INDICA LA TOMBA DEL NONNO LORENZO

IL PRIMO DOPO GUERRA

I prezzi non aggiornati ed il sopraggiungere della Grande Guerra avevano dunque impedito ai nostri Amministratori di appaltare i lavori di costruzione dell’acquedotto comunale.
Appena tacquero le armi (a Carife le campane avevano suonato a lungo a festa il 4 Novembre 1918), il 20 Novembre 1918, arrivò al Comune di Carife una lettera scritta dal Regio Commissario Prefettizio del Comune di Monteverde, con allegato un francobollo di £ 0,20 per la risposta (allora si usava così). E’ estremamente interessante leggerne il contenuto, che è il seguente:
“Oggetto: Progetto acquedotto. L’On. Capaldo nostro deputato, con sua lettera del 17 corrente, m’invita pregare a Suo nome V.S.Ill.ma compiacersi manifestarmi quale pratica fece cotesto Comune per la opera dell’acquedotto e ciò per poter ottenere dal Ministero, per Monteverde, lo stesso trattamento fatto a favore di Carife.
Con le più sentite azioni di grazie. Firmato Il Regio Commissario.”
Parleremo più avanti delle “ingerenze” politiche nella vicenda relativa al nostro acquedotto.
Il Sindaco di Carife, con un po’ di ritardo, rispose in data 17 Dicembre 1918, con nota n. 2600. Vale la pena trascriverla, perché rappresenta un sunto puntuale dell’intera questione acquedotto:
“Ill.mo Regio Commissario – Monteverde
Oggetto: progetto acquedotto.
In relazione alla richiesta contenuta nel foglio ricordato a margine posso assicurare la S.V.:
Che quest’Amministrazione verso il 1890 fece redigere dall’Ing. Ferdinando Mastrocinque di Napoli progetto per regolare acquedotto, e che non fu mandato a termine per ragioni ovvie ad accennarsi (La guerra, n.d.r.);
Che, con Deliberazione del 5 Agosto 1912 (alligato 1) furono fatti voti al Ministro dell’interno per ottenere dall’On. Direzione Generale di Sanità Pubblica la compilazione d’ufficio e a spese dello stato del progetto per la provvista di acqua potabile;
Che si ottenne, come da nota prefettizia 11 Settembre 1912 N° 2912 (Alligato II) che detto progetto fosse redatto da un funzionario del Genio Civile di Avellino, al quale questo Consiglio avrebbe dovuto pagare il rimborso delle spese.
Che conoscendo, per esperienza, che il Genio Civile avrebbe mandato alle calende greche la compilazione d’esso, e poiché si previde che le spese potevano essere rilevanti, si venne sull’accordo del sullodato Ingegnere Mastrocinque, di rifarsi il vecchio progetto, senza verun pagamento e con l’obbligo da parte di questo Comune di nominarlo Ingegnere Direttore dei lavori, percependo la sola rata di compenso che incombe all’appaltatore;
Che, nonostante la scelta di tale via, si dovette attendere circa un anno, e forse più, per avere al completo il progetto in parola, regolarmente approvato dal Genio Civile;
Che fu chiesto il mutuo in forza della legge 25 Giugno 1911 N° 586 (Manuale Astengo N° 14- 2^ quindicina Luglio 1911) ed a base delle norme dettate dalla Circolare della Direzione Generale di Sanità del 30 Dicembre 1912 (Manuale Astengo N° 3 I^ quindicina Febbraio 1913);
Che con Decreto del Ministro dell’Interno 26 Settembre 1915 fu approvato il progetto delle opere ed il piano particolareggiato, redatto dal detto Ingegnere e con Decreto reale del 2 Aprile 1916 si ebbe la concessione del prestito di £ 142600, di cui 32600 all’interesse del 5% e £ 110000 senza interessi, giusta il Regio Decreto (testo unico) 2 Gennaio 1913 N° 453 e relativo regolamento 5 Luglio 1908 N° 471;
