Le Pasquinate 1-23

“PASQUINATE”

pasquinate_1 (1)

(RACCOLTA DI COMPONIMENTI SATIRICI E DI VARIA ATTUALITA’ )

CARIFE 2009/2014

PRESENTAZIONE

Dal 2009 al 2015, a Carife, hanno visto la luce 32 componimenti satirici anonimi su fatti amministrativi e sulle disfunzioni spesso riscontrate nei vari servizi offerti dall’Amministrazione comunale ai cittadini.
Le “Pasquinate”, firmate da un sedicente Pasquino, sono riferibili, nello spirito e nella sostanza, a quelle ben più note e famose che si facevano circolare nel passato nella Roma dei Papi.
Esse, senza cattiveria né astiosità, si proponevano il compito di richiamare tutti ad una maggiore operosità e, soprattutto, ad una maggiore unità. Spesso hanno raggiunto lo scopo, ma non sono riuscite a creare la coesione necessaria per ben operare nell’interesse del paese e della Comunità (ad una scadenza elettorale per il rinnovo dell’Amministrazione Comunale furono presentate addirittura quattro liste!).
Le Pasquinate sono uscite anche fuori Carife ed hanno riscosso un certo successo: c’è addirittura chi le ha collezionate e dispone ora dell’intera raccolta.
Molti presumono di aver individuato Pasquino, che, dal canto suo, poco ha fatto per mantenere fino in fondo l’anonimato.
Invogliati da più parti abbiamo voluto pubblicare l’intera raccolta delle Pasquinate, sperando che serva di stimolo ai nostri Amministratori e a ricostruire a Carife uno spirito unitario, quanto mai necessario per uscire dalle attuali secche (PASQUINO).

Carife.eu  Avellino
La statua di Pasquino a Roma

PASQUINATA  N. 1

A pulir Carife bastava ‘na persona sola,
armata d’una scopa e d’una carriola…
Oggi che a scopar son veramente tanti,
il paese è sporco e lo vedon tutti quanti…
l’erba cresce perfino nel monumento
e se lo guardi ti assale lo sgomento.
Ora sui rifiuti devi pagar la tassa
e qualcun coi tuoi soldi poi se la spassa.
Le vacche pascolano sulla montagna,
distruggono tutto, ma c’è chi provoloni magna.
Se per strada vedi di mucca una cacata,
non farci caso: la raccolta è differenziata.
Se non vedi sul monte eoliche pale,
guarda ben che del museo c’è già il segnale.
Lello caro, lo dico con grande ironia,
risolvi la disoccupazion col patto Baronia:
il parcheggio poi, se dicon cose vere,
serve solo a ditte e a qualche ingegnere…
Ma tu non ti crucciar, fatti dare ’na mano,
mai non sperar d’averla da Gaetano.
Se vuoi mandar più alunni alle scuole,
da’ una badante alle persone sole;
da’ ad ogni vecchio una rumena
e magari poi qualcuno se la mena…
Ti do infine un’idea veramente grande:
ordina a tutti di girar… senza le mutande!

“A pulir Carife bastava ‘na persona sola,                                         armata d’una scopa e d’una carriola…”
“A pulir Carife bastava ‘na persona sola,
armata d’una scopa e d’una carriola…”
“Se non vedi sul monte eoliche pale, guarda ben che del museo c’è già il segnale”.
“Se non vedi sul monte eoliche pale,
guarda ben che del museo c’è già il segnale”.

PASQUINATA N. 2

Qui l’erba cresce rigogliosa in ogni via,
siamo quelli… più al verde dell’intera Baronia;
una volta c’invidiavano proprio tutti,
or siamo tra i paesi veramente brutti.
Credendo che la gente sia diventata…fessa,
risolve i problemi solo andando a messa.
Col suo bel marsupio sempre a tracolla
saluta francescanamente la sua folla;
augura a tutti li Carifani bene e pace
ama il prossimo come solo lui è capace.
Dirige la sua banda ed è assai contento,
anche se ognuno suona il suo…strumento;
Comanda a bacchetta la sua banda stonata,
ma ognuno canta la propria serenata…
per far la rima col suo nome…Lello,
ognun coltiva solo il proprio orticello.
Qualcuno poi, se voglia di cotica l’assale,
mette bene il dito anche in…al maiale,
Di dipendenti ne ha proprio uno stuolo,
ma fidarsi non può nemmeno d’ uno solo.
Or vi conto un fatto davvero assai curioso:
è diventata selva la casa di riposo!
Ve ne dico un’altra, certo ancor più strana:
han riempito di terra in piazza la fontana.
Carife intanto muore, ma solo a poco a poco,
chi qui non vuol restar… se ne vada in altro loco!
Se il paese muore respirate bocca a bocca:
Lello dice solo: “Guai a chi mi tocca!”
Intanto il paese aspetta e spera…
che dopo il mattin arrivi poi la sera.

“Qui l’erba cresce rigogliosa in ogni via siamo quelli… più al verde dell’intera Baronia”
“Qui l’erba cresce rigogliosa in ogni via
siamo quelli… più al verde dell’intera Baronia”

PASQUINATA N 3

Eran le otto d’una domenica mattina,
a zonzo me n’andavo per una via cittadina,
giunto al fin della salita, avevo un bel fiatone,
quando vidi una scritta in cima ad un portone:
“Per di qua passa la cecata gente,
qui comandan tutti e non si capisce niente,
ogni volta che si vota qualcun cambia partito,
per aver casa o altro favore ambito;
C’è chi vota, ed è contento, Pugliese il Presidente
(la sua è una squadra davvero assai scadente);
altri danno volentieri più che una mano
a svender casa a qualche Napoletano.
Qui sindaco ed Assessori, a San Ciriaco devoti,
con medici ed infermieri, portaron poco più di cento voti.
Si discute troppo, è a tutti assai evidente,
ma poi fanno solo poco, o addirittura niente.
Ero davanti a quel gran gran palazzo,
guardai in alto e credetti d’esser pazzo:
Pluviometri, parabole ed antenne ognun vede,
lo sa l’Innamorato…ma non provvede:
in tutt’altre cose lo dicono affaccendato,
d’eliminar l’inutile giammai s’è curato.
Qui pendon calcinacci a tutti su la testa,
se cadesser su qualcun sarebbe ‘na gran festa!
Ora ve lo voglio dire pure in rima:
quasi quasi stavamo tutti meglio prima!

