La Disavventura Notturna di Orazio nella “Villa Trevici”

Il Prof. Werner Johannowsky, che ha curato e diretto quasi tutti gli scavi effettuati nel territorio, ha maturato la convinzione che si tratta proprio del sito della “Vicina Trivici villa” che accolse, “ullo non sine lacrimoso fumo”, il poeta Orazio e la sua comitiva, di cui facevano parte anche Virgilio, Vario, Tucca, e Mecenate, durante il viaggio da Roma a Brindisi nel 37 a.C. (Horatius, Sat.I, 5,79).
I Trevicani quella sera bruciarono nel camino rami ancora verdi con tutte le foglie: di qui il fumo fastidioso, che fece lacrimare gli occhi degli illustri ospiti della capitale, al seguito di Mecenate, incaricato di un’ambasceria.
Ma non era finita qui! Una locale “puella mendace”, sicuramente furbetta e maliziosa, gabbò l’assai ingenuo e sciocco poeta Orazio ( lui stesso si dice “stultissimus”) e, pur avendogli promesso di raggiungerlo più tardi a letto, non andò all’appuntamento e mandò… in bianco il grande poeta latino.
Sarebbe curioso scoprire o capire come mai si sia comportata in questo modo una fanciulla che praticava il più antico mestiere del mondo: Intendeva forse vendicarsi nei confronti di un illustre cittadino romano per l’esito infausto della guerra sociale, che si era conclusa, qualche decennio prima, con la distruzione di Aeclanum, e forse anche dell’abitato individuato a Fioccaglia/Chioccaglia di Flumeri, località entrambe poste a pochi chilometri di distanza dalla “Villa Trivici”? Si era trattato di una semplice civetteria o la nostra lasciva “puella” passò la notte con un altro ospite, magari disposto a pagare di più? Ma senza alcun dubbio il ricordo della disfatta era ancora troppo cocente presso gli Hirpini.
Fatto sta che il venosino Quinto Orazio Flacco, dopo aver atteso inutilmente ed ansiosamente atteso la ragazza fino alla mezza notte, si dovette accontentare di un sogno erotico, che gli fece macchiare con una polluzione “la veste notturna ed il ventre supino”. Orazio ripartì deluso l’indomani, a briglia sciolta, verso Ausculum (Ascoli Satriano).
Conosciamo bene la filosofia di vita di Orazio, epicureo convinto, in quanto è lui stesso a rivelarcela: “Cogli l’attimo fuggente e credi il meno possibile nel futuro…anzi non domandarti proprio quello che ti accadrà domani e goditi ogni occasione oggi…”
Il nostro grande poeta, quando fece il viaggio, era molto giovane: aveva solo 28 anni…ed aveva una gran voglia di divertirsi e di cercare avventure galanti: faceva parte, come detto, della sua filosofia; ma questa volta gli andò proprio male! Ricordiamo che il grande poeta nacque a Venosa nel 65 a.C. e morì a Roma nel corso dell’8 a. C..
In località Aia di Cappitella di Carife, in prossimità del sito interessato da una frequentazione del Neolotico, è stata rinvenuta una bellissima e ben conservata stele funeraria che porta il nome di MARCUS MEVIUS (Vedi articolo più avanti).

A meno di un chilometro ad est rispetto al sito di ritrovamento della stele, nel 1989, mentre nella località “Tierzi/Piano Cavallina si stava effettuando lo sbancamento per la costruzione del nuovo campo sportivo. è stato individuato e scavato un complesso artigianale di età romana con fornaci, tra cui una sicuramente tra le meglio conservate del periodo, e annesse strutture abitative.

Il complesso artigianale di contrada “Tierzi”: Strutture murarie
Il complesso artigianale di contrada “Tierzi”: Strutture murarie

L’esplorazione ha evidenziato che vi venivano fabbricati numerosi tipi di laterizi, di tegoloni, di embrici, di anfore e di doli e sicuramente il materiale serviva per le numerose ville della zona e in particolare della valle dell’Ufita. (Sullo stesso argomento leggi più avanti il relativo capitolo).
Le monete recuperate non sono più tarde del 73 d.C., anno in cui il sito fu definitivamente abbandonato, forse a seguito di un disastroso terremoto. Fu quello che precedette la terribile eruzione del Vesuvio, che nell’agosto del 79 d. C. seppellì Pompei, Stabia ed Ercolano?
Fra i reperti più interessanti recuperati fa bella mostra di sé un fallo di piombo, perfettamente fuso e rappresentato in tutti i particolari anatomici e alcuni stampi per fabbricare lucerne e mascherine.
I reperti, raccolti in molte casse, giacciono malamente stipati nei locali del futuro museo. Stavano sicuramente meglio sottoterra…Sono ancora da ripulire, catalogare e studiare.
Il sito, con le relative strutture, è stato purtroppo interamente, e assai improvvidamente, ricoperto dal terreno di gioco del nuovo campo sportivo.
Rivedranno la luce le fornaci e le altre strutture che sono state nuovamente interrate?
Ai posteri l’ardua sentenza! I resti di un’altra grande villa romana si trovano in contrada San Martino: nel sito non mancano gli affioramenti di reperti tipici degli altri siti, specialmente durante i lavori di aratura con mezzo meccanico (Proprietà Salvatore). Si ha notizia del rinvenimento di una bella statuetta di bronzo, raffigurante forse la dea Minerva.
In località “Fiumara”, nella proprietà di Santoro Raffaele, a poche decine di metri dal fiume Ufita e dal “Tratturo della Maddalena”, sono state rinvenute strutture murarie riferibili ad una struttura di culto o tempietto di età ellenistica (II secolo a.C.), da cui provengono molti unguentari fusiformi, ceramica a vernice nera e una statuetta di dimensioni naturali di marmo bianco proveniente da cave dell’isola greca di Paro.
La statuetta, priva della testa, raffigura un fanciullo grassoccio nudo seduto in terra, che si identifica nel prototipo ellenistico del “Fanciullo che strozza l’oca”, del tipo “Efeso”.
Corre voce che la testa riccioluta del fanciullo sia in possesso di un privato, e non si dispera di “convincerlo” a consegnarla (1).

Anche questo sito, ovviamente sottoposto a vincolo di tutela ai sensi della legge 1089, è stato purtroppo rinterrato dopo i rilievi necessari.

In tutte le strutture dell’epoca sono presenti numerosi contrappesi da telaio in argilla: hanno forma di tronco di piramide ed hanno un foro che li attraversa in prossimità della base minore. Attraverso questo foro passavano i fili da tenere tesi durante la tessitura, fatta naturalmente dalle donne.
Altro reperto costantemente presente in tutte le ville e/o impianti rustici individuati è costituito da resti di macine in pietra lavica, necessarie per la molitura dei cereali a livello domestico e utilizzate quindi come Pistrinum ( Mulino).

Come ben si vede ci troviamo in un territorio ricchissimo di testimonianze ed altre ancora ne verranno fuori, se e quando saranno ripresi gli scavi. Per il momento mancano i fondi necessari.

NOTE:

La foto dell’eccezionale reperto si trova nel capitolo dedicato al ricordo di Werner Johannowsky.