Che sopraggiunta la guerra, per l’eccessivo rincaro dei materiali, specie del ferro, andarono deserte le aste per l’appalto dei lavori dell’acquedotto e si attende ora lo stato quo ante bellum per bandire nuovi incanti;
Per l’esperienza avuta, durante l’espletamento della pratica, esprimo il mio avviso se si vuole mandare a termine sollecitamente l’opera dell’acquedotto, di far compilare da un ingegnere privato il progetto e la prevengo in linea tutta riservata, di non prescegliersi il Sig. Mastrocinque, sia perché è lungo nella compilazione del progetto, sia perché mi sembra che sia un po’ cavilloso, ciò che potrebbe ostacolare e danneggiare gl’interessi di Codesta Amministrazione;
Credo di aver risposto esaurientemente a quanto si voleva conoscere da V.S. e contemporaneamente ai desiderata del nostro Deputato On. Capaldo: Per qualunque altro chiarimento potrà interpellarmi e non mancherò di accontentarla. Se volesse prendere visione della pratica completa dell’acquedotto in parola può favorire in quest’Ufficio quando che creda.
La ossequio distintamente IL SINDACO.
Una bella lettera davvero: tecnicamente e formalmente ineccepibile, scritta da uno che conosceva bene l’italiano ed anche il latino.
A noi la lettera sopra riportata è servita per fare un bel riassunto dell’intera vicenda e del lungo e faticoso iter della pratica relativa all’acquedotto delle sorgenti Bocche, e dello stato della pratica a poco più di un mese dalla fine della I^ Guerra Mondiale, che ritardò ancora di qualche anno a Carife la soluzione del problema dell’approvvigionamento idrico.
Dalla nota veniamo a sapere inoltre che l’Ing. Ferdinando Mastrocinque non godeva della stima e della fiducia del Sindaco di allora, che, visti i ritardi maturati e le inadempienze del Tecnico, aveva tutte le ragioni di questo mondo. Tra l’altro erano falliti, nel 1916, ben due esperimenti di gara per appaltare i lavori e parte della colpa era proprio del tecnico, oltre che della burocrazia.
Nella nota viene citato il “Manuale Astengo”: era quello per gli amministratori comunali e provinciali e delle opere pie… Era una raccolta quindicinale contenente le leggi, i regolamenti, le circolari, i pareri del Consiglio di Stato, le sentenze dei tribunali, le decisioni di massima delle Amministrazioni centrali e degli uffici superiori, e di tutte le norme più importanti relative all’Amministrazione comunale e provinciale e delle opere pie.
Il MANUALE era stato fondato ed era diretto all’epoca dal Senatore CARLO ASTENGO.
Nel fascicolo sono custodite, con le debite annotazioni in copertina, anche le due riviste citate nella nota riportata in precedenza.
Sempre nel fascicolo, con le evidenziazioni del caso, sono conservate altre due riviste del Manuale Astengo: quella della 2^ quindicina di Ottobre e 1^ quindicina di Novembre 1919, n. 20 e 21 e quella della 1^ e 2^ quindicina del mese di Giugno 1921, n. 11 e 12.
La I^ rivista è datata Roma 15 Dicembre 1919, la seconda è datata 20 Luglio 1921.
L’Amministrazione Comunale di Carife quindi ricomincia ad interessarsi del problema dell’approvvigionamento idrico.
Sulla Gazzetta Ufficiale del Regno era stato intanto pubblicato, in data 24 Ottobre 1919, il Regio Decreto n. 1609. Si apportavano “modificazioni alla Legge 35 Giugno, n. 586, relativamente alla concessione di mutui di favore per opere igieniche”.