“Qui pendon calcinacci a tutti su la testa, se cadesser su qualcun sarebbe ‘na gran festa!”
“Qui pendon calcinacci a tutti su la testa,
se cadesser su qualcun sarebbe ‘na gran festa!”

PASQUINATA N. 4

In campagna mai nessun le siepi taglia,
l’erba cresce, come pure la sterpaglia:
Ciascun parcheggia dove meglio crede,
c’è chi passa e fa finta che non vede:
In piazza la domenica andando poi a messa,
la sonata si ripete, ed è sempre la stessa:
quattro macchine, di traverso parcheggiate,
possono uscir di lì… ma solo a paraurtate.
Qualcuno è sempre lì ed è attento…
a capire la direzion da cui proviene il vento;
intanto ogni luogo diventa una discarica,
ma il nostro nemmeno se n’incarica:
dopo tutto domani è un altro giorno,
oggi prende lo stipendio, levatevi di torno…
Se fa una contravvenzione, questa è proprio bella,
interviene poi qualcuno, e magari la cancella.
Sulla montagna tante mucche a pascolare?
Che volete, da sole non si possono spostare…
Insomma, invece che per acchiappar farfalle,
qui ci vorrebbe un vigile…con le palle.
Ma la storiella certo qui non è finita:
i pochi posti auto li occupa l’Associazione Vita;
se poi improvvisi ti vengono i dolori,
fan quasi concorrenza…ai noleggiatori.

In piazza la domenica andando poi a messa, la sonata si ripete, ed è sempre la stessa: quattro macchine, di traverso parcheggiate, possono uscir di lì…ma solo a paraurtate!”
In piazza la domenica andando poi a messa,
la sonata si ripete, ed è sempre la stessa:
quattro macchine, di traverso parcheggiate,
possono uscir di lì…ma solo a paraurtate!”

PASQUINATA N. 5

Col fedel marsupio parti presto per Vallata,
ad affrontar con gioia la tua giornata,
gioviale come sempre, saluti veramente tutti,
finiti son per te ormai li tempi brutti:
qualche screzio ti riman solo con tuo fratello,
ma lui è giusto e…cambiar partito è bello.
Dirigi tranquillo ormai la tua nave in porto,
ma in questi anni nessun di te s’è accorto.
Senza ascoltar mai consigli da nessuno,
te li sei inimicati tutti, ad uno ad uno.
Molti han tentato invan di silurarti,
ma poi nessuno ce l’ha fatta ad affondarti;
hanno spesso contro te congiure ordito,
ma mandarti a casa a nessuno è riuscito.
Ti ricorderemo per un’ impresa a dir poco strana:
ordinasti di riempir di terra… la fontana!
Nonostante di tutti li cittadini la protesta,
la bruna terra ancora lì, ostinata, resta…
C’è chi ha dato una spallata al parcheggio,
l’ha spinto giù, e non poteva far di peggio:
Ma la cosa è ormai da tutti risaputa:
ognuno va alla conquista della “pietra pizzuta”.
Se Castello ottien il premio de la “monnezza”,
qui qualcuno tenta di tirarti per la “capezza”.
Amico Lello, volge ormai al termine la tua crociera,
nel mentre molti han cambiato la bandiera.
Questo sol di cinque anni ormai ti resta:
aspettati che qualcun ti faccia poi la festa!

“Ti ricorderemo per un impresa a dir poco strana: hai ordinato di riempir di terra la fontana!”
“Ti ricorderemo per un impresa a dir poco strana:
hai ordinato di riempir di terra la fontana!”

PASQUINATA N 6

Temp’era del principio del mattino,
io scendevo la rampa al di sotto del Grottino:
Volevo girare a piedi tutto il paese,
per veder se ci fossero opere sospese.
Subito, della Scuola Media a destra,
vidi abbandonata e cadente ‘na palestra:
Iniziata felicemente negli anni ottanta,
per esser completata aspetterà altri novanta.
Sconsolato raggiunsi il monumento ai Caduti:
anche qui i lavori erano fermi ed incompiuti.
Seguendo il cartello che indicava il museo,
vidi che impiegaron meno… a costruire il Colosseo:
giace in pietoso abbandono la struttura
a ricordar gli sprechi alla generazion futura;
all’interno intravedi perfino le vetrine,
ma vuote sono e non conoscono la lor fine.
Arrivato in piazza vidi una cosa strana:
avevan tolto la terra dalla splendida fontana.
Raggiunsi poscia la Necropoli dell’Addolorata:
l’erba era alta, perchè nessun l’avea tagliata.
Capii che i nostri, in altre faccende affaccendati,
a questa roba eran morti e sotterrati.
Curioso volevo veder qualche altro loco,
ma incominciava a piovere, solo poco poco…
Mi ripromisi di girar ancora un altro giorno,
per scoprir se vi fosse ancora qualche scorno.

“Subito, della Scuola Media a destra, vidi abbandonata e cadente ‘na palestra…”
“Subito, della Scuola Media a destra,
vidi abbandonata e cadente ‘na palestra…”

PASQUINATA N. 7

Son città dell’olio prima Flumeri e poi Castello,
Carife guarda e s’attacca… all’ombrello!
Che dire poi del famoso “Patto Baronia”?
Altri sprechi, altri soldi son volati via…
Nascono capannoni, scompar l’agricoltura,
nessuno assume, nessun conosce l’attività futura.
S’ottengono facilmente grossi contributi,
ma anche questi son denari al fin perduti…
e mentre tutto altrove va in malora,
al PIP di Pian la Sala qualcuno pensa ancora.
Oggi men di domani ma certo più di ieri,
fan fortuna politici, ditte ed ingegneri…
Era prevista a Carife una casa di riposo:
ogni anziano, felice, corse a votar gioioso,
credemmo tutti d‘aver fatto un terno,
ora il posto somiglia a quello… del riposo eterno.
Qui molti s’infrascano, ci vanno a far l’amore,
solo a questo serve e fa male al cuore!
Non hanno tanti sterpi, né così intricati,
i cinghiali che non amano campi coltivati.
Molti poi lo pensano, qualcuno in gir lo dice:
ci ha fottuti perfino Rocca San Felice.
Il metano ti dà una mano, ma che malinconia:
scassano fogne, acquedotto e qualche via…
Siam fermi ormai al nastro di partenza,
ma li ciechi cittadin stan perdendo la pazienza.

