L’ECONOMIA DEL TERRITORIO DI CARIFE NEI SECOLI XVIII E XIX

La nostra, almeno fino agli anni Sessanta del secolo scorso, è stata sempre un’economia di pura e semplice sussistenza e sopravvivenza. Spesso si è andati altrove a cercare fortuna e l’emigrazione ha falcidiato la nostra popolazione. Comunque un gran numero di artigiani (mugnai, fabbri, calzolai, barbieri, falegnami, muratori, sarti, ramai, “stagnari”, fornaciai, tessitrici, ricamatrici, frantoiani, “scardalani” e…chi più ne ha più ne metta…) ha sempre consentito al nostro paese di essere invidiato dalle popolazioni limitrofe, che qui spesso inviavano giovani apprendisti e prestatori d’opera. Il nostro sistema economico, per così dire “chiuso”, ha sempre consentito a tutti una vita onesta, anche se non agiata e, soprattutto, ha sviluppato un grande spirito di sacrificio e di solidarietà, oggi purtroppo sempre meno presente.
In questi ultimi anni si sono occupati di Carife, dei suoi usi, dei suoi costumi, delle sue tradizioni, dei suoi monumenti e della sua storia Padre Riccardo Fabiano, Padre Antonio Salvatore, il Prof. Salvatore Salvatore e la moglie Olga De Gregorio, il compianto Stefano Melina, Il Dott. Antonio Flora ed altri ancora, ai quali chiedo venia se non li ho citati.
Un ruolo sicuramente importante ha avuto in questi anni il periodico “VICUM”, sul quale abbiamo potuto leggere molti autorevoli studi su questioni inerenti la nostra comunità, il paese e la sua storia: molti studiosi hanno spaziato su vari temi ed hanno approfondito aspetti della nostra storia e del nostro costume. Proverbi, Catasto Onciario, credenze e superstizioni, brigantaggio e tanti altri argomenti hanno di volta in volta offerto spunti di riflessione assai importanti, permettendo di recuperare e di tramandare ai posteri notizie, che sarebbero andate perdute per sempre.
Abbiamo in questo modo potuto ritrovare le nostre radici ed anche la voglia di andare avanti, per così dire, con una maggiore fierezza.
Un particolare rilievo ha avuto la pubblicazione “LA POPOLAZIONE DI CARIFE NEL SETTECENTO ATTRAVERSO I LIBRI PARROCCHIALI” curato dalla Dott.ssa MARIA SCIRETTA, edito nel 1991 con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, guidata dall’Ing. Carmine Di Giorgio. La pubblicazione, sorretta da un notevole rigore scientifico, ha permesso di ricostruire il nostro passato più recente e di offrire uno spaccato della nostra vita paesana in uno dei periodi più tormentati della nostra storia. Epidemie, carestie, povertà, terremoti hanno caratterizzato infatti l’intero ‘700 vissuto dalla nostra popolazione.
Altre due giovani Dott.sse, ELISA LUNGARELLA di GAUDIOSO ed EMMA ORLANDO di GAETANO, si sono laureate discutendo tesi di laurea sul DIALETTO CARIFANO. Ne hanno studiato la fonetica, la morfologia, la sintassi e ne hanno ricavato delle vere e proprie grammatiche; non manca certo il rigore scientifico e le opportune etimologie di alcuni termini dialettali, tutte cose queste che dovrebbero spingere l’Amministrazione Comunale a finanziare un’eventuale pubblicazione anche di queste opere.
Alla pag. 6 della pubblicazione della Dott.ssa Sciretta leggiamo:
Nel XVIII Secolo “L’attività agricola era integrata da piccoli allevamenti ovini e caprini. I massari e i possidenti erano coloro che avevano gli animali più redditizi: bovini, equini e suini. Per la qualità del terreno si trovavano nel territorio carifano delle cave di argilla che favorivano la lavorazione di terrecotte…Le attività artigianali (muratori, fabbri, sarti, falegnami ecc.) erano in rapporto alle strette necessità locali.
Nel XVIII secolo si sviluppa e si consolida una borghesia agrario-professionale. Alcune famiglie vanno accentrando nelle loro mani vasti terreni e si impongono sulle altre. Esse sono i Ciampone, i Flora, i Melina, i Tedeschi, gli Addimandi, i Salvatore, i Pezzano, i Saura. Immancabile in queste famiglie era la presenza di un ecclesiastico o più di uno. La vita a Carife nel Settecento era ancora a livelli semifeudali e la maggior parte delle famiglie erano assoggettate economicamente alla chiesa, al feudatario e ai pochi possidenti”.
Più avanti, a pag. 10, la Sciretta continua:
“Carife era un centro monoparrocchiale con la matrice intitolata a S. Giovanni Battista, che nel 1741 fu eretta a Collegiata…essa aveva quattro dignità: l’Abate, al quale era affidata la cura delle anime, un Primicerio, un Cantore e un Tesoriere, seguivano poi ventidue Canonici”.
Naturalmente la presenza in una famiglia di un Sacerdote, a volte anche più di uno, contribuiva non solo ad accrescerne il prestigio e l’importanza sociale, ma spesso contribuiva anche ad elevarne il livello economico. Molti Canonici, oltre a prendersi cura delle anime dei Carifani e delle numerose proprietà ecclesiastiche, contribuirono notevolmente ad accrescere le ricchezze e gli averi delle famiglie da cui provenivano; altri furono anche Consiglieri ed Amministratori Comunali ed uno di loro, il Canonico Giambattista Tedeschi, fu addirittura Sindaco e nel 1866 fece costruire la sede del Comune, sulla facciata del quale fino al terremoto del 1980 si leggeva “IL SINDACO G. TEDESCHI IDDIO AUSPICE NEL 1866 PER ECONOMIE ERESSE”.

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L’Iscrizione che fu collocata sulla facciata della vecchia sede municipale