Leggiamone l’Art. 1:
“I Comuni del Regno, le Istituzioni pubbliche di beneficenza e altri Enti morali, i quali, a causa delle condizioni create dalla guerra, non abbiamo potuto iniziare o condurre a termine opere di provvista d’acqua potabile ed altre opere igieniche, per cui già ottennero mutui di favore in base alla Legge 25 Giugno 1911, n. 586, e al Decreto Luogotenenziale28 Gennaio 1917, n. 190, potranno ottenere, per l’esecuzione di dette opere ed alle stesse condizioni di favore, nuovi mutui per un ammontare complessivo non eccedente la somma dei prestiti originariamente concessi”.
L’art. 4 aggiungeva:
Omissis…”Ai Comuni con popolazione non superiore ai 100 mila abitanti potranno essere concessi mutui per la somma strettamente necessaria a seconda della natura delle opere interessanti l’igiene ed in relazione ai fini igienico-sanitari da raggiungere.
La quota del mutuo , a saggio di favore, non poteva superare il 2%.
Nella stessa Gazzetta furono riportate provvidenze a favore degli ex Combattenti e, soprattutto, per i figli dei contadini morti durante il conflitto.
Il Regio Decreto fu dato a San Rossore e reca la firma di Vittorio Emanuele III, di Nitti e di Nava.
Sulla Gazzetta Ufficiale del 18 Maggio fu pubblicata la Legge n. 596, con la quale si convertivano in Legge “taluni decreti relativi ad agevolezze per l’esecuzione di opere igieniche”. I decreti che diventarono legge furono ben 9, tutti inerenti la stessa materia.
All’Art. 2 si legge: “Per l’esecuzione delle opere contemplate nell’art. 1 del citato Decreto 6 Ottobre 1919, n. 1909, i Comuni, le istituzioni di beneficenza e gli altri Enti morali potranno ottenere nuovi mutui, alle stesse condizioni di favore, sino a raggiungere l’ammontare complessivo dei progetti, debitamente aggiornati, delle opere già iniziate o da intraprendere”.
L’Art. 3 (La Legge era costituita solo da 4 articoli) dice: “E’ prorogato al 30 Giugno 1924 il termine fissato dall’art. 1 del decreto 3 Agosto 1919, n. 1464, per l’applicazione delle disposizioni contenute nei citati decreti, intesi ad agevolare e sollecitare l’esecuzione di opere igieniche”.
La legge fu data a Roma il 21 Aprile 1921 e sottoscritta, oltre che da Vittorio Emanuele III, anche Giolitti, Peano, Bonomi e Micheli.
Sul manuale Astengo della prima e seconda quindicina di Giugno 1921 risulta evidenziata, con matita rossa, la Circolare del Ministero dell’Interno n. 40978/16600, inviata ai Prefetti.
Riferendosi all’art. 5 del Decreto Legge 7 Aprile 1921, n. 874 si permetteva ai Comuni di applicare la tassa di famiglia con un’aliquota che poteva raggiungere il 7% sui redditi massimi indicati nei Regolamenti comunali vigenti nel 1920 e poteva essere aumentata ,fino al suo raddoppio, l’aliquota della tassa sul bestiame.
Col beneplacito del Ministero dette aliquote potevano anche essere sforate. Naturalmente le decisioni e le deliberazioni adottate dai Comune dovevano essere sottoposte, per il visto di approvazione, alla Giunta Provinciale Amministrativa, in funzione presso le Regie Prefetture.
Sicuramente le decisioni degli Amministratori in tal senso non incontravano il favore dei cittadini, che dovevano pagare più tasse: spesso protestavano con forza, magari sostenuti e fomentati dalle opposizioni, sempre agguerrite a Carife, e non solo in quel periodo.