“Qui molti s’infrascano, ci vanno a far l’amore,  solo a questo serve e fa male al cuore!”
“Qui molti s’infrascano, ci vanno a far l’amore,
solo a questo serve e fa male al cuore!”

PASQUINATA N. 8

Torna a riveder la luce della chiesa la facciata:
per ben due volte già l’hanno restaurata.
Ci han lavorato con…Furia inesperti restautori,
con la complicità di poco accorti direttori.
Non occorreva far de la perfezione centro:
bastava solo evitar che ci piovesse dentro…
Se di mattin l’investe il caldo sol radente,
appaion mille difetti, è a tutti evidente:
bitorzoli, rughe, macchie, è sconcertante,
per ammirarla dobbiamo aspettar luna calante.
Eppur li soldi son stati spesi a profusione,
dovevan solo vigilar con maggior attenzione.
Ma qui ci prendon tutti per cecata gente,
e chi a Carife lavora ci considera poco o niente.
Prima di levar in fretta l’orrenda impalcatura,
occorreva far all’intonaco una bella rasatura.
Il fedele carifano è poi assai turbato:
le fiamme delle anfore qualcuno ha rubato.
La delusion per tutti è certo assai cocente:
la Chiesa si ammira senza la luce radente;
il fatto è nuovo e veramente assai curioso:
puoi guardarla sol di notte o col cielo… nuvoloso.
dopo tanti soldi spesi si spera, già l’ho detto,
che la pioggia non venga giù dal tetto.
Insomma, arrivati alla fin de la canzone,
speriamo che alla chiesa torni almeno un piccione…

 “De la chiesa all’orribile facciata or dedichiamo un’altra bella pasquinata”

“De la chiesa all’orribile facciata
or dedichiamo un’altra bella pasquinata”

PASQUINATA N. 9

Pasquino sa che godi se attacca le persone,
ma non intende far crescere la tensione.
Egli libero canta, e se colpisce poi nel segno…
chi ascolta migliora il proprio impegno;
la sua vuol essere critica costruttiva,
vuol sui problemi tener l’attenzione viva.
Ci vorrebbe un patto di fin legislatura:
un programma condiviso per evitare l’avventura.
Le elezioni amministrative son ormai in vista,
presentiamo, se ne siam capaci, una sola lista.
Nel paese occorre certo maggiore pulizia,
più ordine e rispetto delle regole in ogni via.
Discipliniamo delle macchine la sosta:
molti parcheggian male e lo fanno pure apposta.
Collaboriamo tutti alla raccolta differenziata,
qui la gente è proprio scostumata.
Il valzer delle molte occasion perdute
non si balla se finiam le opere incompiute.
Lavoriam tutti, facciamo il nostro dovere,
chi critica spesso dice cose molto vere.
Smettiamo di beccarci come di Renzo i capponi,
prepariamoci al meglio alle prossime elezioni.
Se Carife avesse un’altra bella fregatura…
digerirla poi sarebbe cosa veramente dura.

“Nel paese occorre certo maggiore pulizia, più ordine e rispetto delle regole in ogni via… …Collaboriamo tutti alla raccolta differenziata, qui la gente è proprio scostumata”.
“Nel paese occorre certo maggiore pulizia,
più ordine e rispetto delle regole in ogni via…
…Collaboriamo tutti alla raccolta differenziata,
qui la gente è proprio scostumata”.

PASQUINATA N. 10

De la Chiesa all’orribile facciata
or dedichiamo un’altra bella pasquinata.
Dopo due restauri han rimosso l’impalcatura,
ed ecco apparir… l’ennesima bruttura:
se Pisa mostra pendente la sua torre,
qui inclinato noi possiam lo stemma esporre.
Qualcun sostiene che pendeva pure prima…
è del tutto inutile qui cercar la rima;
pende lo stemma sul portale della chiesa,
raddrizzarlo era certo complicata impresa.
Con il pretesto che lo stemma era murato,
la ditta ancora storto qui ce l’ha lasciato.
Occorreva un permesso davver speciale,
meglio lasciarlo ancor a pendere sul portale.
Se chiaro poi è lo stucco, esso non è eterno…
a farlo cader sarà il gelo quando è inverno.
Per verificare quel che Pasquino ha detto
non occorre certo consultare l’architetto:
Vi invito ad alzar i vostri occhi al cielo,
senza mettere davanti agli occhi un velo:
a Carife trovan tesori ditte ed ingegneri,
che, caso strano, sono sempre forestieri.
Che sia così e proprio un gran peccato…
ma anche questo è danaro ben sprecato!
Ciechi eravamo, più ciechi siamo ancora,
e non vediam che qui tutto va in malora…
Se la facciata or somiglia a quella d’un fienile…
speriam che miglior sorte tocchi al campanile!
Amici cari, se vogliam vincere la scommessa,
non dobbiamo pensar…che la gente qui sia fessa.
Se uno è sordo non gli paghiam le spese:
facciamogli fagotto e… mandiamolo a quel paese!

“…Se Pisa mostra pendente la sua torre, qui inclinato noi possiam lo stemma esporre”.
“…Se Pisa mostra pendente la sua torre,
qui inclinato noi possiam lo stemma esporre”.

PASQUINATA N. 11

S’amministra altrove il patrimonio comunale
come fosse cosa propria o del tutto personale;
negli altri paesi, per favorir or questo or quello,
si cerca tra le righe delle leggi un orpello:
se occupi una casa con azione proditoria…
c’è sempre poi qualcuno che ti dà la sanatoria:
i furbetti di mestier non han senso del pudore,
e spesso fan nascere più di un rancore.
Qui non si canta per alimentare la tenzone,
ma s’invita a rispettar di più la popolazione.
Nell’area oggetto d’interpellanze parlamentari
han costruito oggi tante case popolari;
era prevista per gli anziani una struttura,
abbiam macerie e giungla a memoria futura.
Guardano gli assegnatari degli alloggi dai balconi
se arrivano clienti per le prossime elezioni;
scruta il cittadino attento l’orizzonte
per veder se altri la fortuna bacia in fronte.
Versano li fessi i contributi senza fare storie,
si assegnassero le case seguendo graduatorie.
Morboso e disorientato è poi il cittadino:
aspetta sol che esca il quotidiano volantino;
non sa certo a chi dar oggi la ragione,
qui si fa solo l’ordinaria amministrazione…
non s’offenda il marsupiato primo cittadino:
accresca l’impegno, ne basta solo un pochino!
Insomma, per evitare ogni lamentela,
si facciano requisizioni, ma non per fare clientela!
Il primo cittadin se ne faccia una ragione:
Carife non cresce sol…con l’ordinaria amministrazione.
Se la nave poi è sul punto d’affondare,
i sorci lesti son sempre i primi a scappare!

PASQUINATA  N. 12

Hanno strana sorte a Carife le fontane:
molte non dan acqua da cento settimane;
quella in piazza si sterra dopo anni,
ma ancora non si sa chi paga i danni…
due fan bella mostra di sé alle Fontanelle:
non funzionano neppur se il cielo è a pecorelle…
Una delle due, ma che spendida trovata,
invece che “appicciarla“ qualcuno l’ha rubata.
Alla Fontana Nuova, per render la pariglia,
anziché entrare… l’acqua esce dalla griglia.
All’Addolorata poi, te lo dice or Pasquino,
l’acqua esce sotto e non la beve il Grottino.
Al Pian dei Cavalieri cacciava acqua la fontana,
e a tutti la cosa appariva nuova e strana:
Un vero miracolo, ringraziando Iddio,
l’han fatto poi la Madonna e Padre Pio.
Funziona quella del Palazzo Marchesale:
l’acqua esce, ma lo fa piuttosto male…
Al fontanil de la fermata manca poi la levetta,
non s’apre e non beve chi il bus aspetta.
Concittadini belli, ora pure voi lo sapete:
il turista che vien qui rischia di patir la sete.
Ti dà un consiglio il nostro amato Lello:
se per Carife passi devi imitare il cammello,
prima del deserto occorre bere a crepapelle:
qui asciutta è la fontana, pur se piove a catinelle.
Confidiamo in te, per quel che in gir si dice,
o tu che conti più di tutti e di Lello sei il vice!
Altrove lavoran sodo tutti ed amano il lor paese:
a Carife s’aspetta solo…lo stipendio a fine mese.

“Al fontanil de la fermata manca poi la levetta, non s’apre e non beve chi il bus aspetta”.
“Al fontanil de la fermata manca poi la levetta,
non s’apre e non beve chi il bus aspetta”.

PASQUINATA N. 13

Volge ormai al termine il tormentone dell’estate,
condito di manifesti, volantini e piccanti pasquinate.
Tredici ha fatto Pasquino, ma non è contento…
e a Carife non s’aspetta certo un monumento;
a questo punto li cittadin si son scocciati:
pure i pifferi andarono per sonar…e furono sonati:
se van sotto processo sindaco ed assessori,
inevitabili per tutti poi arrivano i dolori…
Una volta tanto cerchiamo d’essere seri:
affrontiamo tutti insieme i problemi veri!
Per aprire il nostro splendido museo,
aspettar non dobbiamo il prossimo giubileo.
Diamoci una mossa un poco tutti quanti:
facciamo fare a Carife qualche passo avanti.
Nell’interesse sommo della popolazione,
qui non s’apra una guerra di successione.
Se vogliamo davvero il bene del paese,
si faccia una lista sola, ma di larghe intese.
E’ andata a farsi fottere la cittadinanza attiva:
qualcuno in campagna elettoral mentiva ;
ora il cittadin tace e la prende a quel posto,
proprio come qualcun prima avea supposto…
non erano alla Chiesa tanto complicati i lavori,
ma ci son voluti tre progettisti e due direttori.
Apri bene gli occhi, o cecata gente:
se sei stata dolce non essere poi clemente.
Tace or Pasquino, non perché manca la rima:
tornerà a cantar se tutto torna come prima.
Se per smuoverli più non bastan le pasquinate,
bisognerà cacciarli tutti…con le cannonate!

 

PASQUINATA N. 14

Qualcun disse che li Carifan sono come le cicorie:
le calpesti, crescono meglio e non fanno tante storie.
Non vincono la guerra dirigenti e generali,
se non tirano la carretta soldati e caporali.
Qui son diventati tutti sindaci e dottori,
ora mancano gli infermieri e… son dolori.
Manovri un treno in forte ritardo, caro Lello,
ma molti aspettano ancora un passaggio di livello.
Per le galline è veramente un grosso guaio…
se troppi sono i galli a cantare nel pollaio.
Dentro e fuori il Comune trionfa l’immondizia,
nessun prende la scopa e a pulire inizia.
Se pulissero i marciapiedi li cittadini tutti quanti,
a casa ne dovresti mandare poi almeno tanti.
L’erba per le vie regna ormai sovrana,
e non bastano quelli della Comunità Montana.
Facciamo scendere le mucche dalla montagna,
così poi affamata qualcuna se la magna;
se riempiono le nostre vie di escrementi,
non ti preoccupar: saremo tutti più contenti.
Non ti crucciar se nella chiesa piove ancora a catinelle,
altro non dobbiam fare che comprar le bacinelle…
Ma se poi qualcuno riferisce a noi il vero…
ci pioverà addosso anche quando saremo al cimitero.
Con gli atteggiamenti di bassa strategia,
non cresce il paese più indietro de l’intera Baronia.
Li abbiam voluti ed or facciamoci coraggio:
ce li dobbiam tenere…almeno fino a maggio.
Qui godiamo tutti ampia libertà davvero:
le condoglianze le diamo in chiesa o al cimitero…