Il primo atto successivo alla fine della I^ Guerra Mondiale reca la data del 23 Novembre 1920 ed è quella con la quale la Regia SOTTOPREFETTURA DI ARIANO DI PUGLIA rispondeva ad una nota colà inviata dal nuovo Sindaco di Carife in data 25.9.1920, n. 2862. Leggiamone il testo:
“A Sig. Sindaco di Carife – Oggetto: Carife conduttura acqua potabile.
Prego la S.V. invitare l’Ingegniere (sic!) Mastrocinque a ripresentare sollecitamente, con i prezzi aggiornati, il progetto di codesta conduttura di acqua potabile e far deliberare dal nuovo Consiglio sul nuovo prestito. Pregola fornirmi urgenti informazioni al riguardo.
Firmato il Sotto Prefetto (Indecifrabile)”.
Sei giorni dopo il Sindaco, con nota n. 3269 del 29 Novembre 1920, evase la richiesta del Sotto Prefetto.
Il testo della nota (la minuta, firmata dal Sindaco Giuseppe Caruso, è agli atti ed è indirizzata al Sotto Prefetto di Ariano), è il seguente:
“L’Ingegnere Mastrocinque ha ripresentato il progetto della conduttura dell’acqua potabile delle sorgenti “Bocche”, debitamente aggiornato nei prezzi in base al mercato attuale.
L’aggiornamento di tali prezzi dev’essere approvato dal Consiglio, che dovrà pure deliberare come far fronte alla relativa aumentata urgente spesa, elevando la sovrimposta al massimo per il mutuo di circa 700 mila lire da contrarsi con la Cassa DD.PP. Tale Provvedimento è abbastanza gravoso e bisogna ben ponderare ed escogitare i mezzi per l’inasprimento di nuove tasse a colmare il vuoto che si formerà nel bilancio, destinando l’attuale gettito della sovrimposta, che fa parte delle entrate ordinarie, interamente al contraendo mutuo. Questa nuova amministrazione che nutre buoni intendimenti per la risoluzione dell’annoso problema dell’alimentazione idriga (sic!) si ripromette di mandare a termine tale importante, difficile ed arduo bisogno, e fra non molto il Consiglio sarà chiamato a deliberare in merito. Tanto in risposta al foglio emarginato e La riverisco.
Firmato Il Sindaco G. Caruso” (Firma autografa).