 

PASQUINATA N. 15

Dell’intera Baronia un dì eravamo il centro,
or facciam fatica a considerarci dentro.
Non ha più storia da tempo il presente,
chi dovrebbe dare una mano è spesso assente.
Qui sembra che tutto sia ormai finito,
c’è rimasto solo qualche vecchio rimbambito;
se non andiam da Michelina a farci visitare,
siam tutti alla posta per la pensione a litigare.
La prendiamo ogni mese in fila allo sportello,
la depositiamo per i nipoti e questo certo è bello:
aumenteranno per noi certo le badanti,
avranno coscienza tranquilla i figli tutti quanti.
E’ popolata di fantasmi ogni nostra via,
se giri per il paese t’ assale la malinconia.
All’estero o in Italia ce ne sono tanti,
per il paesello natìo sono afflitti da rimpianti:
vendon casa aiutati da agenti immobiliari,
ricavan solo poco più di tentatre denari…
A dimostrar che qui or manca molta gente,
a Carife è “VENDESI” il cartello più frequente.
Chi è lontan non taglia il cordon ombelicale
e spesso visita di Carife il bel portale:
rivede del suo paese amato i monumenti,
e nelle foto ritrova se stesso e i parenti.
Si produce un buon olio, con grano e tabacco…
qualcuno beve e rende onore a Bacco.
Nonostante qui tutto vada alla malora,
gli amministratori di litigar non vedon l’ora:
c’è chi si vanta d’aver per ogni male il toccasana,
prende la parola… perdon tutti la tramontana!
Ci s’attarda talor in pretestuose discussioni,
e non s’accorgon che hanno rotto a li maroni.
Abbandona la seduta ora questo ora quello,
pensando sol di far dispetto a Lello.
Aspetta sbadigliando Tagliarella il barista…
Che a prendere il caffè arrivi almeno un turista;
prepara intanto le sue pizze il Grottino,
sperando di non darle poi a Ringo, il suo volpino.
Non va certo meglio per i ristoratori,
sempre in attesa che arrivino avventori.
Vende il salumier panini e mortadella
a chi non può andare all’Ipermirabella.
Va meglio per fortuna al nostro bravo pasticciere,
al marmista, al capannone e al cacciatore petroliere.
Di lavorare tutti abbiamo tanta voglia,
ma da tempo ormai non si muove più ‘na foglia.
Molti a Carife vivon solo di rimpianti
e non ne siam rimasti certo mica tanti.
Chi può farlo dia una mano volentieri,
ci faccia ritornar…almeno come ieri!
Il museo potrebbe aprirci più di una porta,
ma di esso a nessun più di tanto importa!
Una volta campavamo bene tutti quanti,
or per vivere ci dobbiamo affidare a tutti i Santi…

“A dimostrar che qui or manca molta gente, a Carife è “VENDESI” il cartello più frequente”.
“A dimostrar che qui or manca molta gente,
a Carife è “VENDESI” il cartello più frequente”.

PASQUINATA N. 16

Questa è la ballata dell’indipendente comunale:
per aver la tredicesima dev’ aspettar Natale;
se talor la voglia gli vien di lavorare,
si siede e se la lascia così passare.
Dirige l’orchestra Lello, questo l’ho già detto…
ma più che direttore sembra un diretto.
Dividiam con Zungoli l’amata Segretaria,
nel consiglio a lei spesso manca l’aria,
storce il musin ad ogni inutil discussione,
vorrebbe tornar ad Ariano… ma senza il magone.
Regna nella sua stanza l’elegante Gianni,
fa i contratti e cura alle imprese i malanni,
se cambia il sindaco lui non muta aspetto,
anche il nuovo tratta con lo stesso affetto.
Gli lavora accanto la finanziaria Pina:
bella e pettoruta arriva ogni mattina,
tra le pieghe del bilancio cerca attenta,
se trova soldi ed il creditore accontenta.
Parte di buon’ora a notificar le sue carte,
a studiar la Gazzetta del tempo va gran parte:
questo è un lavoro certo molto bello,
quel che conta è farlo solo…di livello.
Distribuisce Angelina sorrisi e bustarelle,
poi torna a casa, su alle Fontanelle:
con amor s’occupa di Mimì e del sociale,
se la conosci bene lei è sempre più gioviale.
Segue poi il topolin di biblioteca Rita:
con lei qui la cultura non è finita,
spesso sembra a noi preoccupata:
a Carife in biblioteca pochi l’han cercata.
Dirige se stesso l’anagrafico Pasquale,
per il certificato non devi aspettar Natale;
fa il suo mestier con grande competenza,
sol dopo un matrimonio… devi avere più pazienza.
Gira tutto il (suo) territorio il dirigente Gaetano,
controlla attento se vi nasca un banano;
combatte con le imprese, con lor diventa pazzo…
ma lui gli ordini li prende solo… dal palazzo.
Rocco, il Campione, gli lavora al fianco,
alza la voce, agita il suo capello bianco;
chiarisce, delegato, al protestante cittadino
chi deve pagar l’ICI, come vuole Agostino.
Questi nel suo sgabuzzin tranquillo vive…
alle prese con tributi e lampade votive;
può chiuderti dell’acqua il rubinetto,
se non paghi proprio come lui ha detto.
Li cittadin contenti dicono: “Meno male,
qui le bollette arrivano…tutte per Natale!”
Giovanni, detto Marco, lavora con Colella:
permettono all’acqua d’arrivare alla scodella;
per lavar i panni non t’occorre varrechina:
loro di litri ne han già messi una trentina;
avanzano imperterriti tra le merde delle vacche,
ogni volta che van, per controlli, su alle Bocche.
Fa vita a parte Antonio lo stradino:
guida mezzi d’ogni tipo, lavora con Silvino;
è quasi sempre attaccato al suo volante,
di attività ne fa veramente tante.
Gira il pucchiaccologo Silvino le vie cittadine,
a volte scopa…ma non le piccole stradine;
crescono d’erba verde cespugli in ogni dove,
Il “Professore” passa, vede… e poi si gira altrove.
Il vigile Rocco ha ormai già dato,
e certo il suo impegno è un poco migliorato:
Pasquino glielo ha da tempo detto:
con maggior cura il traffico va diretto;
ci aspettiam da lui che stia più attento:
qui il cittadino ne fa una… ma ne pensa cento.
Da Tagliarella se andate a prender un caffè…
mettete molto zucchero e ricordatevi di me!

“Giovanni, detto Marco, lavora con Colella: permettono all’acqua d’arrivare alla scodella”.
“Giovanni, detto Marco, lavora con Colella:
permettono all’acqua d’arrivare alla scodella”.
“Gira il pucchiaccologo Silvino le vie cittadine, a volte scopa…ma non le piccole stradine”.
“Gira il pucchiaccologo Silvino le vie cittadine,
a volte scopa…ma non le piccole stradine”.

PASQUINATA N.17

Ricordiam oggi tutti la nostra grande storia:
delle vittime d’ogni guerra ricorre la memoria;
a Flumeri l’elenco dei Caduti si legge alla gente,
i parenti d’ogni eroe rispondono: “Presente!”
Di Vittorio Veneto si celebra il fausto evento,
ma a Carife i Caduti non hanno monumento.
Nemmeno i marmocchi, spesso assai vocianti,
partecipano accompagnati dagli insegnanti:
Son le lapidi con i nomi attaccate alla torre,
e la corona d’allor qui dobbiam deporre.
Vinsero a Vittorio Veneto i nostri cavalieri,
ma il monumento è abbandonato come ieri.
Per la patria diedero generosi la loro vita,
la venerazion per loro sembra qui finita.
Quattro mascalzoni, presuntuosi ed ignoranti,
l’hanno rotto ormai quasi a tutti quanti:
vorrebbero far credere a noi cittadini
che furon dei grandi Hitler e Mussolini;
s’agitano nelle tombe Combattenti e Partigiani,
li strozzerebbero volentier con le lor mani;
ma se oltre ci fan perdere la pazienza,
torneremo tutti insieme a far la Resistenza:
Fan bella mostra muri di cemento armato,
qualcun Piazza di Spagna ha qui clonato…
Si rincorron tristi della cascata i salti,
ma l’acqua manca ancor, fin dai piani alti:
ha ugual sorte come della piazza la fontana?
Vederla pien di terra non sarebbe cosa strana.
A dir il vero, o mio carissimo cittadino,
il nostro monumento somiglia al nudo Carso triestino.
L’alata Vittoria aspetta su con gran malinconia
che torni anche l’altra statua… a farle compagnia.
Dormono beati il sonno qui del giusto…
a lasciar opere appese hanno ora preso gusto.
Si voltano nelle tombe i nostri amati eroi
e forse anche loro la pensano proprio come noi.
Pur se il monumento non è ancor finito,
ci si sforzi almen di tenerlo più pulito.
Ai nostri valorosi Caduti rendiam onore adesso:
molti di loro portano il nostro nome stesso.

PASQUINATA N. 18

Deperisce il Museo nel disinteresse generale,
di esso abbiam solo…la segnaletica stradale.
Giacciono stipati i reperti, vanno in rovina,
abbiam dato al Museo un’orrenda pensilina.
Qualche vandalo ha rotto più d’una vetrata,
dell’allarme la sirena pende or da la facciata.
Ha ceduto sotto il peso della neve la grondaia,
per chi ha diretto i lavori ci vorrebbe la mannaia;
han lasciato persino aperto un rubinetto:
i danni sono tanti, l’acqua vien giù dal tetto.
Che non ci siano colpevoli è molto strano…
bastava che se n’accorgesse a tempo Gaetano.
Ironia della sorte davvero molto strana:
qui facciamo acqua… ma manca alla fontana.
Vi faceva salotto l’Associazione Vita,
almeno a questo la struttura è servita.
Rende allegro il posto qualche bel bambino,
a essere felice assai è il nostro Valentino.
Nel progetto credemmo tutti entusiasti:
ora, sconsolati, con un palmo di naso siam rimasti.
Abbiam recuperato centinaia di reperti importanti,
eravamo fieri e c’invidiavano tutti quanti.
Parlavano di Carife profani ed esperti,
ma forse sottoterra stavano meglio i reperti.
Col Patto Baronia siamo stati proprio sfigati,
e altri bei soldini son stati qui sprecati.
Le pale eoliche qualcun non vuol vedere…
si preoccupa di difendere solo il suo sedere!
Con la Comunità Montana non parte la convenzione,
a Trevico Solimine vuol sparare neve col cannone…
non certo più attiva è la Soprintendenza:
a trattar con essa…si perde la pazienza.
A pensarla così siam veramente tanti,
ma poco importa al Sindaco e agli Assessori tutti quanti.
A questo enorme spreco, cosa ovvia e naturale,
si dovrebbe interessare almeno il Tribunale!
E’ materia per il Gabibbo, che tristezza:
il nostro Museo è diventato ‘na monnezza.
Non possono goder nemmeno li Ciaschini:
è incompleta pure la natal casa di Mancini…
Del Museo Carife ha sempre più bisogno:
occorre far di tutto per realizzare questo sogno!
Caro amico Lello, datti una bella mossa:
per aprire il Museo andiamo tutti alla riscossa!

“Deperisce il Museo nel disinteresse generale, di esso abbiam solo…la segnaletica stradale… …Caro amico Carmine, datti una bella mossa: per aprire il Museo andiamo tutti alla riscossa!”
“Deperisce il Museo nel disinteresse generale,
di esso abbiam solo…la segnaletica stradale…
…Caro amico Carmine, datti una bella mossa:
per aprire il Museo andiamo tutti alla riscossa!”