Il 29 Dicembre del 1920, esattamente un mese dopo, Antonio Cioffi (forse un collaboratore del Mastrocinque) compila e firma di proprio pugno una dichiarazione, presente nel fascicolo, che riporta il testo seguente:
“Dichiaro di avere ricevuto per ragione di studio, e con l’obbligo di restituire ad ogni richiesta, dal Sig. Sindaco del Comune di Carife alcuni documenti e studi per la conduttura di acqua, compiuti dall’Ingegnere Mastrocinque e precisamente:

 

1. Alligato n° 3     Planimetria

2. Alligato n° 4     Profili

3. Alligato n° 5     Disegni dell’opere di arte

4. Alligato n° 6     Computo metrico movimenti di terra

5. Alligato n° 7      Analisi dei prezzi

6. Alligato n° 8      Computo metrico e stima dei lavori

7. Alligato n° 10     Capitolato speciale di appalto.

Firmato Antonio Cioffi”.

Sempre nel fascicolo si trova una lettera datata Napoli 5 Febbraio 1921, ( Dal timbro postale risulta essere stata spedita lo stesso giorno). In essa, indirizzata all’Ill.mo Signor Dottor Salvatore Paolo, si legge:
“ Stimatissimo Signor Dottore
Ho ricevuto la vostra raccomandata e mi sono pure recato dall’Ingegniere (sic!) il quale è favorevolissimo all’idea del tunnel; mi ha detto che questa fu anche la sua prima idea, anzi ne fece un progetto per cui fu elogiato dal Genio Civile. Egli stesso mi ha detto che dovreste cercarlo fra gli archivi perché vi dev’essere, nello stesso tempo vedrà anche fra le sue carte. In ogni modo il Sig. Ingegniere dovrà venire sopra luogo per vedere ogni cosa, per questo ci siamo messi d’accordo di venire insieme.
Mi dice, però, il Sig. Ingegniere che non ha avuto nessun acconto per il progetto, quindi vorrebbe qualche cosa perché non vorrebbe cacciare dal vivo le spese di viaggio. Ora vi scriverà anche lui parlandovi d’ogni cosa.
Distintamente vi ossequio unito al Sig. Sindaco e al gentil vostro fratello con famiglia, anche la mia famiglia, sebbene non abbia ancora l’onore di conoscervi, contracambia infiniti ossequi.
Vostro dev.mo Antonio Cioffi”.

Se ne deduce che ancora una volta riaffiorava o si ripresentava l’idea di praticare un tunnel che sarebbe dovuto partire dal Vallone tra il Serro Croce e il “Turnachè”, quello che arriva sulla ex Strada Statale n° 91, tra le abitazioni del Geometra Pasquale Santoro e quella degli eredi di Monaco Rosario. La lunghezza della galleria sarebbe stata di circa 600 metri.
Dal tenore della lettera prcedente si capisce pure che i tempi erano davvero duri per tutti, anche per l’Ing. Mastrocinque, che chiedeva almeno i soldi per il viaggio a Carife, al fine di effettuare il necessario sopralluogo: la I^ Guerra Mondiale si era conclusa da poco ed era stata un disastro per tutti.
L’8 Aprile 1921 il Sindaco invia copia del progetto, con i 10 allegati, alla Onorevole Direzione della Pubblica Sanità e nella lettera di trasmissione scrive:
“Mi permetto inviare alla V. S. Illustrissima copia del progetto di presa e conduttura di acqua per questo Comune (composto di 10 allegati) con preghiera di voler dare tutti gli schiarimenti e le norme per rendere più agevole, più spedita e magari più economica la pratica, allo scopo di veder realizzato nel più breve tempo possibile una così importante e necessaria opera d’igiene.
Inoltre se la V.S. Ill.ma può e crede faccia lo cortesia di voler dire che a causa dell’enorme spesa occorrente e per la ristrettezza del Bilancio, si può rimporre al locale Senotrofio, che ha largo margine di rendita, un concorso sulla spesa.
Nutro fuducia di un riverito e categorico riscontro al riguardo e ringrazio con stima. Firmato Il Sindaco Giuseppe Caruso”.

Come si evince dalla lettera il Sindaco intendeva essere autorizzato a chiedere un contributo agli amministratori del Senotrofio per la realizzazione dell’acquedotto.
Dagli atti non è possibile desumere come sia andata a finire.
In data 9 Aprile si riunì il Consiglio Comunale e alla seduta risultarono presenti i Consiglieri:
Caruso Giuseppe Sindaco, il Dottor Paolo Salvatore, Clemente Nicola, Schirillo Giusepe, Caruso Raffaele, Micciolo Rocco Vincenzo, Lodise Domenico, Ciriello Rocco, Clemente Vito, Salvatore Emanuele, Carsillo Giovanfilippo, Gallicchio Angelo Raffaele, De Cicco Giuseppe e Mirra Michele. Unico assente fu il Farmacista Antonio Forgione.
Questo è il verbale di quella seduta:
“Il Consiglio Comunale
Considerato che questo Comune è sprovvisto quasi del tutto di acqua potabile e il difetto dell’alimentazione idrica è causa di regresso nell’igiene e sanità pubblica non solo, ma anche di grave sperpero di tempo, con non lieve nocumento, dovendosi andare ad attingere acqua in luoghi lontani nei territori dei paesi limitrofi;
Che per tali eccezionali condizioni, quest’Amministrazione, superando ogni ostacolo, determinò la costruzione dell’acquedotto delle Sorgenti “Bocche” e fece compilare analogo progetto dall’Ingegnere Mastrocinque Ferdinando di Napoli, per l’ammontare complessivo di £ 111.807,00 oltre £ 32.444,56 per espropriazioni, danni ed impreviste.
Che ottenuta la superiore approvazione, si ottenne il mutuo della Regia Cassa Depositi e Prestiti, come da decreto Luogotenenziale del 2 Aprile 1916 e venne indetto l’appalto che andò deserto al I° e II° incanto, come da verbali del 24 Luglio e 12 Agosto 1916 per mancanza di concorrenti e né si ebbero offerte private, e la causa della diserzione fu quella degli elevati prezzi dei materiali (specie il ferro) e manod’opera (sic!), in dipendenza dell’ultima guerra; e volendosi provvedere al bisogno dell’acqua, primo elemento dell’uomo, si rende necessario di variare ed aggiornare i prezzi e le condizioni di detto progetto e fu a tanto disposto con deliberazione del 12 Agosto 1920 vistata il 24 detto N. 2852;
Preso visione del progetto in parola, regolarmente modificato e che da £. 111.807 è salito a $ 604.463,07;
Per appello nominale ad unanimità Delibera