PASQUINATA N. 19

A Carife scorre assai monotona la vita,
ma per parecchi sembra proprio in salita;
rischiarano vie deserte luminarie intermittenti,
funziona la fontana e tutti siam contenti…
Nelle case c’è solo qualche vecchio,
aspetta tempi migliori ormai da parecchio:
Rari giovincelli s’aggirano indecisi, non san che fare,
parlano tra loro… non sanno dove andare.
Bastava assai poco prima per essere felici:
un pezzo di baccalà e una dozzina di alici;
un piatto di capellini d’’olio fumanti,
ed eravam soddisfatti veramente tutti quanti.
Or nelle case ci son caldaie e stufe, ma mancano i camini,
manca il focolar per esser tutti più vicini.
Più non ti rallegra un profumato mandarino,
né più t’accontenti sol d’un bicchier di vino…
Volti sorridenti t’invitano a comprar italiano,
mancano i soldi… ma compri quel che viene da lontano.
Or costa troppo il baccalà, costa un euro un sedano,
e in Italia son sempre gli stessi quelli che pagano.
Funziona a singhiozzo intanto la fontana,
è illuminata e la cosa appare miracolosa e strana…
Più che una cupola ha ora il basco il campanile:
ora è certo: la chiesa è proprio…un fienile.
Se Carife è una stalla, la scelse per nascervi il Bambino,
e a tutti augura benessere e felicità Pasquino;

augura che vengano per noi tempi migliori,
e che regni sovrana la gioia nei nostri cuori.
Chi può si dia da far… per far nascere un bambino…
ne saremmo felici, soprattutto lo stanco Valentino.
Intanto il Natale in gran fretta s’avvicina,
diamoci tutti un gran da fare in cucina:
aglio, olio, capellini e peperoncino…
per completar la festa basta solo un bicchier di vino.
Castagnacci, zeppole e sfogliatelle
profumino il paese, friggendo nelle padelle.
Buttiamo dalla finestra ogni nostro risentimento,
l’anno nuovo veda ognun di noi più contento:
lavoriamo tutti, ognun senza pretese:
ha proprio bisogno di risorgere il nostro bel paese!
Senza la solidarietà non si va lontano,
diamoci una mossa e stringiamoci la mano.
E’ questo il simbolo dello stemma cittadino,
basta non dimenticare e ricordarsene un pochino.

PASQUINATA N. 20

S’agitano già l’acque per le imminenti elezioni,
il popol cieco tutto vive forti emozioni…
Tornano puntuali a galla molti zombi redivivi,
si tessono trame occulte, si fan preparativi.
Qualche rospo già si muove nel suo torbido pantano,
vuol diventar principe e chiede a tutti una mano.
Ognun ha già tirato fuori il suo coltello,
ed è pronto a far la barba al nostro caro Lello.
Cavalca intanto col suo ronzino il nostro Generale,
spara le ultime cartucce… prima del dì fatale:
requisisce imperterrito le case e poi decreta,
le dà a chi gli pare e nessuno glielo vieta.
Son pulcini senza chioccia i nostri Consiglieri:
inerti attendono che anche oggi passi come ieri;
anche il popolo perplesso al nunzio muto stà:
pensa che sia resuscitato il vecchio Podestà.
Ma qualcun, sotto il suo stesso tetto,
medita in cuor suo di fargli lo sgambetto:
cavalca anche lui uno scorticato ronzino,
ma potrebbe fargli un bruttissimo scarpino.
Impazza intanto fra il popolo il totocandidati,
molti son quelli che pensan d’essere resuscitati.
Alcuni prometton di sollevar il paese con le loro spalle,
ma da anni ormai ci raccontan solo balle.
A girar la frittata son sempre poi gli stessi,
sperando ancora una volta di poterci fare fessi.
In gruppetti li puoi vedere spesso qua e là a ciarlare:
studiano alte strategie o stanno lì solo per spiare.
Tramano nell’ombra, creano società segrete,
intanto il grano scuoce e nessuno qui lo miete.
Tessono congiure nei lor palazzi i soliti Baroni,
promettono novità e benessere per tenerci buoni.
C’è chi tace rassegnato, ma non è contento:
questo purtroppo qui passa oggi il convento.
Un giovincel politico l’ha sparata molto grossa,
credendo che qui il popolo decidere più non possa:
dal profum de le mimose forse ubriacato,
ha fatto da Frigento un nome ed il casino ha creato.
E’ vero che molti ci considerano batraci,
ma noi qui di decidere ancora siam capaci.
Meglio sarebbe per lui se pensasse all’Avellino:
qui può stabilir chi candidare ogni cittadino.
Se “Affari tuoi” è un gioco attuale e di successo,
a Carife più d’un potrebbe poi mandarti al cesso.
Non prendon posizione li sbandati dipendenti,
non san che pesci prendere ma loro son contenti:
anche se li aspettano tempi davvero molto brutti,
se son felici loro anche noi siam contenti tutti.
A noi cittadin non rimane ormai che sperare…
che nessun, come ieri, si faccia poi comprare.

 