  1. Di approvare, come approva, le modifiche al progetto dell’acquedotto delle Sorgenti “Bocche” aggiornato dall’Ing. Mastrocinque Ferdinando nell’ammontare di £ 695.730,85;
  2. Farsi voti alle competenti Autorità di approvare le modifiche stesse, onde vedere nel minor tempo possibile appagati i desiderata di questa cittadinanza”.

In data 12 la R. Sottoprefettura informava i Comuni del Circondario circa la pubblicazione della “nuova Legge sulle agevolezze per opere igieniche, la N° 596 del 21 Qprile 1921, che era stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 18 Maggio.
La Regia Sottoprefettura comunicava al Sindaco che il progetto era stato approvato in data 25 Luglio 1921 ma nello stesso tempo chiedeva di conoscere in che modo il Comune avrebbe fronteggiato la maggiore spesa. Il progetto, ovviamente era stato approvato anche dalGenio Civile.
Ma di questa Legge abbiamo parlato in precedenza.
Il Consiglio Comunale nella seduta del 28 Agosto 1921 adottò la Deliberazione con la quale contrasse il nuovo mutuo con la Cassa DD.PP.
Quel giorno furono presenti, oltre al Sindaco Giuseppe Caruso, i Consiglieri Ciriello Rocco, Clemente Nicola, Clemente Vito, Lodise Domenico, Micciolo Rocco Vincenzo, Mirra Michele, Salvatore Emanuele e Schirillo Giuseppe.
Assenti risultarono Carsillo Giovanfilippo, Caruso Raffaele, De Cicco Giuseppe, Forgione Antonio, Gallicchio Angelo Raffaele e il Dottor Paolo Salvatore.
A questa seduta, come nella precedente, presenziò il Segretario Comunale Vincenzo Forgione. La deliberazione adottata ebbe ad OGGETTO “Domanda di mutuo alla Regia Cassa Depositi e Prestiti per concessione mutuo suppletivo per i lavori dell’acquedotto comunale delle Sorgenti.
In quell’occasione fu ricostruito l’intero percorso della pratica relativa all’acquedotto e si ribadì l’urgenza di dotare il paese dell’indispensabile alimentazione idrica.
Tra l’altro nella Deliberazione si disse che
“…Non potendo questo Comune continuare a rimanere senza la necessaria ed indispensabile alimentazione idrica, il cui difetto ha prodotto e produce tuttora serio nocumento non solo alla salute ed igiene pubblica, ma all’economia domestica puranco, dovendo questa popolazione fornirsi di acqua potabile dalle lontane sorgenti dei Comuni limitrofi…
Che, all’esecuzione di un’opera, di indole straordinaria così colossale ed indispensabile per questo Comune, si può provvedere esclusivamente con un prestito della complessiva somma di £ 695.730,85; ma essendo stato di già autorizzata sulla Regia Cassa DD.PP., come da Decreto Luogotenenziale innanzi cennato, la concessione di quello di £ 142.600,00, è d’uopo domandarne un suppletivo di £ 553.130.85
Che trovandosi questo Comune in misere condizioni economiche, come dall’esame del Bilancio rilevasi, l’attuale mutuo suppletivo, insieme al precedente di £ 142.600,00, debbono estinguersi in 50 annualità, così come dà diritto la cennata legge 25 Giugno 1911, che concede agevolezze speciali ai Comuni minori e poveri del Regno per la provvista di acque potabili…
Per appello nominale ed a voti unanimi…
Il Consiglio deliberò di contrarre il mutuo suppletivo di £ 553.130,85 e chiese di poterlo estinguere in 50 annualità.
Ovviamente si doveva far fronte al mutuo ricorrendo al solito aumento delle sovraimposte comunali sui terreni e sui fabbricati.
La Deliberazione, come previsto dalle disposizioni in vigore, fu confermata in seconda lettura.
Dopo il commissariamento del Comune avvenuto nella primavera del 1922 si rifecero le elezioni, il Consiglio fu rinnovato e molti dei vecchi non furono rieletti.
Nel frattempo la Cassa DD.PP aveva concesso il mutuo e tutto era pronto per la nuova gara d’appalto.
In una lettera spedita dall’ing. Ferdinando Mastrocinque, datata Napoli 28 Dicembre 1922, protocollata sul Comune in data 31.12 1922, n. 1978 di Prot., si legge:
“Ho ricevuto la raccomandata con l’avviso d’asta. Interpellerò nella classe degli appaltatori che potrebbero concorrere ed eseguire il lavoro con esattezza e coscienza. Mi riserbo perciò di fare le migliori pratiche al riguardo.
In precedenza dell’asta le farò sapere qualche cosa. Gradite distinti saluti”.
Agli atti del Comune non è stato possibile rintracciare il progetto dell’acquedotto e gli elaborati che lo corredavano: forse fu ritirato negli anni cinquanta, o successivamente da altri tecnici, che si occuparono in seguito dell’acquedotto.
Nella corrispondenza ricevuta e spedita nel corso degli anni 1924 e 1925, diligentemente elencata, sistemata ed ordinata per mese, non ci sono atti relativi alla gara di appalto.
Può darsi che, come per altre carte, atti relativi all’acquedotto di Carife siano andati dispersi o distrutti a seguito del terremoto del 23 Novembre 1980, quando si cambiò ripetutamente sede e furono effettuati diversi traslochi.
Nel faldone relativo all’acquedotto delle Sorgenti “Bocche” è conservato il carteggio e le minute della corrispondenza che si riceveva o si spediva a questo proposito: ci sono le minute di ciò che si spediva e le note che si ricevevano, oltre alle copie delle Deliberazioni adottate dai Consigli Comunali che si alternarono sul Comune in quel periodo.
Le “sudate” carte, ingiallite dal tempo, documentano l’attività amministrativa frenetica di quei tempi, quando si cercava di dare soluzione al problema dell’acqua in questo Comune
In relazione al progetto ed agli allegati agli atti c’è solo l’elenco.
In data 21 Novembre 1922, rieletto Sindaco Angelo Raffaele Gallicchio, per fronteggiare le rate del mutuo da versare si deliberò di aumentare la sovraimposta ai terreni e fabbricati, così come aveva richiesto la Cassa DD.PP.: I centesimi addizionali, a decorrere dal 1923, furono aumentati al 3% rispetto al limite legale.
Conosciamo i nuovi Consiglieri:
Oltre ad Angelo Raffaele Gallicchio erano stati eletti: Capobianco Felice, Caruso Vito, Cav. Santoro Pasquale, Clemente Celestino, Clemente Luigi, Di Ianni Giuseppe, Infante Rocco, Loffa Lorenzo, Manzi Onofrio, Melchionna Giuseppe, Nigro Giuseppe, Pastore Rocco, Salvatore Giuseppe e Santoro Gaetano.
Quando fu adottata la Deliberazione precedente i Consiglieri erano tutti presenti e, per appello nominale, la approvarono all’unanimità.

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