PASQUINATA N. 21

Ahi Carife, vituperio de le genti,
prima fai le cose e poi te ne penti:
anche se non era del Signore a pari,
Pasquino tradisti per men di trenta denari…
Elettore, puoi essere certo ben contento:
ti sei venduto per qualche blocco di cemento,
hai saputo tompagnar bene la tua stalla,
e grazie a te son rimasti poi a galla.
Votò serena anche l’ignara elettrice,
cui promisero una bella lavatrice;
pagaron dell’automobile una cambiale
e costui votò felice proprio tale e quale;
diedero il mobilio a chi veniva da lontano
e lei diede ben volentieri una mano.
Tradiron molti altri per ancora meno…
e ciascun in cuor suo fu sereno.
All’apparir del vero fu proprio una schifezza,
e dopo ci riempirono pure di monnezza;
arrivava da Napoli anche a tarda sera,
eran felici, si realizzava una chimera:
ritornava con gli interessi alla base,
ciò che s’era speso nella prima fase.
fu consigliere sol per…precedenza
chi aveva mendicato qualche preferenza.
Pasquin non meritava certo la sconfitta,
ma il Popolo credette a chi vendeva aria fritta;
la cittadinanza poi amaramente s’è pentita,
vedendo che dalla padella nella brace era finita.
E’ giovata proprio a poco l’alternanza,
e molti hanno ora solo il mal di panza:
ora il Carifan dev’ essere contento:
se ha dato mille ha ricevuto cento.
E’ inutile per tutti cantare alla riscossa…
molti hanno ammainato la bandiera rossa;
si girano furiosi nella tomba gli antenati
per le scelte dai figli fatte nauseati.
Non servono a Carife le ammucchiate:
sbagliate di grosso se così pensate.
Smettiamola con le congiure di palazzo,
facciamo largo a qualche giovane ragazzo.
Vadano in pensione vecchi tromboni e consiglieri,
quelli all’orizzonte non sian proprio quelli di ieri.
Per risolvere i problemi del paese,
occorre pensare alle larghe intese.
E’ inutile stare in fila, prendere il numerino:
è davvero assai scocciato ora il cittadino!
Pasquino, ve lo dice fin da adesso,
farà tranquillamente parte… solo per se stesso.

“Ahi Carife, vituperio de le genti, prima fai le cose e poi te ne penti!”
“Ahi Carife, vituperio de le genti,
prima fai le cose e poi te ne penti!”

PASQUINATA N. 22

Potranno mai guarire i tuoi malanni
se a curarli son gli stessi, almeno da trent’anni?
C’è chi è consigliere da una vita
ma pensa che per lui ancor non sia finita;
ognun ritiene quasi personale missione
ancor per culo prendere la popolazione;
ritiene quasi che sia un suo dovere
ottener la carica di comunale consigliere.
Del senno di poi qui son le fosse piene:
per un che se va… già un altro viene.
La popolazion al fin potrebbe poi pensare
che non val la pena recarsi a votare.
Già hanno i tecnici i Comuni in ostaggio,
or son proprio loro che vanno all’arrembaggio:
li vedi ritornar, già sono all’orizzonte,
nei prossimi anni li avrai ancor a fronte,
a noi non resta ormai che sperare:
debiti qui non ne possono proprio fare.
La Cassa non ci darà più una lira,
non darem incarichi nemmeno a chi la tira.
Sperano ansiosi d’esser pagati i dipendenti,
che tutti d’esser capi oggi son contenti.
Ognun va alla contesa, ha un suo pretesto,
non sa che qui si rischia solo il dissesto.
Correranno fiumi di parole dai balconi,
si spenderanno ancora svariati milioni.
C’è chi in cuor suo gode ed è contento:
sono in arrivo altri blocchi di cemento;
avrà qualche lampadario, qualche lavatrice,
c’è chi lo pensa ma ancora non lo dice.
Avranno altri una casa, a bella posta requisita…
credete voi che a questo punto sia finita?
Se qualcun pensa che il fondo abbiam toccato
si sbaglia di grosso ed indietro non è tornato.
Ahi, quale a dir qual era è cosa dura!
A questo punto davver non è finita la paura…
Che Dio ce la mandi bona questa primavera,
disse chi cambiar doveva la sua cameriera.
Lo dico infine, ma non ne son contento:
questo intanto oggi passa il convento.
Infuria intanto dei candidati la bufera…
e se son rose fioriranno a primavera.
Ognun pesca nel mazzo, spera nel fuoriclasse
e non mancano le manovre, anche quelle basse:
uomini loschi, di assai bassa lega,
sperano che qualcun alla proposta al fin si piega:
non servono le estemporanee ammucchiate,
se a vincere le elezioni oggi sol mirate!

PASQUINATA N. 23

Rigurgitano inquietanti dalle fogne
dei Fascisti le putride carogne.
Urla dal sarcofago Sandro Pertini:
“Siete stati capaci di resuscitare Mussolini…”
Molti dalla mente l’han rimosso e cancellato:
non altro certo dalla storia ha meritato!
Insensata gente, porcaccia troia,
non vi è bastato il ritorno dei Savoia?
E’ vergognoso apporre certi manifesti:
per non farlo troverei mille pretesti.
Contro il fascio ed il littorio
ci vorrebbe un altro grande Di Vittorio!
Si rivoltano nelle tombe i valorosi partigiani
e già sentono prudere le loro mani.
Chi è curioso di leggere il diario pazzo,
di un che a tutti per vent’anni ha rotto il…?
Questa è la morale della favola:
basta conquistarsi un buon posto a tavola…
Sembra che a certa nostra gente
la storia abbia insegnato poco o niente.
Me ne frego di cosa ha scritto un dittatore,
che tanta gente ha fatto pianger di dolore!
A pochi importa se il paese va in rovina:
son sempre i soliti a fare ammuina…
men di domani, ma certo più di ieri,
a blaterar son sempre i soliti faccendieri.
Si pensa ad estemporanee coalizioni
sol per vincere le prossime elezioni.
Dov’era tanta gente negli scorsi anni,
quando a requisir case pensava il Di Ianni?
La filosofia è prevalsa del mattone,
si son elargiti incarichi a profusione…
è indebitato il Comune a più non posso,
ed il bilancio ora è in profondo rosso.
Forse a dirlo non è poi troppo presto:
qui si rischia solo del bilancio il dissesto.
A chi e a che serve tutto questo?
Ci s’accontenta di provocar con un manifesto,
è una sfida al comune senso del pudore,
un oltraggio a chi lavora con sudore.
Perderem tutti di questo passo la pazienza,
diamoci da fare: è giunta l’ora della resistenza.
Pensi di più all’Avellino il buon Pugliese,
e magari prenderà più voti al suo paese:
qui rischia di perder quel che ha …
se al suo posto star non sa:
Carife era già un popolo della libertà,
ancor prima che lui arrivasse alla sua età.

“Me ne frego di cosa ha scritto un dittatore, che tanta gente ha fatto pianger di dolore!”
“Me ne frego di cosa ha scritto un dittatore,
che tanta gente ha fatto pianger di dolore!”

>>>CURIOSITA’

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